Ieri sera mi trovo per caso a passare per Porta Romana e noto un sacco di cose strane: l’enorme pubblicità che ormai da anni nasconde la porta è coperta a sua volta da uno striscione femminista che recita “Nessuna speculazione sui nostri corpi”.
Dall’altro lato, sovrapposto ad un’altra pubblicità di corpi femminili, uno striscione che rappresenta una Milano tutta rovine e grattacieli e proclama, un po’ alla maniera di John Lennon, “Milano belongs to the people - Moratti e De Corato city rapists”. Trovate tutto nella gallery.
Più avanti, all’incrocio con Viale Sabotino, finti segnali di lavori in corso e cartelli contro l’Expo 2015, definita “privatizzazione di bene pubblico”, “cementificazione del territorio” e “comitato d’affari al lavoro”. Torno a casa con un interrogativo in testa: chi può essere l’autore di tutto ciò?
Corteo dei centri sociali del 28 febbraio: striscioni, cartelli e graffiti in Porta Romana

Non ci si può non vedere un nesso con lo sgombero del Kasotto, luogo di ritrovo in Darsena. In ogni caso la politica della legalità “a tutti i costi” perpetrata da De Corato sta dando i suoi frutti. Ieri un bliz mattutino ha cancellato 2 murales: uno dedicato a Carlo Giuliani situato davanti all ex Deposito Bulk in via Bramante a Milano e l’altro in darsena, rifatto dopo la prima copertura. Nuova benzina sul fuoco dunque. Nell’aria c’è ancora la questione Leoncavallo, infinita debacle mai risolta.
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Ancora una volta. Stamattina il Comune di Milano ha fatto cancellare il murale sulla Darsena in memoria di Dax, rifatto in ottobre, dopo la prima cancellazione a settembre 2007 (l’immagine è tratta di Indymedia e ritrae il rifacimento). La coincidenza è che proprio ieri cadeva il quinto anniversario dell’omicidio di Dax e domani ricorre il trentennale dell’assassinio di Fausto e Iaio, tuttora impunito.
A Milano, queste date le conoscono tutti, a partire dal vicesindaco. E allora, perché cancellarlo proprio oggi? Perché si spera in qualche reazione impulsiva da giocarsi in campagna elettorale? O semplicemente perché si vuole comunicare alla città che l’antifascismo non ha più cittadinanza, nemmeno quando di mezzo ci sono i morti ammazzati? Comunque sia, lo squallido atto di oggi non fa che rafforzare la nostra convinzione che a Milano vi è un grande bisogno, civile e culturale, di investire energie, intelligenza e passioni per tenere viva la memoria e contrastare ogni compromesso con le tesi revisioniste, ahinoi sponsorizzate con ogni mezzo dalla seconda carica della nostra città.
Una provocazione del vicesindaco De Corato, da sempre contrario al murales? Così la pensa Luciano Muhlbauer, consigliere regionale del Prc. Constatazioni politiche a parte è innegabile che questa discutibile iniziativa potrebbe riaccendere la fiamma del conflitto tra La Destra (quella di ispirazione fascista) e la sinistra radicale legata ai centri sociali. Ci auguriamo di no.

Mentre si scatenano le polemiche sulla cancellazione del graffito per Carlo Giuliani, e l’assessore Sgarbi si dice contrario alla rimozione, torna a galla l’altra polemica, quella per il graffito dedicato a Dax già cancellato dall’AMSA. Sabato un drappello di militanti dei centri sociali si riunirà in Darsena per dare vita ad un nuovo ‘pezzo’ per ricordare Dax e allo stesso tempo per commemorare il partigiano Giovanni Pesce.
Durante l’azione di pittaggio, messa in pratica dai Volk Writers di Bologna, ci sarà spazio per musica e danze, infatti, è prevista la presenza di camioncini con casse e dj set dal vivo.

Dopo il restyling del graffito dedicato a Carlo Giuliani, di cui abbiamo parlato su queste pagine, un altro graffito ‘militante’ è al centro dell’attenzione, quello dedicato a Dax in Darsena a Milano.
Ieri Vittorio Sgarbi, ha dichiarato che durante i restauri della Darsena di Milano il graffito dedicato a Dax, assassinato nel 2003 da un commando di estrema destra, non deve essere toccato. Il graffito in questione, secondo l’assessore, non solo è un’opera di street art, ma soprattutto è il ricordo di un ragazzo morto.
L’assessore ha detto che altri graffiti verranno cancellati, ma quello, forse, verrà addirittura incorniciato; ha lo stesso valore, ha detto Sgarbi, di un mazzo di fiori depositato là dove qualcuno è morto.