
In un momento in cui di caserme si parla più che altro per l‘attentato semi-suicida di ieri, leggo sul giornale di quartiere Zona Nove che le aree militari potrebbero presto sparire dalla nostra città.
Si fanno sempre più insistenti infatti le voci di una imminente cartolarizzazione da parte dello Stato delle caserme inglobate dall’urbanizzazione, per poter “far cassa” grazie all’aumento di valore delle aree.
Le somme in questione potrebbero essere ingenti, se è vero che le aree ex militari occupano circa un milione di metri quadrati in città: una superficie comparabile a quella degli scali ferroviari dismessi, da qualche anno ormai in corso di riconversione.
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Polo lombardo o polo padano, poco importa. Il bollino verde è stato apposto all’inaugurazione da Castelli e Bossi che al coro “Basta con gli attori che parlano in romanesco” hanno di fatto inaugurato l’attività della sede milanese del noto Centro Sperimentale di cinematografia, collocata nell’ex manifattura Tabacchi in viale Fulvio Testi.
“La nostra Hollywood”, finanziata con i soldi della Provincia, punta, in futuro, alla produzione di pellicole e a diventare fabbrica di film; per intanto, è punto di convergenza e raccolta di scuole di cinema. L’area, che si sviluppa su 80 mila metri quadrati, è ancora cantiere aperto. Intanto si pensa ai prossimi progetti: Marco d’Aviano, il primo film che, ne è sicuro Bossi, sarà creato dal Polo cinematografico di Milano. D’Aviano era un frate cappuccino che salvò il il Sacro romano impero dai turchi.
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