
Ci sono voluti 10 anni ma finalmente è giunta la notizia che in tanti aspettavano: la Sopraintendenza ha detto si al progetto di riqualificazione dell’area di Sant’Ambrogio. E il Si più importante, ne rimangono un altro paio, ma è praticamente fatta: tra poco si potrà procedere finalmente a risanare l’area storica, deturpata e svilita dagli scavi archeologici aperti dal 2000.
Dunque, l’iter per la costruzione del parcheggio interrato può ripartire. Un intervento da 400 mila euro (a carico dell’impresa costruttrice) su pavimentazione, verde, illuminazione e arredo urbano. Dopo indagini, proclami e comitati di intellettuali furibondi, il ridisegno dell’ambito storico, adesso, è completo.
Finalmente, anche se avevamo sperato che il progetto per la costruzione del parcheggio fosse cancellato. Naturalmente non è stato possibile a causa degli interessi della società incaricata della costruzione dei parcheggi. Proprio come è accaduto recentemente per il cantiere in Darsena, altra ferita sanguinolenta di una città che soffre di malagestione.
Foto da PartecipaMi

Ci siamo bruciati 100 posti di lavoro, nella regione più produttiva d’Italia. Questo da ottobre 2008 ad ottobre 2009. Un altro indicatore è il tasso di disoccupazione passato da 3,2 a 5,2 in un anno. Ripartiti equamente tra dipendenti e autonomi, i settori più colpiti sono l’industria e i servizi con, rispettivamente, 39 mila e 61 mila addetti in meno. Sono numeri che preoccupano e che fanno riflettere sullo stato di salute della nostra economia.
Agitare lo spauracchio della crisi vi sembra irresponsabile? Ditelo agli 800 operatori del call center Omnia, da tempo in mobilitazione (ieri una delegazione ha incontrato l’assessore al lavoro del pirellone). E ancora gli operai della Novaceta a Magenta, e gli operai della Maflow, di Trezzano, la cui voce si leva nel blog dal titolo eloquente Vogliamo continuare a lavorare alla Maflow. Solo per citare i più recenti.
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Il rapporto ISMU di quest’anno ha messo in evidenza un dato molto interessante, che ha suscitato una certa eco nella stampa locale: la proporzione di stranieri residenti a Milano rispetto al numero di quelli che abitano la sua provincia è in costante diminuzione. Ben un terzo nel 2000, si è ridotta infatti solo a un quinto nel 2008, anno in cui per la prima volta la somma delle presenze negli altri comuni (232mila persone) ha sorpassato quelle del capoluogo.
Ciò equivale a dire che i cosiddetti “extracomunitari” sono sempre meno concentrati nel capoluogo e sempre più sparsi nell’hinterland, in particolare nella neonata provincia di Monza e Brianza, che nel 2008 contava ben 74.000 stranieri. Le ragioni di questo ribilanciamento? Il Corriere della Sera ha proposto un’interpretazione:
Chi ha un lavoro fisso, due figli, qualche soldino messo da parte, emigra. I motivi? Gli stessi degli italiani: fuori città c’è più verde, meno stress, i figli hanno più spazio, eccetera.
Una spiegazione che ha il merito della semplicità, ma che andrebbe indagata a fondo per essere confermata. Voi cosa ne pensate? Vi risulta un trasferimento massiccio di immigrati verso Suburbia?
Foto | Flickr.

Il 2009 appena iniziato si annuncia un gran anno per gli amanti del Rock e del Pop dal vivo in Italia, e - inutile dirlo - la maggior parte degli artisti che toccheranno la penisola faranno tappa a Milano. Abbiamo compilato perciò una lista degli appuntamenti più rilevanti previsti nei prossimi mesi in città e dintorni, che prosegue dopo il salto:
- THE GUTTER TWINS: 26 gennaio (La Salumeria della Musica), €26,00
- OASIS: 2 febbraio (Assago - Datchforum), €.41,40-46,00-39,10 (Biglietti esauriti)
- THE RASMUS: 7 febbraio (Alcatraz), € 20,70
- VINICIO CAPOSSELA: 9 febbraio (Teatro Smeraldo),
- MOGWAI: 10 febbraio (Rolling Stone), € 25,30
- NEGRITA: 14 febbraio (PalaSharp), €20,00
- THE SISTERS OF MERCY: 9 marzo (Alcatraz), € 34,50
- JUDAS PRIEST + MEGADETH + TESTAMENT: 10 marzo (Palasharp), €63,25
- THE KILLERS: 17 marzo (Assago - Datchforum), €31,90
Continua a leggere: Grandi concerti Rock a Milano nel 2009: la lista degli appuntamenti
Certo. Come qualcuno che sta nello stesso letto più o meno dal 1992 in stato vegetativo permanente. Ogni volta che Adriano Celentano apre bocca, mi chiedo sempre come si sia potuta creare l’attesa, perchè venga ascoltato come un Vate. Non lo capisco mai. Mai. Qualcuno di voi mi risponda, se esiste una risposta. So che non c’è.
Oggi sul Corriere c’è questa sua lettera aperta a Beppino Englaro, il padre di Eluana: in cui per me sostiene delle cose lunari. Potete dare un’occhiata alla missiva integrale sul sito del Corriere. A me ha sconvolto, onestamente, quest’ultimo paragrafo:
Forse Eluana ha bisogno della conversione di suo padre per far sì che la sua dipartita da questo mondo avvenga in modo spontaneo e senza alcuna interruzione. O addirittura che si svegli
Sapete in che anno siamo? Nel 2008: convertiti per svegliare tua figlia da sedici anni di coma. Ottima idea.
Foto|KikiFollettosa, Flickr
Ancora una volta Milano si distingue per essere one step beyond il resto dell’Europa, e purtroppo non intendo la pietra miliare dei Madness. Il consiglio comunale ha infatti bocciato la proposta di istituire un registro per le coppie di fatto. Era dal luglio del 2007 che era stata depositata la mozione, che ora è stata cassata definitivamente, bipartisan, dalla destra e dalla sinistra, se il Pd in consiglio comunale si puà chiamare sinistra, e qualche dubbio ce l’avrei. Le motivazioni?
Le solite: non si possono equiparare le famiglie di fatto a quelle “fondate sul sacro vincolo del matrimonio”, “non possiamo creare delle famiglie di serie B” e via bigottando, se mi permettete il neologismo. Inutile poi andare a spiegare che non si tratta di agevolazioni per gay, lesbiche, transgender, Lapo Elkann, ma che anche le coppie rigorosamente etero si sposano di meno, convivono di più, e in definitiva, danno meno importanza al sacro vincolo di cui si diceva poche righe qui sopra - e potete leggerlo in questo pezzo del Corriere di qualche tempo fa.
Ci eravamo occupati anche in passato del bando di concorso per il bike sharing; era andato clamorosamente deserto. Ora pare che un accordo si sia trovato, almeno secondo quanto riporta Repubblica:
Dopo quasi sei mesi di ritardo, quindi, adesso si parte. Anche se il numero delle bici, dalle 5mila inizialmente previste potrebbe scendere a 3mila e le rastrelliere da 250 a 200. Il noleggio delle due ruote da prendere e riconsegnare in rastrelliere pubbliche sparse per Milano avrebbe dovuto debuttare insieme all´Ecopass, all´inizio di gennaio. Ma la gara - la prima base d´asta era 5 milioni di euro - bandita da Atm lo scorso novembre per appaltare il servizio era andata deserta
Vedremo come andrà a finire, speriamo non come come ai tempi, se non sbaglio, di Pillitteri, quando le cinquecento bici gialle del comune andarono letteralmente a ruba. Grazie Corriere per questa piccola perla d’archivio.
Qualche anno fa c’era stato il memorabile raid in casa Vecchioni. Era il 1997, chi scrive era alle superiori, e aveva udito con le proprie orecchie le leggende che circolavano sul devastante quattordicesimo genetliaco della figlia dell’autore di Luci a San Siro. Ai tempi tutti avevano un amico che “c’era stato” che aveva visto tutto, che si era imbucato anche lui, che gli aveva portato via le posate, e così via. Il Giornale ne accenna, ma il pezzo dell’archivio del Corriere è molto meglio.
Dopo mezzanotte e mezza, quando la festa stava finendo «…non si sa bene chi ha fatto entrare dal cancelletto, forse per sbaglio un gruppo di persone mai viste, tra cui tre ragazze. Avranno avuto tra i 17 e i 18 anni erano vestiti con canottiere, camicie smanicate, jeans, avevano anche orecchini e piercing». Matteo ha poi spiegato che il gruppo di «balordi» ha rubato dalla cantinetta alcune bottiglie di liquore degli zii che vivono in uno degli appartamenti della villa. «Abbiamo chiesto di andarsene ma loro hanno cominciato a picchiare me e mio fratello». Dopo aver malmenato i padroni di casa, la gang, prima di lasciare il party, ha rubato borse, giacche, giubbotti con tutto quello che avevano dentro cellulari, portafogli con soldi, documenti e così via
La pillola del giorno dopo? Scordatevela, se siete a Milano, di notte e avete bisogno di una prescrizione d’urgenza. Molti lo sapevano già per esperienza personale, ma per chi avesse ancora dubbi ecco la veloce inchiesta di Gian Marco Alari e Michela Dell’Amico che per il Corriere.it sono andati in giro nei principali ospedali cittadini, a chiedere una ricetta.
Bene: dappertutto è un fiorire di obiettori di coscienza, che si rifiutano di prescrivere il farmaco. Non si capisce bene, però, che cosa obiettino, visto che la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo, ma un anticoncezionale che impedisce l’avvio della gravidanza. L’obiezione di coscienza, invece, in Italia è ammessa solo per l’interruzione volontaria di gravidanza, cioè l’aborto vero e proprio.
Alla fine i due cronisti trovano qualcuno che prescrive la pillola, al Niguarda, ma prima di rilasciare la desiderata ricetta il medico spiega che il farmaco può essere “mortale”. Peccato che subito dopo il farmacologo Garattini spieghi che ci sono, come per tutti i farmaci, effetti collaterali a che non si può parlare di pericolo di vita.
Ovviamente le donne che non riescono a usare la pillola del giorno dopo, alla fine sono indotte ad abortire. Bel risultato per i medici “obiettori”.
Avevamo parlato in passato dei rischi che il Comune di Milano si era preso con i derivati; ora ci sono delle cifre. Secondo Marilena Adamo, capogruppo del PD, se il Comune chiudesse ora le operazioni di swap, ci sarebbe una perdita di 263 milioni di euro, come riportano oggi il Corriere nelle pagine milanesi e Milano Finanza.
Il Mondo, in un’inchiesta pubblicata poche settimane fa, era stato leggermente più ottimista: si pensava che ci fossero perdite “solo” di duecento milioni di euro. Invece pare le cose stiano diversamente: ad effettuare la nuova stima è stata Bloomberg. La commissione di saggi promessa dal consiglio comunale di cui vi avevamo parlato nell’altro post, non aveva mai iniziato i lavori.
Forse sarebbe il caso che Letizia Moratti si decidesse a fare chiarezza su una questione che si trascina da troppi mesi senza che si sappia nulla di certo.