Diciamolo senza timore di smentite, il film di Renzo Martinelli dedicato alla figura di Barbarossa, o meglio a quella di Alberto da Giussano per essere precisi, è stato il film che nel 2009 ha suscitato maggiori polemiche sia dal punto di vista politico sia da quello cinefilo.
Barbarossa è il film dei record. 30 milioni di budget per il più grande kolossal “storico” dell’ultimo decennio. Una sfarzosa anteprima al Castello Sforzesco con tutto il mondo della politica che conta. Ma anche uno dei più grandi flop del cinema italiano, incassando circa 840 mila € nel complesso.
Barbarossa ora viene “riciclato” come dono di Natale dal Pirellone, con tanto di edizione di lusso che si fregia del marchio della Rosa Camuna, simbolo della Regione Lombardia. Un presente a tiratura limitata pensato dell’assessore regionale alle Culture, identità e autonomie Massimo Zanello.
In omaggio con il dvd del film anche un libro con tanto di prefazione firmata dal “senatur” Umberto Bossi. Personalmente segnalo a chi non l’avesse ancora letto, il bellissimo articolo di Aldo Cazzullo su Corriere.it, inviato al cinema a Legnano.
Intanto, come segnala anche Polisblog, dall’opposizione arrivano richieste di spiegazioni sulle spese di questo cadeau. I semplici cittadini non si disperino, presto arriverà in prima serata su “mamma Rai” (che ci ha messo altri soldi).
(Se) Magna cum gaudio!
La prima uscita sul tema deve essere accreditata a Raffaella Piccinni, candidata alle prossime provinciali per la Lega. Parlando della qualità dei mezzi di trasporto cittadini, la Piccinni aveva parlato della possibilità di riservare un vagone alle sole donne (idea che è stata già attuata in altre città europee) ma poi aggiunge che sarebbe opportuno anche un vagone per soli extracomunitari aggiungendo che “poi arriverà Franceschini, con il mocassino, a dire che stiamo ghettizzando”. La notizia è stata diffusa dall’agenzia Omnimilano e riportata solo dal quotidiano Il Giornale, nell’articolo si legge inoltre che secondo la Piccini “ci sarebbe più sicurezza, non ci sarebbe quello che ti affianca e si struscia”. La candidata della lega ha poi però proseguito dicendo “Ho preso una volta la metropolitana e sembra l’inferno”. Fortunata lei a cui un solo viaggio è bastato.
Questa mattina Matteo Salvini torna sull’argomento, mentre in Piazza della Scala venivano presentati i candidati milanesi del Carroccio alle elezioni provinciali. Salvini ha commentato le parole della candidata rispondendo che se prima c’erano i posti riservati agli invalidi, agli anziani e alle donne incinta, adesso si può pensare a posti, o vagoni, riservati ai milanesi.
Immediata la dura reazione di Aldo Brandirali, presidente della commissione Politiche sociali di palazzo Marino. Il tutto mentre l’Onu si dice preoccupata per le reazioni italiane nei confronti dei barconi dei clandestini.
Foto | Ataino

Si è conclusa ieri la vicenda di Giovanni Petrali, il tabaccaio di Piazzale Baracca che, dopo essere stato rapinato il 17 maggio del 2003, aveva sparato a uno dei malviventi, uccidendolo per strada. La ricorstruzione dei fatti vuole che i rapinatori si siano dimostrati molto aggressivi durante l’assalto, provocando una violenta reazione del tabaccaio che ha scaricato sette colpi della sua rivoltella dentro e fuori dal suo negozio.
Subito si sono scatenate polemiche accese sulle posizioni da tenere nei confronti di una reazione così forte. C’è chi ha difeso l’operato di Petrali, proclamando l’assoluta insicurezza di chi lavora a contatto con il pubblico (apertamente schierata la Lega Lombarda), mentre altri sostenevano che di la morte di una persona non è giustificabile nemmeno da una tentata rapina, troppa sproporzione tra le parti. Ovviamente la diatriba è arrivata fino in tribunale, dove la difesa chiedeva l’assoluzione piena, mentre l’accusa parlava di omicidio volontario chiedento oltre 9 anni.
La Prima Corte D’assise, ha però stabilito che si è trattato di legittima difesa putativa. La colpa c’è, ma con una serie di attenuanti condanna. Un anno e 8 mesi è quindi la sentenza per Petrali, con la sospensione della pena, oltre al pagamento delle spese processuali, ma non fu omicidio volontario spinto da vendetta. Il caso di Petrali rischiava di trasformarsi in una sentenza “politica”, forse questo risultato è un giudizio salomonico che placa le acque, anche se sia l’accusa che la difesa promettono battaglia in appello. Voi che ne pensate?