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L'esposto del Codacons per le buche sull'asfalto e il vademecum del come procedere in caso di danni all'automobile

pubblicato da Trab



In questi giorni, dopo l’ondata di maltempo, si fa un gran parlare di strade ridotte come gruviera, con buche gigantesche che costringono gli automobilisti (per non parlare dei poveri ciclisti, costretti a stare a casa) ad assurde e pericolose gimkane. E le strade statali dell’hinterland non sono affatto messe meglio, anzi.

E il Codacons annuncia battaglia, dato che oggi ha annunciato un esposto alla Corte dei Conti per la mancata riparazione delle buche aperte dal maltempo nelle strade di Milano e Como. Un doppio esposto: per accertare che la qualità dell’asfalto, sfaldatosi per l’effetto sale, gelo e pioggia, corrisponda a quello previsto negli appalti; e sia per accertare la qualità originaria prevista dagli amministratori locali.

La pavimentazione ha ceduto praticamente ovunque. Le cose vanno meglio in autostrada, grazie alla maggiore presenza di asfalto drenante. La ragione sta nella scarsa manutenzione che fanno gli enti proprietari delle strade, nella pessima qualità d’asfalto utilizzata (tranne che in autostrada praticamente nessun ente usa l’asfalto drenante) e nella cattiva realizzazione delle strade che non hanno la giusta curvatura per consentire il regolare deflusso laterale dell’acqua

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Per chiudere un bar? Bastano 17 firme

pubblicato da Trab

Cotante. A Milano i mini-comitati di quartiere dettano legge, un po’ come a San Siro fu per Bruce Springsteen, dove una trentina di inquilini del palazzo di fronte sono riusciti nel diabolico intento di far saltare il concerto del boss. E’ più o meno quello che è successo al Boh!?, un locale come tanti con l’unica colpa di attirare troppa gente, soprattutto d’estate. Il locale entra nella lista nera delle discoteche, senza essere una discoteca, paradossale.

Segue qualche controllo, senza che la Polizia “riesca a trovare una scusa, qualcosa che non andava, per chiuderci”. Poco dopo arriva l’imposizione della chiusura a mezzanotte, con un danno economico notevole dato che il locale aveva chiusura alle 2. Poi arriva la doccia fredda: Alessandro, uno dei 3 soci, scopre che l’esposto era stato firmato da 18 persone.

Per avvallare la sanzione della chiusura anticipata “motivazioni assurde, tra cui quella che fuori dal locale (fuori, non dentro) qualcuno era stato sorpreso a fumarsi una canna”, un criterio che se adottato a tutta la città avrebbe il sicuro effetto di far chiudere 2/3 dei locali milanesi. Ora i ragazzi hanno raccolto 2.300 adesioni su Facebook (una petizione online), che presenteranno nel ricorso al Tar.

Se il "lancio del bicchiere" al GF diventa un caso giudiziario a Milano

pubblicato da Trab

Non mi addentro sul dibattito di cosa sia giusto e ingiusto vedere in tv. Esiste da una parte, una bizzarra forma di snobismo pseudo intellettuale a causa del quale molta gente dice di non guardare il GF, e dall’altra una sorta di culto dell’immagine che ci porta ossessivamente a sapere cosa succede nella casa. Badate bene, non si tratta di culto della personalità, perchè la personalità qui centra poco. Una persona che partecipa al reality è come se si mettesse in vetrina e proietta su di se un’immagine, artefatta o meno che sia. Forse una persona di buon senso vuol capire come un fatto sia accaduto, quale sia stata la causa che abbia provocato una simile reazione, per capire, farsi un’idea. Quale reazione? Ah dimenticavo, molta gente non guarda il GF. L’ex modella Federica Rositelli, in un impeto di rabbia ha scagliato un bicchiere verso Gianluca, che l’aveva definita fallita”. Come diceva S. Agostino, “Io cerco per sapere qualcosa, non per pensarla”.

D’altronde può apparire paradossale che uno studio legale, D’Auria nello specifico, ha presentato un esposto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e alla Polizia postale di Milano contro la messa in onda del cosiddetto “giorno del bicchiere”. A quale scopo?

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Fatale il bis a San Siro: avviso di garanzia per Bruce Springsteen, o meglio per il suo promoter

pubblicato da Trab


Qualcuno di voi ricorderà i fatidici 22 minuti di bis. Quei minuti che per i fan furono un regalo indimenticabile, un motivo di estrema felicità, sono oggi per il promoter di Bruce Springsteen, Claudio Trotta, titolare della Barley Arts, un incubo. Raggiunto da un avviso di garanzia, rischia l’arresto fino a tre mesi. Disturbo della quiete pubblica e mancata osservanza dei provvedimenti dell’autorità, le motivazioni. Lo storico promoter è stato tra i primi a credere ai grossi happening a Milano (Ricordate il Sonoria?). Soddisfatti i 46 residenti che fecero l’esposto. Quella sera, Springsteen rispettò al millimetro i decibel imposti dal Comune fino alle 23.30, ma andò oltre i tempi consentiti.

Evidentemente non si conoscono mezze misure nella Milano dell’Expo. Trasformare un happening rock in uno spauracchio contro la legalità sembra eccessivo. Solidarietà per Trotta anche da Giovanni Terzi che sta preparando una lettera aperta, coinvolgendo i vari artisti che si sono succeduti a San Siro (Vasco Rossi, Ligabue) al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e al Guardasigilli, Angelino Alfano.

E’ assurdo che il promoter di Springsteen rischi di andare in prigione perché l’artista ha concesso due bis mentre Pietro Maso è in libertà vigilata dopo aver ammazzato i genitori. C’è un’incongruenza. Si trasformi questo tipo di reato in reato amministrativo e non penale. Si faccia pagare una multa, anche salata, ma ci si fermi lì. Anche perché c’è il rischio che i promoter abbandonino Milano. Chi vuole rischiare la galera per un concerto?