Ecco un importante documento socio-culturale che farà la felicità di quanti hanno a cuore i movimenti giovanili e passano il tempo a catalogarli. Susy, adolescente milanese, spiega al popolo della rete la sua ragion d’essere truzza.
Così dopo aver scandagliato i torbidi fondali degli emo è la volta di analizzare il mondo truzzo. Ai miei tempi essere truzzi (o zarri) era un dispregiativo, un’etichetta che veniva affibbiata ai ragazzi che vestivano con il bomber, impennavano con il booster e ascoltavano musica techno.
Ora, pare invece che il truzzo sia orgoglioso della propria appartenenza. Susy ci spiega (con il messenger aperto) come si diventa una vera truzza. In primis ascoltando “Tunz, tunz, tunz”, portando vestiti griffati (la mutanda di D&G, un must), indossando la collana di perle (fondamentale), parlando con la bocca chiusa, truccandosi come gli emo (ma non erano contro?). Confusa si chiede perchè la etichettano come poser solo perchè “ama farsi fotografare dall’alto o con la mano sulla bocca”. La chiusa è da manuale “P Gold nel cuore e house forever, ma forever”.
Se volete un’analisi approfondita della sottocultura truzza vi rimandiamo a questa pagina che analizza le quattro fasi del truzzo, una carriera che inizia con le gare di sputo e finisce (amaramente) con l’ambizione del tronista.
C’è da scommettere che la testimonianza di Susy avrà un effetto virale ed emulativo devastante.
Il video non è nuovo ma vale la pena dargli un occhio, almeno per farsi due risate. Anche a Milano ci sono gli “emo”, i quali a quanto pare non sopportano i “truzzi”: notizia inutile di altissimo livello. Ai miei tempi comunque c’erano i “dark”, i “new romantic”, i “metallari” ed ovviamente i “paninari”. Voi da che parte state, oppure: in quale stavate?
“Il centro di Milano in ostaggio delle baby gang” è il ridicolo titolo ad effetto di Panorama che vuole suscitare paura e forse rievocare atmosfere violente tipo “Italia a Mano armata”, indimenticabile poliziottesco del 1976. Sembra quasi che i giovanissimi, in questo caso un gruppo di ragazzine emo, vogliano destabilizzare il sistema sociale con episodi violenti e aggressioni ispirate ad Arancia Meccanica.
Sopra vi propongo un documentario di Repubblica.it, forse ad uso e consumo dei genitori il cui pensiero turbante è: “ma mio figlio si taglia le braccia con le lamette!?”, che a suo modo ha fatto epoca scatenando discussioni interne alla categoria e parodie di cui abbonda youtube. In esso ci vengono descritti gli emo, questa variopinta frangia sottoculturale che a Milano è solita trovarsi il sabato in zona Ticinese, girare per negozi, raccontare quanto si è depressi e… rapinare altri teen-ager, naturalmente.
È stato emesso ieri, dal tribunale dei minori, il verdetto per queste baby rapinatrici che il 17 aprile scorso rubarono cellulare e portafoglio di due quindicenni. Le stesse che il 7 febbraio minacciarono due ragazze ventenni con un coltellino svizzero, ma queste si rifugiarono in un negozio e la rapina non andò a buon fine. Due denunce a piede libero e due ordinanze di custodia cautelare, in sostanza, ciò che ha deciso il giudice.