Non tocca certo le vette di orrore di certi mostri (sacri) che abbiamo già descritto, ma questo palazzo di via San Calocero (sì, con la C), strada piuttosto centrale tra via De Amicis e corso Genova, si distingue nella categoria “cosa mi rappresenta?”, anzi forse ne vince il primo premio.
Perché piazzare un palazzo di vetri e marmi, con dominanza di un improponibile blu elettrico, nel bel mezzo di una serie di case “vecchia Milano”? Insomma non solo negli anni ‘50 e ‘60 i costruttori milanesi hanno dato sfogo alle loro fantasie più censurabili, anche gli ultimi decenni hanno avuto da dire la loro!
Mandateci le foto delle case che ritenete più brutte! Le raccogliamo via mail
Entro il mese di dicembre verranno messi all’asta 67 stabili distribuiti nell’area di Milano: cascina Torchiera, circolo Giordano Bruno, Arci Bellezza, Cox18, F.A.I. - Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, e molte altre realtà dell’associazionismo cresciute fuori da logiche di mercato. Realtà diverse, per intenti e modalità, ma accomunate tutte da un unico destino: lo sfratto. Sul sito del Torchiera, storico centro sociale in zona cimitero Maggiore, si esprime disappunto e preoccupazione (oggi un presidio a Palazzo Marino dalle 17).
La svendita degli immobili pubblici rappresenta un rapido modo per “far cassa” a sostegno delle politiche speculative e la rinuncia al confronto con il patrimonio culturale delle esperienze sociali e di autogestione che vivono negli immobili messi in vendita. Chiediamo che i progetti che riguardano la collettività vengano condivisi e non calati dall’alto. Nella Cascina Autogesttita Torchiera continueremo a sperimentare pratiche di sostenibilità sociale, economica ed ambientale basate sull’autogestione. Non siamo uno spazio in disuso siamo una realtà viva di sperimentazione e di espressione, siamo una fabbrica di sogni che da 17 anni agisce all’interno della cascina
Sul sito del Comune di Milano la vendita del patrimonio immobiliare si chiama “Piano di Valorizzazione“, che, garantiscono, non andrà a toccare gli immobili di edilizia economica popolare. Il portafoglio degli immobili, si legge, è costituito da 76 lotti ed è composto per circa il 30% da immobili residenziali occupati; per circa il 20% da immobili residenziali liberi; per circa il 35% da immobili ad uso diverso (commerciali, magazzini, uffici) e per la quota restante da box e autorimesse.

Arrivato a casa mi aspetta una lettera dal Comune di Milano. Apro incuriosito e che ci trovo? “El nost milan”, un opuscolo di una decina di pagine sui molteplici risultati positivi raggiunti dall’amministrazione Moratti, scaricabile anche online. A pagina 2 una breve presentazione del sindaco che loda l’operosità dei milanesi, grazie alla quale ha raggiunto risultati significativi. “Desidero farvi ora conoscere quanto abbiamo fatto dall’inizio del mandato, in attesa di ricevere i vostri commenti e suggerimenti attraverso la scheda allegata”. Ohibò, sono curioso di conoscere questi successi.
Sfogliando scopro che il libretto propagandistico si compone di 3 capitoletti. Il primo si chiama “Milano vivibile”. Il risultato in evidenza ci informa che c’è 1 milione di mq di verde in più. La pagina successiva elenca i successi dell’Ecopass: meno 5 milioni di passaggi auto e meno 6,8% di traffico in città. Il capitolo sull’Ecopass forse avrebbe potuto essere omesso, per decenza quantomeno. Di pochi giorni fa il quadro impietoso dei nostri polmoni: una indagine dei quattro ospedali milanesi, che ci spiega che dei 53514 accessi al pronto soccorso dello scorso anno, la metà, sono per patologie legate alle vie respiratorie. Velocizzo sul Bikesharing e sui mezzi pubblici,arrivo all’ultima pagina dedicata ai parcheggi, con l’elenco dei posti auto realizzati (non c’è riferimento ai lavori ancora in corso e quelli irrealizzati).
Continua a leggere: Nelle case dei milanesi arriva l'opuscolo della Moratti "la nostra Milano"

Come segnalato dai colleghi di downloadblog è finalmente on line Monopoly City Streets, il classico gioco da tavolo, rivisitato da Google con la collaborazione di Hasbro e portato online utilizzando le Google Maps.
Disponendo di una vastissima mappatura e degli schemi di gioco che conoscete, con un po’ di pazienza, potete avventurarvi per le vie della città e investire il patrimonio virtuale in edilizia residenziale, pubblica e ad uso lavorativo. Potete osare in zone proibite e proibitive come per esempio una bella torretta in stile Medioevale in via Lanzone. Nessuna limitazione. Così per un giorno potrete sentirvi al pari di un Ligresti o un Cabassi.
La milanese Assoedilizia è preoccupata dal declino del turismo nel nostro paese, e per farvi fronte propone in questi giorni il “Manifesto Immagine Italia“. In pratica l’ente ha raccolto, “presso una serie di autorevoli referenti”, dei giudizi su ogni città italiana, allo scopo di associare ad ognuna di esse una parola-slogan, che possa costituirne anche un marchio in funzione di promozione turistica.
Ecco i risultati per le principali città: Milano, la soddisfazione; Roma, la magnificenza; Torino, la nostalgia; Venezia, l’incanto; Bologna, la familiarità; Genova e la Riviera, l’afflato poetico; Napoli, la gioia; Palermo, l’amicizia. Secondo i promotori si tratta di “indicazioni che vengono proposte come stimolo di interesse e di riflessione e per suscitare commenti e confronti“, e noi vogliamo prenderli sul serio.
Al di là delle considerazioni che si potrebbero fare su altre città (e ce ne sarebbero), mi interessa sapere il vostro punto di vista di milanesi: anche secondo voi questa è la città della soddisfazione? Oppure ci sarebbero altre parole più adatte a coglierne la natura più profonda? E voi, vi sentite soddisfatti a Milano? Fateci sapere nello spazio commenti.

Non ha forse ricevuto tutta l’attenzione che merita, ma in queste settimane il consiglio comunale sta discutendo un provvedimento in grado di decidere le sorti della città per i prossimi decenni: si tratta del documento di inquadramento del Piano di Governo del Territorio, ultima creatura dell’assessore all’urbanistica Carlo Masseroli. Ne abbiamo discusso con Francesca Zajczyk che, oltre ad essere consigliere comunale del Partito Democratico, è anche ordinaria di Sociologia Urbana all’Università di Milano Bicocca: dopo la prima puntata di ieri, ecco il seguito.
Professoressa Zajczyk, la giunta sostiene che una densificazione sarebbe auspicabile per richiamare in città quegli abitanti che nel corso degli anni si sono persi a favore dell’hinterland. C’è invece chi, come l’associazione Chiamamilano di Milly Moratti, ha messo in dubbio che questo trend demografico si possa invertire. Secondo lei è realistico prevedere un incremento di 700.000 abitanti per i prossimi decenni?
Intanto che tipo di abitanti? Albertini diceva esplicitamente di volere una popolazione ricca per Milano. La posizione dell’attuale giunta, e in particolarre di Masseroli che appartiene a Comunione e Liberazione, è apparentemente del tutto opposta: si vorrebbe una città con meno disuguaglianze, aperta, che riesca ad attrarre i giovani. Il problema è che i giovani lasciano Milano non solo perché non c’è un’offerta di case accessibile alle giovani coppie, ma anche perché la città non offre tutta una serie di elementi di qualità, che hanno a che fare con i servizi e con l’ambiente, che fuori città è più facile trovare.

Il progetto dell’assessore all’urbanistica Masseroli di portare a 2 milioni il numero di abitanti di Milano entro il 2030, alzando contemporaneamente gli indici di edificabilità da 0,65 a 1, ha fatto molto discutere nelle ultime settimane, anche qui su 02blog. Abbiamo chiesto un’opinione sul nuovo documento di inquadramento del Piano di Governo del Territorio a Francesca Zajczyk, nella sua doppia veste di ordinaria di Sociologia Urbana all’Università di Milano Bicocca e di consigliere comunale del Partito Democratico. Oggi la prima puntata dell’intervista, che avrà un seguito domani.
Professoressa Zajczyk, l’assessore all’urbanistica Masseroli ha presentato il suo progetto per la Milano del 2030, puntando tutto su una densificazione della città che la porti a invertire il declino demografico e a raggiungere la soglia dei 2 milioni di abitanti. A lei l’idea di una Milano più densamente popolata, in linea di principio, sembra positiva?
Il problema non va posto in questi termini. Si tratta piuttosto di chiedersi come la città possa reagire a un incremento così consistente, soprattutto dal punto di vista della qualità della vita.
Parliamo spesso di cantieri, costruzioni, lavori più o meno pubblici che più o meno procedono. Di sicuro Milano presenta molti fronti di rinnovamento urbanistico: tante zone ex-industriali stanno finalmente lasciando spazio a nuove costruzioni destinate a diventare sia abitazioni che uffici. Se l’edilizia residenziale per ora non offre grandi colpi di genio (ma segnalazioni su nuovi palazzi interessanti sono ben accette!), al contrario i centri direzionali all’avanguardia non mancano. In questo senso va segnalata la riqualificazione, ormai quasi completamente avvenuta, dell’area ex-Carlo Erba dove si sta sviluppando il progetto Maciachini. Le nuove costruzioni in quell’isolato fra le vie Imbonati e via Crespi testimoniano che i lavori possono procedere semi-spediti anche nella nostra città. In questi giorni sta per essere ultimata la nuova sede di un grande gruppo assicurativo, mentre il primo lotto di edifici è in funzione già da un paio d’anni. Molto suggestivo è il reperto di archeologia industriale che sorge nel mezzo dell’area, una grande ciminiera in mattoni rossi… speriamo che sia preservata così com’è!

Uno degli obbiettivi dichiarati dall’Expo 2015: settecentomila abitanti in più, una metropoli di due milioni di residenti. Il vecchio piano regolatore? Carta straccia. Ma il maxi-documento che di fatto andrebbe a pensionare il vecchio piano regolatore è ancora un cantiere in corso. Una delle novità sarebbe l’aumento degli indici di edificabilità da 0,65 a uno. E’ quello che è emerso ieri alla delibera in discussione a Palazzo Marino (la prossima giovedì).
La novità è sostanzialmente una - il terrore degli ambientalisti - l’aumento degli indici di edificabilità. L’assessore Masseroli però getta acqua sul fuoco:
si edificherà di più solo nelle aree che hanno già le infrastrutture necessarie. Prendiamo Porto di Mare: la fermata della linea tre, con intorno il nulla. Ecco lì si potrà costruire di più. Con le nuove regole vogliamo incentivare soprattutto il mercato degli affitti. E quindi mettere più case a disposizione dei giovani e del ceto medio
Belle promesse, sostenibili e solidali. Rimane da capire tutto il contorno…
Foto Alfo23, Flickr
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Vi avevamo parlato quest’estate della “sfida a due” tra architetti per il completamento del quartiere Bicocca, ovvero per quell’area, collocata tra l’università e il centro commerciale Europlex, che si era pensato di offrire al Neurologico Besta e che invece è da anni un enorme buco. Ebbene, dal qualche tempo si sa anche il nome del vincitore: Sergio Pascolo.
Si tratta innanzitutto di una vittoria della continuità e dell’architetto che ha firmato la maggior parte del quartiere esistente: Vittorio Gregotti. Pascolo infatti, che è stato suo allievo, ha firmato un progetto in puro Gregotti-style. Secondo le parole della commissione giudicatrice infatti esso:
si inserisce meglio, rispetto agli altri, all’interno del preesistente tessuto urbano; prevede un disegno del parco unitario e continuo e lascia il maggior spazio possibile al verde; suggerisce infine soluzioni più economiche per la realizzazione
Continua a leggere: La Bicocca viene completata in puro stile Gregotti