Il luogo di aggregazione per eccellenza di chi, come me, ha vissuto l’adolescenza negli anni 90′, ma anche un po’ dopo, è stato il centro sociale, percepito come uno spazio di contrapposizione orgogliosamente autorganizzato che si escludeva dal resto della comunità relazionandosi con una dialettica di contrasto.
Il centro sociale si voleva separare dalla società edificando uno spazio “esclusivo” e antagonista. L’esperienza autogestita della Stecca degli Artigiani (tra via de Castillia e via Confalonieri), in un luogo in cui oggi si stanno costruendo grattacieli in vista di un terziario che forse non esisterà mai, è stata uno dei momenti più fertili e aggreganti dei primi anni del terzo millennio meneghino. La sua storia scorre parallela a quella del declino dei centri sociali.
Nella struttura di una grande fabbrica abbandonata, la Siemens Electric, si costruì uno splendido raccoglitore funzionale di esperienze; nacque un agglomerato di associazioni chiamato Cantiere Isola, una Tv di quartiere che trasmetteva direttamente dalla Stecca, la ciclofficina, una sala prove per suonare, una camera oscura e tanti laboratori artigianali paralleli…
Difficile non conoscere quel tratto di via Bramante in cui si trovava, fino all’agosto 2008, il murales dedicato a Carlo Giuliani. Siamo, per intenderci, esattamente di fronte all’ex Deposito Bulk, e molto vicino ai segretissimi giardini pubblici semi-abbandonati scoperti dal nostro Carlo Prevosti.
Quei graffiti avevano provocato un lunghissimo sciame di polemiche: il Centro Sociale Cantiere aveva chiesto ai lavoratori dell’AMSA di sottrarsi al lavoro di ripulitura del pezzo, che era stato da poco restaurato. Poi, il 6 agosto 2008, la cancellazione, a cui era seguita per qualche tempo una tragicomica battaglia: graffiti fatti nottetempo, cancellati di giorno dal Comune, ad un ritmo impressionante.
Passando qualche giorno fa da via Bramante sono rimasto colpito da un dettaglio che classificherei senza pensarci due volte nella categoria “degrado dei muri milanesi” ma che - sorpresa - non ha nulla a che fare con i graffiti: sto parlando del massiccio scrostamento della mano di marrone, che rivela il bianco sottostante (vedi gallery).
Via Bramante: muri scrostati al posto del murales di Carlo Giuliani

Via Niccolini, per chi è pratico della zona Sarpi, è proprio dietro al Deposito Bulk. Una via in cui i Carabinieri stamane hanno trovato quattordici immigrati cinesi clandestini, che vivevano in un appartamento di circa cinquanta metri quadri. Letti a castello, condizioni igieniche spaventose, uno schiavista, anch’egli cinese, che li faceva vivere in quel buco pagando dieci euro al giorno. Trecento euro al mese per vivere così: non è molto meno di quanto paghi per una stanza singola in un quartiere periferico, se ci pensate.
Moltiplicate per quattordici però, e fa 4200 euro al mese, in nero: se erano sempre in quattordici, cosa di cui onestamente dubito
L’appartamento sequestrato, che fruttava al proprietario circa 4mila euro al mese, era un rifugio segnalato dal passaparola per chi era appena arrivato in Italia o per chi era in cerca di un posto letto temporaneo. Un decalogo, scritto in cinese e affisso sulla porta, indicava il comportamento da tenere e alcune regole di convivenza nello spazio angusto della stanza
Via | Agi
Foto | Atomische.com