L’inaugurazione dell’Altra Sede della Regione Lombardia e l’emergenza inquinamento di questo inizio gennaio possono a prima vista apparire due eventi del tutto slegati, accomunati soltanto da una mera coincidenza temporale.
In realtà, a ben vedere, alcune caratteristiche del nuovo “tetto di Milano” (e d’Italia) sono in grado di illustrare in modo emblematico perchè la nostra sia una città in cui la dipendenza dall’automobile non fa che accrescersi ogni anno che passa.
Durante la mia visita al grattacielo, qualche giorno fa, sono infatti stato informato dalla ragazza che ci guidava al 39° piano del fatto che sono stati costruiti tre piani di parcheggi, per un numero di posti esattamente equivalente a quello dei dipendenti della Regione che verrano trasferiti nella nuova sede.
Ieri, in occasione del primo blocco domenicale del traffico da un bel po’ di tempo a questa parte, decido di passare un pomeriggio un po’ particolare: parto a piedi da via Murat, diretto verso Piazzale Loreto, con un prudente anticipo di un paio d’ore sul mio appuntamento, previsto per le 19:00.
L’obiettivo è godere della città per una volta sgombra dalle automobili, e scattare qualche foto inconsueta. La prima cosa che colpisce è in realtà il fatto che di auto ce ne siano in giro un bel po’ : la conseguenza di deroghe troppo generose da parte del Comune?
Nonostante la presenza di più di una vettura, non si può non rimanere colpiti dai momenti di inconsueto silenzio che, a tratti, fa pensare di non essere in una città con circa 2 auto ogni 3 abitanti. Perfino in prossimità della circonvallazione riesco a scattare qualche foto senza quattroruote all’orizzonte.
Continua a leggere: Blocco del traffico: Milano prima e dopo le 18:00

Formigoni, due consultazioni su internet per il nome dell’Altra Sede della Regione. Lo stanno costruendo a ritmo di record il grattacielo che ospiterà gli uffici regionali da dicembre 2010. L’imponente torre che svetta su Melchiorre Gioia però – progettata dal Pei Cobb Freed & Partners di New York – non è mai stata “battezzata” sebbene sia vicino il suo completamento.
Fatto sta che la giunta Formigoni ha deciso di dare alla fine un nome a questo gigante di 161,30 metri attraverso due consultazioni popolari via internet. Nel nostro piccolo a febbraio lo abbiamo fatto già questo sondaggio… Da domani fino al 25 dicembre registrandosi sul sito www.diamonome.regione.lombardia.it potrete prima scatenare la vostra fantasia per accontentare il Presidente fornendogli una rosa di nomi:
“Una giuria di esperti e creativi selezionerà [poi] le proposte più efficaci che dopo Natale saranno sottoposte a un sondaggio a cui tutti potranno partecipare direttamente da questo sito”.
Doppio coinvolgimento dunque per i cittadini lombardi (ma anche da altre regioni, perché no?) e chissà che non saltino fuori nomi interessanti: Enorme Lapide del Bosco di Gioia ad esempio, come avete deciso nove mesi fa su 02blog con il 27% dei voti.
Foto | Regione Lombardia
La notizia è grossa perchè ridisegna la città, mutandola profondamente. Le avvisaglie c’erano tutte (la cementificazione del Parco Sud, L’Expo, L’obbiettivo di raddoppiare glia abitanti, gli scali ferroviari dismessi) ma da ieri le intenzioni del Comune sono state scritte nero su bianco con l’approvazione del nuovo piano regolatore. Undici milioni di metri cubi da edificare su 25 nuove aree di trasformazione urbana, sfruttando gli spazi rimasti liberi, dagli ex scali ferroviari alle caserme dismesse, dalla zona attorno a San Siro dell’Ippodromo a quella che sorgerà attorno ai padiglioni di Expo.
La Milano del futuro è “rivoluzionaria”, almeno secondo il Comune. Nelle intenzioni di Palazzo Marino, nei prossimi vent’anni Milano dovrà arrivare ad avere il 35 per cento delle case a basso costo come a Madrid, dovrà raddoppiare la quantità di verde attrezzato puntando al modello di Copenhagen, somigliare sempre più a New York per i quartieri con servizi raggiungibili a piedi in cinque minuti o a Berlino per gli spostamenti con i mezzi pubblici.
E voi cosa ne pensate? Siete fiduciosi, o pensate che il nuovo piano regolatore sia solo una colata di cemento?

Vi ricordate Exponiti, il sito dell’Expo al quale abbiamo dedicato un recente post e da noi provato in anteprima? Era un’iniziativa del Comitato Expo per dare voce ai milanesi attraverso una bacheca pubblica dove chiunque poteva esprimere un giudizio sull’operato del Comitato. Oggi sono stati presentati gli esiti della consultazione pubblica.
L’indagine, partita da internet, si è poi ampliata (a partire dall’undici giugno) con interviste in strada. Sette domande su informazione, coinvolgimento dei cittadini e futuro utilizzo dell’area. Sono stati 5.704 gli internauti che hanno risposto, 10.835 i milanesi intervistati per strada. Niente male come numeri.
Il dato in evidenza è che il 50 per cento dei milanesi sostiene di non essere molto informato sull’Expo del 2015 (cosa che non succederebbe se leggessero 02blog). Sui mezzi si preferiscono per l’informazione dell’evento, il 26,81 per cento ha scelto internet, il 26,19 per cento la televisione. Quasi l’80 per cento dei milanesi reputa che l’Expo del 2015 sarà un fatto positivo per l’Italia e per Milano.

Se ne fa un gran parlare dell’Expo. Ci si dedicano blog, post, inchieste e talk show (l’ultimo dedicato è stato Annozero di lunedì scorso. Nell’arena mediatica si sono affrontati Moratti e Stanca da una parte; dall’altra Di Pietro, Bersani e la vox populi). Chi ne parla in maniera entusiasta, chi la considera “la vera grande opportunità per Milano”, chi invece un grosso favore ai palazzinari, i vari Ligresti , Zunino, Cabassi.
Tante le questioni dirompenti sul tavolo Expo: l’obbiettivo dell’assessore allo Sviluppo del territorio Carlo Masseroli di ingrandire Milano con 700 mila abitanti in più alzando gli indici di edificabilità, la questione dell’infiltrazione delle mafie negli appalti (significative le dichiarazioni del pentito Morabito), le destinazioni post Expo delle aree dedicate, e molti atri quesiti che forse troveranno risposta solo a conti fatti.
Voi da che parte state? Vi siete fatti un’idea? Se si, l’invito è quello di cliccare sul nuovo sito Exponiti “Tu come la vedi?“, un’iniziativa del Comitato Expo per dare voce ai milanesi attraverso una bacheca pubblica dove chiunque possa esprimere un giudizio sull’operato del Comitato.
Lo abbiamo provato in anteprima “exponendoci” per primi. Innanzitutto per “Exprimerti” bisogna caricare una foto personale interpretando la X, simbolo del sito. Non capisco l’utilità di dover caricare preventivamente una foto per partecipare ad un sondaggio, ma tant’è. Una volta fatto l’upload (ho caricato una foto a caso) si parte con il sondaggio composto da 9 domande. La prima sequenza sul grado di valutazione dell’efficacia informativa dei nuovi progetti; la seconda tranche è sulla valutazione dell’Expo, risorsa o meno per la città; la terza sull’utilizzo dell’area al termine dell’evento. C’è poi una sezione punti di vista che è attualmente vuota. Immagino che ci andranno commenti liberi che però non ci sono stati richiesti al momento dell’iscrizione. Peccato avrei avuto una gran voglia di scrivere qualcosa.

Se siete dei milanesi doc, conoscete sicuramente la storia della Madonnina: per lungo tempo la tradizione (e per un certo periodo anche la legge), hanno impedito che un edificio milanese potesse superare i 108,5 metri d’altezza, quota a cui si trova la statua della vergine posta alla sommita della guglia maggiore del Duomo.
Poi, nel 1960, è arrivato il Pirellone (127m), e per aggirare la norma si è deciso di installare alla sua sommità una più piccola copia in oro della Madonnina, che in questo modo è rimasta a “vegliare sulla città”. Ora il nuovo grattacielo della Regione di Pei Cobb Freed & Partners si appresta a superare anche l’altezza del suo predecessore, e in una cerimonia prevista per venerdì, secondo quanto dichiarato da Formigoni:
“sara’ deposta una pietra ricordo con incisa l’altezza di 127,40 e sopra verra’ posta una Madonnina, gia’ presente sopra al Pirelli per volonta’ del Cardinale Mantini e dell’ingegner Pirelli, che accompagnera’ le maestanze stando sempre nel punto più alto”
Ma voi cosa ne pensate di questa tradizione milanese, di questa strana forma di sincretismo che unisce cemento armato, skyscrapers e immacolata concezione?
Foto | Flickr.
Nel 2015 si potrà fare il verso alla canzone di Celentano intonando un motivetto che potrebbe fare più o meno così: la dove c’era uno scalo ferroviario ora c’è una città. La notizia ha scosso l’etere: un milione di metri quadri di aree ferroviarie dismesse tirate a lucido e rimesse a nuovo. Il 50 % del territorio recuperato sarà destinato a verde, l’altro 50% a palazzi, uffici e appartamenti privati (11mila circa) .
Un’intesa firmata ieri dal sindaco Moratti assieme all’ad del gruppo Fs Mauro Moretti per potenziare il trasporto pubblico e valorizzare gli scali ferroviari dismessi, ex scali merci, ora ricettacolo di degrado, discariche e abusivismo. Sono sette le stazioni interessate: l’area dello scalo Farini (500.000 mq di superficie), l’area di Porta Romana (220.000 mq), l’area di Milano Porta Genova, attualmente in esercizio, ma destinata alla chiusura in tempi brevi (100.000 mq), l’ex scalo merci di Lambrate (50.000 mq), l’area di Milano S. Cristoforo (120.000 mq), l’ex scalo merci di Rogoredo (30.000 mq) e infine lo scalo Certosa (30.000 mq). Un’idea non nuova, visto che molti Comitati avevano proposto la riconversione degli scali dismessi a verde pubblico come il Comitato Valtellina che tempo fa aveva proposto un orto botanico.
Continua a leggere: Dagli scali ferroviari dismessi aree verdi e nuovi palazzi: il new deal milanese
Si è concluso ieri il restauro conservativo dell’ultimo piano del Grattacielo Pirelli, che diventa da ora in poi visitabile dal pubblico: da sabato 28 febbraio all’8 marzo fra le 10 e le 16 su prenotazione; in seguito, un solo giorno alla settimana.
Nell’occasione, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni ha dichiarato: “Siamo davvero soddisfatti del risultato, il Pirelli è un capolavoro dell’architettura mondiale”. Ora, lungi da me atteggiarmi ad esperto di architettura, ma questa affermazione non mi convince proprio: siamo sicuri che il buon Roberto non ha esagerato un po’?
Mentre sarei abbastanza sicuro di proclamare ai quattro venti che il Duomo di Milano è una delle più belle cattedrali gotiche europee infatti (altro che Notre Dame!), col Pirellone ci andrei un po’ più cauto con il campanilismo. Un grattacielo piccolo e dalla forma interessante, ma niente di trascendentale, in my humble opinion. Voi che ne pensate?
Foto: ……antonio….., Flickr

Il nuovo grattacielo della Regione in costruzione ha ormai raggiunto quota 50m, e in questi giorni di aria serena e visibilità infinita comincia ad essere avvistato con un certo stupore anche in zone della città piuttosto distanti. D’altronde manca poco all’inaugurazione di quello che per qualche tempo sarà il nuovo edificio più alto d’Italia, prevista per la primavera 2010.
C’è un problema però: come ha fatto notare maliziosamente Repubblica qualche giorno fa, il nuovo tetto di Milano non ha ancora un nome. O meglio, ne ha uno estremamente mediocre: l’”AltraSede”. E secondo il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, non sarebbe affatto un caso:
Da qualche tempo, negli ambienti politici milanesi circola un´interpretazione suggestiva, e un po´ malvagia. Formigoni avrebbe un sogno: che il nuovo palazzone prenda il suo nome. Informalmente, come attribuzione popolare, s´intende.
Dopo il celeberrimo Pirellone, dobbiamo prepararci dunque all’arrivo del “Formigone”? L’amore dei milanesi per l’ormai quasi ventennale Governatore ciellino sarà abbastanza forte? Chi vivrà, vedrà. Nel frattempo rispondete al nostro sondaggio: quale sarebbe il vostro nome preferito per il nuovo grattacielo?
Foto: melancholy rose, Flickr.