
Si era partiti qualche mese fa con un paio di psicologi in due farmacie, una in Via Pieri e l’altro in Viale Famagosta. La risposta da parte dell’utenza è stata buona, nel senso che in cinque mesi il servizio è stato utilizzato da 158 persone per un totale di 516 visite.
A quanto pare a Milano c’è bisogno di assistenza e, è risaputo, andare dallo psicologo non costa proprio due lire. L’assessore Landi di Chiavenna, in collaborazione con l’Università Cattolica, sta organizzando un servizio distribuito su 24 farmacie tra comunali e non.
A quanto pare il paziente tipo è donna, intorno ai cinquant’anni e i sintomi più sovente presentati sono legati ad ansie, attacchi di panico, alcolismo e depressioni. L’elenco delle farmacie dove ci saranno gli psicologi dopo il salto.
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A Milano non si beve poco. Questo è risaputo. D’altronde in quale altra città non si beve? A Londra, dove è sport nazionale? A Madrid, dove si organizzano (avano) i botteillon, importati anche da noi? In una città qualsiasi della Scandinavia? Persino le miti popolazioni della Grecia si trastullano a Uzo. A Milano c’è l’happy hour, marchio ormai assurto a simbolo. L’assessore Landi di Chiavenna ha affermato che a Milano si beve troppo, e si inizia troppo presto. Landi contro l’happy hour, così sembrerebbe.
Poi arriva la smentita: “nessuna crociata contro l’happy hour, un momento di aggregazione importante e significativo soprattutto in una città come Milano dai ritmi veloci e stressanti”. Così, dopo gli alcolici contraffatti, l’imperativo è qualità, del bere, ma anche del mangiare. Nasce così il ‘Patto di ferro‘ con gli esercenti del commercio per aiutare i giovani a bere in modo più responsabile.
In pratica si tratta di una campagna di sensibilizzazione sui danni provocati dall’abuso di alcol promossa da Comune e Unione del Commercio. In linea con l’accordo siglato ad agosto, è in corso la distribuzione dei cartelli da esporre presso i punti vendita e i locali milanesi aderenti all’Unione del Commercio con il messaggio “Non sei tu che abusi dell’alcol. E’ lui che abusa di te”.

A Milano fumano 20 minorenni su 100, il doppio circa rispetto alla media nazionale, la prima sigaretta a 15 anni e mezzo. Sono dati che derivano da una ricerca Doxa realizzata in collaborazione con la Lega italiana per la lotta contro i tumori-Sezione provinciale di Milano e l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.
Da questi dati l’idea dell’Assessore alla salute Landi di Chiavenna e del Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri, di istituire delle aree no smoking in giro per la città. In particolare diverrebbero precluse ai fumatori zone come il sagrato del Duomo o il perimetro storico delle Colonne di San Lorenzo, gli spazi-gioco attrezzati per bambini e via dicendo.
Per il momento è solo un’idea, ma ci sono già parecchie città, non in Italia, che mettono in pratica quest’idea da anni, vietando di fumare in determinate zone o strade.
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Gratta e vinci, lotterie, bingo, video poker, scommesse, macchinette mangiasoldi. Non se ne parla molto, visto che lo Stato si lecca i baffi con quest’entrata a getto continuo che - nonostante la crisi - non subisce cali, anzi, quando l’economia tracolla l’italiano tenta la fortuna.
Secondo i dati della Ricerca Nazionale sulle abitudini di gioco degli italiani (che potete leggere più dettagliatamente qui), questo fenomeno nel 2008 ha raggiunto una portata preoccupante e coinvolge l’80% della popolazione adulta per un totale di 47 miliardi di euro giocati. L’Italia è inoltre il primo paese al mondo per spesa pro capite per il gioco d’azzardo. Tenendo presente che a molti non passerebbe neanche per l’anticamera del cervello di giocare una schedina, si deduce che quelli infatuati sono parecchi, un esercito. Ma com’è la situazione nella città meneghina?
Anche a Milano il grande boom del 2008 è stato il Gratta e Vinci (41 milioni di biglietti venduti!), basta entrare in una tabaccheria per assaporare il livello di accanimento e la varietà di avventori posseduta dal demone del gioco. Io prendo in riferimento quella all’inizio di via Torino, ove il viavai è incessante. Quelli che vincono la cifra minima ne comprano subito un altro, spesso gli acquisti avvengono in due sessioni (comprano dei biglietti, non vincono, subito ritentano la fortuna). Quotatissimi quelli da 5 euro o gli acquisti combinati di tipologie diverse di biglietto. La dipendenza di molti salta subito all’occhio.
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