
Sulla nostra Darsena in questi giorni il ghiaccio ci regala panorami inaspettati (oltre che qualche gatta da pelare in più ad automobilisti e pedoni). Come se fossimo a Stoccolma dove si pattina sul mare ghiacciato.
In molti si sono avventurati a camminarci sopra, come testimoniano le foto del nostro lettore zipponap2009. Una bella sorpresa per i milanesi che da oggi in poi potranno raccontare ai nipoti “la grande gelata del 2012” e quella volta in cui la Darsena e i navigli si trasformarono in una estesa pista di pattinaggio su ghiaccio. Dopo il salto tutta la gallery.
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Ricordate il contenzioso sull’ex parcheggio della Darsena che di fatto bloccava i lavori di riqualificazione? Ebbene il Tar Lombardia ha accolto il ricorso principale presentato dall’Amministrazione comunale e respinto quello incidentale del concessionario, condannando quest’ultimo a pagare un risarcimento di 462.271 euro al Comune. Una buona notizia che chiude definitivamente un storia grottesca, macchinosamente burocratica da risultare incomprensibile.
Nel 2009 la precedente amministrazione aveva ritirato l’autorizzazione a procedere stracciando il contratto a Darsena S.p.A., la società vincitrice dell’appalto per la costruzione del contestatissimo parcheggio. Stralcio “illegittimo” secondo il Consiglio di Stato, a causa di procedure burocratiche non rispettate. Comune caduto su una boccia di banana e figura meschina. Prima ancora le firme del Comitato Navigli e poi il quesito del referendum sulla “riattivazione idraulica e paesaggistica del sistema dei navigli”.
Ora l’happy end, parrebbe, dato che con questa decisione viene ristabilita la decadenza della convezione con la società decisa dal Comune nel 2009. La nuova amministrazione ha dichiarato di un’opportunità per voltare pagina “per continuare a lavorare, con maggiore slancio e fiducia, per la realizzazione di un piano per la riqualificazione della Darsena”. Staremo a vedere cosa partoriranno i burocrati per ridare slancio e vitalità a quello che di fatto è un acquitrino. Intanto le sponde crollano e le uniche certezze oltre l’immediato sono quattro cantieri, finanziati dalla Regione con 1,4 milioni di euro, per sistemare le sponde. Se ne riparlerà in primavera.
Alla Canottieri staranno tirando un sospiro di sollievo, ma non sono solo gli sportivi del remo che saranno felici di sapere che da questa mattina l’acqua ha ricominciato a scorrere nei canali milanesi dopo oltre un mese di secca. Lo avrete notato bevendo un aperitivo sulle alzaie, o andando a correre sulla pista ciclabile che porta a Pavia o ad Abbiategrasso, il “profumo” che il fondo del naviglio emanava (una via di mezzo tra fieno e legno marcio) non era certo un piacere per le narici.
Accade due volte all’anno, in teoria per circa un mese ma praticamente sempre il periodo diventa più lungo, e sempre in teoria una volta dovrebbero essere puliti i fondali e una volta effettuati eventuali lavori di consolidamento degli argini. Resta il fatto che i navigli vuoti sono tristi e offrono spesso un immagine di degrado che forse appare eccessiva rispetto a quello che sono effettivamente i canali d’acqua milanesi.
Almeno una buona notizia per chi abita e vive lungo i Navigli, si torna a godere di alcuni degli angoli più suggestivi e pittoreschi della nostra città. I canottieri potranno ricominciare con le loro uscite di allenamento e un aperitivo sull’alzaia sarà sicuramente più gradevole, per culminare nel grande e coloratissimo appuntamento del 10 aprile con Fiori sul Naviglio. Peccato che poi bastano due passi per ricordare lo scempio che è sotto gli occhi di tutti alla Darsena…

Camminamenti, panchine, alberi, verde, chioschi… ok, ma l’acqua? Arriva nel 2011, ad aprile per l’esattezza e secondo il Comune. Parlo di Darsena, o meglio, del piano di riqualificazione della Darsena al vaglio in questi giorni dal Comune. Dopo gli anni e anni di degrado si potrebbe essere a una svolta per quanto riguarda una delle aree cittadine che più stanno a cuore ai milanesi. Saltato il contratto con Darsena Spa (tra le polemiche degli investitori) per la costruzione del famoso parcheggio delle polemiche, si procederà alla riqualificazione dell’area.
Il progetto del comune è chiaro: salvare quanto è rimasto di buono e ripartire da quello. Quindi sì al verde che è cresciuto spontaneamente in questi anni di incuria. Sarà sistemato, curato e arricchito dagli alberi - trenta - concessi gratuitamente dall’associazione Florovivaisti e sì ai ritrovamenti archeologici (del 1500) emersi durante l’inizio dei lavori per il parcheggio.
Pare proprio che la Darsena dopo sei anni di nulla torni (dovrebbe, parrebbe, incrociamo le dita) alla città nel ruolo di polmone verde e di relax tutta alberi, acqua (non prima di aprile 2011), chioschi e panchine. Bello, bellissimo, praticamente un sogno. Ci crediamo, ci credete?

Quando si sente dire che la cornice è più interessante di ciò che contiene spesso significa un nemmeno troppo velato commento negativo rispetto all’artista che lo ha realizzato.
Non è questo il caso delle opere di Vincenzo Casile, meglio noto nel mondo dell’arte milanese come Cecé. Le sue cornici non sono solo un elemento che racchiude fotografie o dipinti, ma sono opere realizzate con l’occhio dell’artista e la sapienza delle vecchie botteghe artigiane.
Ciascuna è un pezzo unico, che non sfigurerebbe appesa anche vuota, solo a mettere in mostra l’essenza del suo legno e delle vernici usate per dare loro colore. Giusto ieri la bottega, o sarebbe meglio chiamarla galleria, di Cecé Casile ha trovato una nuova collocazione in Via Solari 23, dopo quasi trentacinque anni in Via Gorizia a due passi dalla Darsena.
Milano ritrova così una delle botteghe artigiane che senza clamori contribuisce a dare lustro all’arte cittadina, attraverso il lavoro sartorializzato (e non industrializzato) ma anche grazie a un ambiente ampio che accoglierà esposizioni e mostre d’arte.
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La nostra implacabile gallery pubblicata tempo fa, espone chiaramente lo stato di assoluto degrado in qui versa quello che dovrebbe essere uno dei posti più suggestivi della città: la Darsena. Paradigma invertito dal 2004, diventato uno dei posti più orripilanti della città. Ora, si spera, l’epilogo.
Il TAR ha respinto nel merito il ricorso presentato dalla Progetto Darsena spa che intendeva aumentare i posti auto per rientrare nei costi. Da oggi il concessionario non ha più alcun titolo per detenere l’area. Il Comune è pronto ad avviare una ricognizione sullo stato delle sponde e del fondale della Darsena per poter lanciare in breve tempo la bonifica e la riqualificazione. I milanesi aspettano impazienti.

Ci sono voluti 10 anni ma finalmente è giunta la notizia che in tanti aspettavano: la Sopraintendenza ha detto si al progetto di riqualificazione dell’area di Sant’Ambrogio. E il Si più importante, ne rimangono un altro paio, ma è praticamente fatta: tra poco si potrà procedere finalmente a risanare l’area storica, deturpata e svilita dagli scavi archeologici aperti dal 2000.
Dunque, l’iter per la costruzione del parcheggio interrato può ripartire. Un intervento da 400 mila euro (a carico dell’impresa costruttrice) su pavimentazione, verde, illuminazione e arredo urbano. Dopo indagini, proclami e comitati di intellettuali furibondi, il ridisegno dell’ambito storico, adesso, è completo.
Finalmente, anche se avevamo sperato che il progetto per la costruzione del parcheggio fosse cancellato. Naturalmente non è stato possibile a causa degli interessi della società incaricata della costruzione dei parcheggi. Proprio come è accaduto recentemente per il cantiere in Darsena, altra ferita sanguinolenta di una città che soffre di malagestione.
Foto da PartecipaMi

La sperimentazione dei navigli navigabili è terminata. Il risultato? Un successo con 5 mila passeggeri trasportati dal 5 dicembre scorso, circa un centinaio al giorno, nonostante i 50 minuti che separano i due capolinea Trezzano - Darsena (un’eternità per qualcuno) e nonostante i canottieri che protestavano. Il bilancio fornito dalla Provincia da il via libera ad un servizio permanente da Maggio e con alcune modifiche: battelli con rastrelliere per biciclette e con motori elettrici silenziosi. Inoltre la tratta si accorcia: capolinea non più a Trezzano, ma a Corsico (con tempi di percorrenza di circa 30 minuti). Il servizio rimarrà probabilmente gratuito a patto che gli sponsor attuali continuino a sostenere l’iniziativa, tra cui l’Ikea.

Eccoci arrivati al terzo appuntamento con la nuova rubrica per chi vuole visitare Milano in tempi rapidissimi. Basta un weekend per vedere tutto quello che conta a Milano o è troppo? E se ci vengo solo per poche ore cosa faccio? Cosa fare? Dove andare? Dove fermarci a dormire? Scorriamo i giornali e non riusciamo a decidere.
Chiudiamo gli occhi e immaginiamo un ideale percorso per condurre mano nella mano un amico a scoprire cosa vedere (e cosa evitare): una lista dei posti imperdibili, almeno per noi (quindi assolutamente opinabili). Cosa fare a Milano in quattro, otto, ventiquattro ore. O in un week-end.
Scatta la missione impossibile. Sincronizziamo gi orologi e, nonostante il freddo pungente, prepariamo il fiato e i muscoli a una corsa in “apnea” per Milano della durata di quattro ore. Ovvio che questo lasso di tempo non è certo sufficiente per scoprire la metropoli lombarda, ma proviamo a impostare un percorso che vi conduca dove non potete non andare. Diciamocela tutta, questa volta la cultura possiamo lasciarla da parte perché richiede tempo e noi di tempo proprio non ne abbiamo.
Milano, lo abbiamo già detto non è una città molto grande per estensione, quindi questa volta ci organizziamo un percorso che permetta di spostarsi in modo rapido utilizzando soprattutto due tipologie di mezzi. Dimenticatevi gli autobus, sempre imbottigliati nel traffico, la metropolitana invece sarebbe comoda per spostamenti più lunghi, ma per oggi ci dedichiamo a giro molto più a stretto contatto con le strade. L’idea è quindi quella usare i propri piedi per camminare o di approfittare di qualche passaggio rapido in Tram (meglio con un biglietto giornaliero da 3€ in tasca).
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Permettetemi un post di “colore”. A fine settembre un cedimento strutturale alle Dighe del Panpeduto ha reso necessario il blocco quasi totale della circolazione dell’acqua nel sistema dei canali milanesi. Il risultato più evidente per i milanesi è stato quello di trovare i Navigli quasi all’asciutto, non certo un problema di gravità estrema ma sicuramente uno degli scorci più tipici di Milano temporaneamente rovinati (non parliamo della Darsena perché meriterebbe ben altro discorso). Il “disagio” sarebbe dovuto durare circa una settimana, ma a fine novembre nulla era ancora cambiato.
Dicembre invece, oltre agli addobbi natalizi e le illuminazioni sulle strade, ha riportato anche l’acqua nei Navigli. Nonostante il freddo pungente di questa mattina, non ho potuto fare a meno di fermare la moto in zona Ludovico il Moro per fotografare la sottile nebbiolina con cui il gelo ammantava le acque più calde del naviglio. Una velo delicato capace di aumentarne il fascino e la suggestione.