
Se eravate dei fan di “esplorando il corpo umano”, cartone animato educativo noto a tutti quelli che negli anni 80′ erano bambini, recarvi alla mostra interattiva “No smoking be happy” della Fondazione Veronesi, davanti al castello sforzesco (Cairoli), potrebbe stimolare alcune reminiscenze infantili. Poi, però, vi potrebbe cogliere il pensiero traditore che state entrando nell’apparato respiratorio di un fumatore (ma anche di molti non fumatori di un’ inquinata metropoli del mondo).
“No smoking be happy” è un’istallazione visitabile gratuitamente fino al 14 novembre dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 19.30, sabato dalle 8.30 alle 21.00 , domenica e festivi: dalle 10.00 alle 19.30. La struttura che ospita questo percorso sensoriale che segue le strade e i danni del fumo può ricordare, a seconda dell’immaginazione o di traumi imprecisati: un enorme igloo, due grossi seni, una gigantesca sigaretta.
Appena varcato l’uscio, degli enormi dentoni ingialliti di nicotina non promettono nulla di buono. Dopo il passaggio nell’anticamera della bocca, il fumo vi porterà con sé nei polmoni, divenuti una sorta di spugna nerastra e nel cuore che batte tachicardico come un martello pneumatico nelle mani di un demonio, sino al fatale infarto.
Tra superfici che riproducono efficacemente organi e tessuti (il cuore sembra un’opera di Mario Merz), semplici pannelli illustrano tonsilliti, catarri, laringiti, enfisemi, fino al filmato poco edificante di un un cancro. Uscendo mi è venuto in mente il viaggio allucinante nel tunnel in barca dell’originale “Willie Wonka e la fabbrica di cioccolato”. Fumatori: per un po’ vi passerà la voglia di accendere un’inutile sigaretta, poi il bisogno di nicotina prenderà il sopravvento, nonostante tutto.
Foto in alto | Flickr
Affermare che l’esposizione in un museo delle contestazioni del 68′ e del 77′ sia un modo di normalizzare la sovversione rendendone inoffensivo il messaggio può apparire un’affermazione un po’ azzardata, eppure è curioso che sia proprio la Biblioteca di via Senato, il cui emerito presidente è nientedimeno che Marcello Dell’Utri, ad esporre “Passare il Segno – La forma della Contestazione”.
Molti dei documenti presentati (ciclostilati, manifesti, fotografie, libri) sono tratti dalla raccolta stessa del Senatore di Forza Italia, attento collezionista di materiali sulle grandi Utopie del passato, e illustrano molto bene la potenza comunicativa di quegli anni caldi, intrisi di un ideale rivoluzionario e da forze straordinariamente creative, poi, specie per quanto riguarda quelle del 77′, assorbite dal sistema che è riuscito abilmente ad incanalarne le energie a suo favore.
È stata in seguito soprattutto la pubblicità ad usare quel linguaggio. Almeno in sede estetica - e riprendo un’arguta constatazione di Umberto Eco riportata nel retro della brochure - è avvenuta una rivoluzione permanente che non ha trovato spazio in sede sociale. Che la rassegna sia da stimolo ad andarsi a rivedere, almeno su carta, la coloratissima psichedelia di Re Nudo o la sovversione linguistica di A/traverso.
La mostra, inaugurata ieri, è aperta tutti i giorni, escluso il lunedì, fino al 17 gennaio 2009, l’ingresso è libero e consigliato.
È un dato di fatto che l’arte aspiri intrinsecamente al museo, nella sua accezione più ampia, stessa cosa che l’artista diventa tale quando - qualunque cosa produce - ha un’eco ridondante ed un nutrito seguito di estimatori entusiasti.
Ieri sera, strapubblicizzato dai quotidiani, in quel che fu il quartiere degli artisti (Brera), si svolgeva uno pseudo evento, molto milanese, il cui scopo era rendere omaggio all’indimenticato Piero Manzoni, ma soprattutto ad uno dei più giovani e acclamati artisti milanesi: Bros, autore della performance “Collezione Pubblica” in cui venivano sparsi per la città zerbini con dipinta la scritta “Welcome to Museum” e, passo successivo, apposte targhe celebrative ad ordinari elementi dell’arredo urbano (cartelli stradali, tubi, muri, aiuole)
Elementi tridimensionali applicati all’asfalto in un’insolita locazione
annunciano le efficaci parole della tascabile guida donata ieri alla cricca di presenzialisti, che addirittura facevano la coda per poter accedere al cortile di via Fiori Chiari 16, teatro dell’estemporaneo evento, e chiacchierare in un contesto dotato di un’aura particolare.
Dentro praticamente niente: Bros fotografato e autografante, un minuscolo portatile trasmetteva in loop il video dell’istallazione nella sua totalità e, nell’ex stanzetta ove operava Manzoni, debitamente incorniciate, le mascherine tramite le quali la realizzazione dell’opera pubblica è stata possibile. Si approfittava dell’occasione per incontrarsi, parlare e bere qualche bicchiere di vino offerto dalla casa. Nessuno pareva insoddisfatto.

Molto attiva sul fronte comunicazione recentemente l”ATM, che accanto all’organizzazione della mostra fotografica “Migrart - Volti di un’altra Milano” di cui vi abbiamo già parlato più volte, ha commissionato allo IULM una ricerca intitolata “Incontrare l’altro in movimento”, che ha studiato “atteggiamenti, comportamenti e vissuti generati dall’incontro con lo “Straniero” sui mezzi pubblici milanesi”.
I risultati? Preoccupanti: emerge infatti che:
i milanesi provano tensione e fastidio alla presenza dell’Altro (immigrati in quanto tali o soggetti non graditi), che può addirittura penalizzare la qualità percepita del trasporto pubblico
Inoltre, curiosamente, pare che italiani e stranieri vivano in modo diverso la nota “sindrome della vettura vuota”: se i secondi infatti si sentono in pericolo quando nel mezzo ci sono effettivamente poche persone, i primi entrano in allarme anche quando la vettura è piena, ma gli italiani sono pochi. Infine, entrambi sembrano giudicare molto negativamente la presenza di zingari sui mezzi pubblici. Vi ritrovate in questa descrizione un po’ conflittuale della convivenza nel trasporto pubblico?
Foto: scre(A)nzatopo (ritorno alle origini), Flickt

A partire dal prossimo venerdì 27 fino al 23 novembre, la Rotonda della Besana ospita la mostra fotografica “Volti di una nuova Milano”. ATM, che promuove l’evento, ha inviato fotografi di fama internazionale in giro per le strade della città, con il compito di scattare istantanee di “identità e culture per una metropoli multietnica”. Potete trovare le migliori foto alla mostra.
Uno si potrebbe chiedere, approfittando dell’evento per farsi qualche domanda importante: ma Milano è davvero una metropoli? E multietnica poi? Per il momento, sospendiamo il giudizio su queste questioni. Voi rispondete invece al sondaggio che vi proponiamo: dimenticatevi per un istante di come Milano è, e diteci invece come la vorreste. Multietnica? Metropoli? Nessuna delle due?
Foto: .countz, Flickr
Una grande astronave multimediale staziona all’interno dell’Arena Civica dal 12 al 14 settembre. Non è un cinema, non è una discoteca, non è un museo. Una video installazione tra videoarte, musica e poesia in scena a Milano , nell’ambito del grande progetto culturale Music Across, promosso dalla Regine Lombardia sotto la direzione artistica di Caterina Caselli, deus ex machina della Sugar.
Si tratta di un grande progetto multimediale che hanno messo a punto in questi giorni il compositore Vittorio Cosma, i videoartisti Masbedo (Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni) e lo scrittore Aldo Nove. Attraverso musiche, suoni, poesia, immagini, danza e parole, Indeepandance racconta, in 13 quadri, il disagio dell’uomo alle prese con il mondo contemporaneo; un viaggio che tocca i temi cruciali del Pianeta, dalla biologia all’universo, dalla pubblicità allo scorrere del tempo, ai sentimenti più profondi dell’uomo. Qui un’intervista chiarificatrice sull’opera.
Continua a leggere: Indeepandance: un kolossal multimediale all'Arena Civica
Sono passati poco più di sessant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e finalmente le prime sale del Palazzo Reale si mostrano di nuovo in tutto il loro splendore dopo il restauro. Sono quindici ambienti che hanno visto a Milano prima lo splendore della corte napoleonica e poi i ricevimenti di Casa Savoia.
Da oggi in poi, ha annunciato il sindaco Letizia Moratti, Palazzo Reale “sarà il museo di sé stesso” e ospiterà solo mostre “in sintonia con il Palazzo”. Promessa o minaccia?
Comunque Palazzo Reale merita una visita.
Adesso le sale sono state inaugurate e sono aperte al pubblico, in attesa che il restauro illumini anche la Sala delle Cariatidi (che alcuni, però, vorrebbero lasciare così com’è) e la sala del trono.

Non è grosso quanto il Buddha di Kamakura che vedete qui raffigurato in foto, ma fa comunque la sua scena. In Largo La Foppa è comparso un Buddha tutto d’oro, e fortunatamente non è il primo atto di una nuova guerra di religione, è invece il primo tassello di un più ampio mosaico artistico firmato dall’artista nipponico Shinjo Ito. Anche se a dirla tutta il Buddha in Largo La Foppa è firmato Venanzio Alberti, ed è una riproduzione in scala (l’originale è di 22 cm) di un’opera di Ito.
A partire da settembre la mostra “In arte, Buddha. La filosofia e l’arte di Shinjo Ito”, farà tappa a Milano (Palazzo Crivelli). Saranno esposte molte opere dell’artista e con esse arriverà dal paese del Sol Levante un altro scampolo di cultura giapponese: concerti e cucina. Inoltre, nel contesto della mostra, si svolgeranno incontri con monaci buddhisti.
Foto | Flickr
Nell’estate musicale milanese non c’é solo il Milano Jazzin’ Festival, che si avvia a conclusione il prossimo 26 luglio in coincidenza con il concerto dei R.E.M., ma anche una serie di microeventi sparsi per la città, ma non per questo meno interessanti, coordinati nella manifestazione chiamata “Milano in Musica 2008”.
Si tratta di una rassegna patrocinata dal Comune, giunta ormai alla sua quinta edizione, che prevede, oltre a concerti di band emergenti in alcuni noti locali milanesi (tra cui Le Scimmie, il Santa Tecla Café, e il Bikos), mostre di pittura e fotografiche, presentazioni di libri e cd, proiezioni di video. Trovate il programma completo qui.
Foto: _no_, Flickr

“Caro Vittorio, ritengo importante la tua partecipazione alla mostre e alle intitolazioni che tu hai promosso, riconoscendo il valore dell’attività da te svolta al riguardo (…) La revoca della tua delega da assessore, non incide nella stima che ho nei tuoi confronti come uomo di cultura. Spero che accetterai l’invito e colgo l’occasione per salutarTi cordialmente”
A parte che se qualcuno si scusasse con me utilizzando formule da burocrate come il “salutarTi” qualche dubbio mi verrebbe: meglio così, per fortuna che mi hanno licenziato, penserei. E credo che anche Sgarbi in fondo la veda così. Roma è un palcoscenico forse ancora più al centro dell’attenzione, rispetto a Milano. Almeno a breve termine, perchè l’Expo alla fine lo si fa qui.
Intanto Gianni Alemanno ha già capito come tira il vento: “Per Sgarbi si profilano incarici tecnici, non assessorili”, traduzione; niente ruoli in cui possa fare i suoi consueti show. Non sanno cosa si perdono…
Foto: txkimmers, Flickr