
Ricordate le ronde? Per mesi non si era parlato d’altro: secondo alcuni si trattava della manna che avrebbe permesso finalmente di riprendere controllo di una città in preda alla criminalità. Altri vi hanno intravisto l’anticamera del fascismo.
Saranno delusi entrambi, ora che si scopre che sono state un flop. O un bluff, se preferite. Leggo infatti sul Corriere della Sera che l’unica ad aver fatto richiesta d’iscrizione è stata l’Associazione Poliziotti Italiani (in congedo) che già pattugliava le strade prima della nuova legge.
Le ragioni di questo fallimento? Semplici: la legge ha posto molti paletti. Troppi forse, anche se sensati. Si sono escluse ad esempio le pattuglie di ispirazione politica: quindi fuori la “Guardia nazionale italiana” in camicia bruna dell’MSI di Gaetano Saya, ma anche i Blue Berets ad esso legati e i “Volontari verdi per la sicurezza” di chiara matrice leghista.
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La deriva fascista preoccupa qualcuno? A Corsico una centinaia di persone, almeno. Quelle che hanno partecipato ad un corteo di protesta sabato. La causa scatenante è stata uno striscione nazi-fascista esposto venerdì notte sul ponte della nuova Vigevanese, oltre a varie scritte. Purtroppo, o per fortuna, non ho trovato la foto dello striscione e delle scritte.
Il sindaco Sergio Graffeo nel commentare l’accaduto usa toni da comizio: “Dobbiamo arrestare, con tutta la forza della democrazia una deriva che la politica di destra tende a legittimare, stravolgendo la storia e minimizzando episodi che minano gli sforzi e il sacrificio di uomini e donne per liberare, negli anni Quaranta, l’Italia dall’oppressione fascista”.
Ottenere la cittadinanza italiana non sembra un’impresa difficile, almeno a giudicare dal numero di persone che annualmente diventano cittadini italiani. Tornare ad essere italiani non è la stessa cosa, e si rischia di entrare in un incubo dove la burocrazia ha la meglio sul buon senso.
E’ la storia di Umberto Vorchheimer, milanese 75enne, costretto ad emigrare a Filadelfia nel lontano 1939. Le leggi razziali di allora costrinsero il padre a vendere per pochi spiccioli il negozio di cappelli di Corso Venezia e iniziare una fuga che terminò negli Stati Uniti. I signori Vorchheimer si videro infine revocata la cittadinanza italiana, per il decreto in datato 15/12/1939 emanato da Vittorio Emanuele III su proposta del Duce.
Sono quattro anni che Umberto Vorchheimer chiede gli venga ridata la cittadinanza italiana, in gergo “riconcessione”, senza aver avuto ancora risultati.
Se spesso anche qui su 02blog, abbiamo criticato gli aspetti negativi di Milano, rimangono le parole di rimpianto di chi è stato costretto a fuggire. Il Sig. Vorchheimer, ha infatti dichiarato al Corriere:
Mi domando come sarebbe stata la mia vita se non mi avessero cacciato dall’Italia. Milano è la mia città, un buon posto per crescere e diventare vecchi.
Foto | Flickr