
La recente provocazione, se di tale si può scrivere, di Giulio Tremonti sulla sanità meridionale (secondo il Ministro al Sud gli assessori si confondono con i camorristi) come osservato già da alcuni esponenti politici nazionali non tiene in considerazione i casi di malasanità che spesso si registrano anche nella “moderna” Milano. Ci siamo già dimenticati dell’inchiesta fatta sulla clinica, milanese, “Santa Rita” dopo quella realizzata da Fabrizio Gatti per l’Espresso sul policlinico, romano, “Umberto I”? Forse.
Generalizzare è sbagliato. Di fatto, come raccontato nei giorni scorsi dal Corriere della Sera, all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è stato eseguito l’ennesimo intervento record. Per eliminare un tumore occupante metà dell’addome di un uomo ci sono volute 15 ore. Fermo restando che i casi di buona sanità non dovrebbero essere degli episodi isolati, mi piacerebbe avviare un ragionamento collettivo sull’efficienza delle strutture ospedaliere milanesi attraverso le vostre storie che potete inviare a suggerimenti@02blog.it
Sempre più nell’hinterland della città, dove io risiedo, le strutture sanitarie locali sono diventate meta di milanesi che dal capoluogo scappano alla ricerca di una sanità più efficiente.
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Si è appena concluso il Convegno organizzato da Asl e Regione Lombardia sulle tossicodipendenze con l’obiettivo di contribuire all’elaborazione di un quadro ampio e completo sul fenomeno “droga”. Tra i relatori anche Riccardo Gatti, intervistato poco tempo fa dal nostro Gabriele.
Dal convegno emerge un dato inedito. Il consumo di cocaina (il più alto e che cresce anche tra gli adolescenti) rimane stabile, mentre quello di eroina è in crescita, fumata tra i giovani, come aveva già scritto in un reportage il grande Fabrizio Gatti sull’Espresso. Sono le previsioni sul consumo degli stupefacenti per il triennio 2008-2011. I dati raccolti dal laboratorio di prevenzione regionale stimano una crescita della cocaina limitata al 5%. Per l’eroina è invece previsto un vero e proprio boom, con un incremento del 40%, pari a un totale fra i 135mila e i 160mila spettatori.
Sopra un video datato 1976. Interessante la discussione che emerge, testimone di un’epoca ormai tramontata, oltre che per la capacità di discussione spontanea, di un’ideologia che vedeva nella droga uno strumento politico di sottomissione, almeno in certi ambienti (come poteva esserlo un festival): “l’eroina è tagliata fuori dal movimento popolare, e da tutte le situazioni rivoluzionarie, perchè uno che buca di rivoluzionario e di carica non ha niente, sul piano della gente da dare…l’eroina è la droga dei padroni”. Che dite, è ancora così?