La foto notturna non rende merito ai 90 metri per 24 piani del grattacielo di via Pirelli, ultimato nel 1963, ma in realtà quello che mi interessa è proprio l’alberone di Natale fatto con le finestre illuminate.
E’ un’immagine a cui tutti i milanesi sono abituati… addirittura un’idea originale, può pensare chi la vede per la prima volta. Ma… tutte ’ste luci accese in orario di chiusura, in un palazzo pubblico, in tempi in cui il risparmio energetico dovrebbe essere insegnato fin dall’asilo!?
A meno che il grattacielo non sia alimentato da pannelli solari o da qualche altra fonte di energia rinnovabile (se è così benvenga l’albero luminoso: se qualcuno ne sa, parli!), quei neon andrebbero spenti. Anche se consumano poco. Ogni occasione dovrebbe essere buona per risparmiare energia e non inquinare, a maggior ragione in un palazzo di uffici comunali.

Oggi esordisco con la segnalazione di questo lungo articolo di Alberto Statera sull’Expo, la pioggia di miliardi e la lunga mano di Ligresti, finanziere pregiudicato, originario di Paternò, già amico di Craxi. Di lui ci siamo occupati abbondantemente in passato. Val bene ricordare i suoi nuovi agganci politici: Ignazio La Russa, il fratello Vincenzo e il figlio Geronimo, che siedono nel Consiglio della ligrestiana Premafin. Anche Berlusconi rischia d’imparentarsi con lui, dal momento che uno dei figli giovani è fidanzato con una nipotina Ligresti.
E poi c’è Matteo Cabassi, quinto figlio di Giuseppe, titolare di una parte dei terreni a destinazione agricola su cui sorgeranno le opere dell’Expo. E ancora Luigi Zunino, ras dell’Area Falk. Tutti lavorano con la “leva finanziaria”, soldi delle banche. E l’articolista si pone una domanda ragionevole: cosa capiterà dei mille progetti cementizi già avviati o che stanno per partire? Dove porterà l’obbiettivo dell’assessore allo Sviluppo del territorio Carlo Masseroli di ingrandire Milano con 700 mila abitanti in più alzando gli indici di edificabilità?
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“La Stampa” di ieri riporta che il prossimo 1° dicembre partiranno a Torino i lavori per il discusso grattacielo Sanpaolo progettato da Renzo Piano, alto 166,26 metri, il cui completamento è previsto per il 2011. Ma cosa c’entra tutto questo con Milano?
C’entra eccome, perchè Torino rischia così di sottrarre (anche se temporaneamente) al capoluogo lombardo il primato di città con l’edificio più alto della penisola, detenuto da circa 40 anni grazie al celeberrimo Pirellone. Facciamo un paio di calcoli: per il prossimo aprile è prevista l’apertura della Nuova Sede della Regione Lombardia (”solo” 161m), che diventerà il nuovo tetto d’Italia, ma solo fino al completamento della sede di Sanpaolo, che a sua volta dovrebbe arrendersi di fronte ai 218 metri del “dritto” di Isozaki nel quartiere City-Life, il quale dovrebbe essere terminato, se tutto va bene, per il 2015.
Per ben quattro anni dunque (2011-2015) l’edificio più alto di Italia si troverà a Torino, e non in quella Milano che spesso ha fatto dei suoi grattacieli il simbolo del suo strapotere economico nella penisola. Voi cosa ne pensate? Ci tenete al fatto che Milano mantenga il suo primato italiano nel campo dei grattacieli, oppure ne fareste volentieri a meno?
Foto: Stuck in Customs, Flickr.

Vi abbiamo parlato qualche giorno fa dell’annuncio dell’imminente inizio dei lavori sull’ex Fiera di Milano, che dovrebbero portare alla costruzione degli ormai celeberrimi grattacieli di City-Life. Nell’eterno presente in cui vivono i media (specie quelli on-line), abbiamo forse mancato di sottolineare il vero dato rilevante di tutta questa vicenda, ovvero l’enorme ritardo accumulato dai lavori, il cui inizio è oggi previsto per fine dicembre 2008. Già nel gennaio 2006 infatti si annunciava l’arrivo delle ruspe per il marzo di quello stesso anno, annuncio disatteso ma puntualmente ripetuto l’anno successivo per essere ancora una volta smentito dai fatti.
La ragione di tutto questo ritardo? L’opposizione di moltissimi alle tre torri, dai sempre attivissimi comitati di quartiere alla Lega Nord cittadina, che aveva proposta addirittura un referendum, salvo poi ripensarci senza addurre spiegazioni. Lo stesso Berlusconi in campagna elettorale si era scagliato contro i grattacieli storti “estranei alla storia di Milano”, per poi ritirarsi in un eloquente silenzio.
Questa consistente opposizione ha costretto il progetto a varie modifiche, e a ripetuti passaggi in giunta, complicando un percorso burocratico già di per sé ingarbugliato. E sembra non essere finita, considerato che l’Associazione Vivi e Progetta un’altra Milano ha annunciato nuovi ricorsi al TAR. Ci permetterete dunque di essere dubbiosi di fronte all’ennesimo annuncio di inizio lavori. Per questo abbiamo deciso di chiedere a voi: sarà la volta buona?

Come sarà la Milano dell’Expo 2015 ce lo chiediamo tutti. Così come ci chiediamo il perchè Renzo Piano vada a costruire in Giappone mentre i giapponesi costruiscono in Italia. Con buona pace di Gae Aulenti, Gregotti e Fuksas, questa volta l’architetto si chiama Daniel Libeskind ed è un americano nato in Polonia.
Grande scalpore ha fatto la sua torre ricurva che non è piaciuta a molti, ma soprattutto al premier Berlusconi. Di questi giorni la notizia che il grattecielo verrà raddrizzato un po’.
Ne ha parlato anche Umberto Eco, che con la sottile ironia che lo contraddistingue ha dichiarato sul Corriere:
Milano è piena di gente che ha il membro storto: ce ne sarà uno in più e prenderà il viagra.