Il successo della sfida amichevole tra la nazionale Italiana di rugby e gli All Black neozelandesi non si misura certo con il risultato finale. La partita non ha riservato grandissime emozioni, come potete leggere dalla cronaca di Luca su 02blog, ma dalla grandissima risposta di pubblico che questo sport, sporco ma nobile, ha ottenuto. Oltre ottantamila spettatori hanno avuto i brividi durante il minuti dell’Haka, la danza di guerra maori che i rugbisti usano per caricarsi prima del fischio d’inizio.
Ma c’è un’altra ottima notizia per il rugby milanese, forse anche grazie agli All Black la squadra meneghina degli Amatori Milano ha ottenuto un nuovo e prestigioso campo di gara. Dal prossimo anno infatti l’Arena Civica diverrà la sede delle partite casalinghe.
La richiesta di trasformare l’Arena nella casa della squadra milanese era nata la scorsa estate e ora la conferma. L’accordo è arrivato grazie all’assessore allo sport Alan Rizzi e il presidente dell’Amatori Guido Romiti, ma forse anche grazie agli All Blacks che hanno utilizzato proprio l’Arena come campo di allenamento prima della sfida di sabato.

Rugby: buona Italia ma a San Siro vincono gli All Blacks, 6 a 20. Cinque calci piazzati e una meta per la Nuova Zelanda contro le due realizzazioni di Gower per l’Italia che per i primi quattro minuti fanno quasi sognare San Siro. Lo stadio praticamente esaurito (qualche vuoto nel primo anello arancio c’era), pubblico di tutti i tipi – tra facce di chi al Meazza praticamente ci vive a chi, si vedeva, non era mai stato a San Siro – anche rispettoso delle regole non scritte del rugby: l’avversario non si fischia e si rispettano le decisioni dell’arbitro.
Beh, ecco, non sempre. Magari il signor Dickinson ha sentito gli 80.000 fischi del Meazza per non aver assegnato una meta tecnica all’Italia doverosa quando negli ultimi dieci minuti ci siamo piazzati a cinque metri dalla linea di realizzazione e gli All Blacks continuavano a interrompere il gioco.
Tanto pubblico dunque, molti lombardi ma accenti di tutte le regioni, dalla Toscana al Lazio passando per il Veneto, e molti stranieri; all’ingresso c’era chi ironizzava in inglese sulle “Italian lines”, il nostro modo “ordinato” di fare le file. Per il resto più di ottanta minuti di buon rugby con l’unico rammarico di non aver fatto almeno una meta. Lo spettacolo c’è stato tutto!