Negli ambienti milanesi che ho la ventura di frequentare non conoscere il Frida - locale in via Pollaiuolo, zona Isola - equivale a non sapere come andare dal Duomo a Stazione Centrale coi mezzi. Un’imperdonabile stravaganza.
Siamo non molto lontani dal famoso locale jazz Blue Note, ma l’atmosfera e la clientela sono piuttosto diverse: questa vecchia fabbrica riciclata in locale è infatti sufficientemente alternativa per permettere la famosa distinzione Bourdieusiana, ma abbastanza chic per non sconfinare nel robboso. In questo senso, mi ha ricordato certi locali di Berlino, complice anche l’arredamento con opere d’arte di artisti emergenti e il fatto che i gestori del Frida sono tutti giovani: una rarità per la nostra città.
Ma veniamo ai prezzi, che si situano nella classica media milanese: 5€ una birra media alla spina (3,5 il lunedì), 6€ un cocktail. C’è poi una discreta scelta di vini, a 4-5€ il bicchiere. Sconsigliato invece l’happy hour, che è rimasto quello degli albori: breve (18-21), con birra a prezzo ridotto invece che maggiorato (4€) e poche tartine/patatine.
Il Comune di Milano ha dichiarato guerra al mondo del Kebab notturno già da tempo con limitazioni di orari e proposte di allontanare dal centro storico questo tipo di “fast food” perché non sarebbe prossimo alla nostra cultura gastronomica.
Il nuovo episodio che probabilmente segna un punto a favore di De Corato & Co. è il ritrovamento di un quintale di carne semiscongelata e avariata, seguito dal sequestro di oltre 5 tonnellate di merce proveniente da un magazzino della Bovisasca. Immediata la reazione dell’Asl che ha ordinato controlli a tappeto sugli oltre 350 rivenditori presenti sul territorio comunale, in particolare quelli che si rifornivano proprio dal magazzino sequestrato.
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Foto | Dailymail

Dopo la crociata romana contro gli esercenti del centro che vendono cibi e alcolici anche Milano potrebbe seguirne l’esempio. I prodotti alimentari d’asporto non potranno essere venduti dopo la mezzanotte. Questo quanto prevede il progetto di legge approvato ieri a maggioranza dalla commissione regionale per le Attività produttive e che sarà votato in Aula il 21 aprile prossimo.
In caso di approvazione la nuova normativa costringerà le micro-imprese artigiane a seguire gli orari di apertura alle quali già si attengono gli altri esercizi di questo tipo, cioè dalle 6 alle 24. Stop, insomma, a pizzerie d’asporto, kebabberie, piadinerie e innocue gelaterie che fanno orari notturni e probabilmente fanno più affari di notte che di giorno.
Tra le motivazioni dei promulgatori c’è quella di “evitare forme di concorrenza impropria”. Voi che ne pensate?
Foto by Fabbio, Flickr

Milano, quando si tratta di organizzare una cena al ristorante, è realmente una città multietnica. Sarà che i locali italiani spesso hanno prezzi proibitivi, sarà che la moda del cibo etnico, dal sushi all’eritreo, ha contagiato un pò tutti, ma ovunque esiste la possibilità di scegliere un menù globale.
Solo venti giorni fa la notizia che la città di Lucca ha imposto un divieto nella zona del centro ai ristoranti «di etnia diversa», dichiarando guerra a kebab e cous cous. Razzismo gastronomico, urla indignato qualcuno, valorizzazione delle proprie origini culturali sostiene qualcun altro, la questione è ancora aperta. Poi è stato la volta di Bergamo Alta. Appare però ulteriormente sconcertante apprendere che una proposta analoga è stata avviata anche per Milano.
Il consigliere Pdl Carlo Saffioti, presidente della IV Commissione attività Produttive ha infatti proposto, con l’appoggio della Lega, una regolamentazione in proposito sottolineando che non si tratta di una deliberata guerra a kebab, in quanto il regolamento sarebbe allargato a molte tipologie di attività, comprese pasticcerie,
gelaterie, yogurterie, rosticcerie, piadinerie, pizzerie da asporto e gastronomie. Un altro discorso sarebbe regolamentarne meglio gli orari…