
Milano è una città sporca. Mi riferisco ai muri, presi d’assalto dalle bombolette selvagge, flagello del decoro urbano. Da un punto di vista meramente estetico le tag sono orribili, obbrobi grafici che entusiasmano irrazionalmente soltanto gli autori, in cerca di visibilità occulta. Su Facebook bellissimo il gruppo “Dubbia efficacia di obbrobri linguistici sui muri per conquistare ragazze”, dal quale abbiamo rubato la foto in alto.
Indubbio che il fenomeno dei graffiti sia lontano dall’essere risolto. La scorsa amministrazione ci aveva provato minacciando il carcere per i rei colti in flagranza. Il motto di De Corato, “Colpirne uno per educarne cento”, non sembra aver sortito effetti dissuasivi, anche se, c’è da dirlo, ultimamente le istituzioni hanno un po’ abbassato la guardia. Nella discussione rientra, di sponda, anche la street art, la nobile figlia dei graffiti. Anche Paola D’Amico, nel suo articolo sul Corriere, ipotizza una collusione culturale tra i due movimenti:
Sono trecento le crew e forse più di mille i writer attivi nella metropoli. Che siano loro a crescere di numero o, piuttosto, le istituzioni ad aver abbassato la guardia (o forse si sono arrese?), con i minori controlli, le punizioni mancate, la promozione dei migliori tra loro al ruolo di artisti
.
Continua a leggere: Graffiti a Milano: è emergenza (e l'Amsa ha le mani legate)
Otto anni fa e sembrano almeno venti. Almeno è l’effetto che hanno fatto a me queste immagini. Girate per strada documentano un Illegal Artshow in Garibaldi da parte di alcuni soliti sospetti (Abominevole, Microbo, Santo, Urban Blues, ¥€$ ecc.) come loro stessi scrivono. Ricorderete che tempo fa – ma anche recentemente, rammentate i faccioni di Maciachini? – i muri di Milano si ricoprirono degli stencil di Zibe, ovvero il volto di Gary Coleman alias “Arnold”.
Ispirati dai concetti denominati TAZ (Temporary Autonomous Zones) e RTS (Reclaim The Street) dell’anarco-situazionista americano Peter Lamborn Wilson aka Hakim Bey, (ebbene sì, esiste pure una Wikipedia “anarchica” se avrete la bontà di cliccare sul link) i giovani di allora praticanti forme di street art intendevano portare una ventata di aria nuova per le strade. Per tutti gli altri (istituzioni e cittadini) iniziarono a sporcare le città.
Meglio un poster in bianco e nero attaccato nottetempo (o anche di giorno come in questo caso) al posto di un muro grigio? Meglio un poster rimovibile di un segno indelebile lasciato con lo spray – fermati dieci writers tedeschi proprio ieri a proposito con 240 bombolette (fonte: “Repubblica”) – da un novello Keith Haring? Abbiamo discusso fino alla nausea parlando di Bros l’anno scorso su che cosa si può definire arte o meno; forse però non vi abbiamo mai chiesto cosa ne pensate della “stencil art”, scrivetecelo nei commenti.
Video | Illegal Artshow - Milano (2003), Workshopping the visible by Vimeo

Proprio ieri parlavamo delle proposte di Berlusconi per combattere i writers. Come definire quello che potete vedere nella foto che ho scattato in via Dante? Arte, provocazione, scempio, l’atto di un imbecille? Secondo voi è lecito o legittimo lasciare la propria tag sui pannelli più letti di Milano? Cretede che le istutuzioni dovrebbero impedire queste cose o lasciar liberi i graffittari di esprimere la propria arte?
Lasciamo perdere per un momento Berlusconi, la Moratti, Formigoni, Penati, ma anche Chiamparino, Cofferati e tutti gli altri. Se foste voi il Sindaco di una metropoli, cosa fareste?
Attenti, graffitari, sta per finire la vostra impunità. Il presidente del Consiglio Berlusconi, che nel frattempo ha rinunciato a mandare la polizia contro gli studenti, si sfoga su di voi e annuncia tempi duri: venerdì il Consiglio dei ministri discuterà un provvedimento contro i writers, partendo dalle diverse proposte di legge depositate in Parlamento.
Berlusconi in persona ne ha parlato davanti alla platea di Confcommercio, spiegando che i vandalismo costano allo stato più di 5 milioni di euro all’anno. Certo, il presidente del Consiglio non si riferiva ai soli writer, ma in generale ai vandali che distruggono arredi cittadini e proprietà private. Ma insomma ci andranno di mezzo anche i “graffiti”, anzi si parla soprattutto di loro per questo provvedimento che potrà essere un disegno di legge o un decreto legge. Una cosa è chiara: imbrattare i muri sarà un reato penale, con pene fino a sei mesi di carcere. E voi che ne dite?
Foto| Giovanni Dall’Orto
Capito chi sono i writers? Non sempre giovani di periferia o alternativi: possono essere anche principi reali, come Pierre Casiraghi, figlio di Carolina di Monaco. Il giovane e affascinante rampollo dei Grimaldi è stato beccato da Novella 2000 mentre realizzava un ritratto con la bomboletta spray sulla facciata di un palazzo.
Il servizio fotografico comprende anche immagini di quando il terzogenito di Carolina acquista le bombolette, mentre disegna e il “lavoro” finito.
Forse dal suo soggiorno milanese - dove frequenta la Bocconi - potrebbe imparare qualcosa di meglio che imbrattare gli edifici.