
Ci siamo bruciati 100 posti di lavoro, nella regione più produttiva d’Italia. Questo da ottobre 2008 ad ottobre 2009. Un altro indicatore è il tasso di disoccupazione passato da 3,2 a 5,2 in un anno. Ripartiti equamente tra dipendenti e autonomi, i settori più colpiti sono l’industria e i servizi con, rispettivamente, 39 mila e 61 mila addetti in meno. Sono numeri che preoccupano e che fanno riflettere sullo stato di salute della nostra economia.
Agitare lo spauracchio della crisi vi sembra irresponsabile? Ditelo agli 800 operatori del call center Omnia, da tempo in mobilitazione (ieri una delegazione ha incontrato l’assessore al lavoro del pirellone). E ancora gli operai della Novaceta a Magenta, e gli operai della Maflow, di Trezzano, la cui voce si leva nel blog dal titolo eloquente Vogliamo continuare a lavorare alla Maflow. Solo per citare i più recenti.
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Entro il mese di dicembre verranno messi all’asta 67 stabili distribuiti nell’area di Milano: cascina Torchiera, circolo Giordano Bruno, Arci Bellezza, Cox18, F.A.I. - Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, e molte altre realtà dell’associazionismo cresciute fuori da logiche di mercato. Realtà diverse, per intenti e modalità, ma accomunate tutte da un unico destino: lo sfratto. Sul sito del Torchiera, storico centro sociale in zona cimitero Maggiore, si esprime disappunto e preoccupazione (oggi un presidio a Palazzo Marino dalle 17).
La svendita degli immobili pubblici rappresenta un rapido modo per “far cassa” a sostegno delle politiche speculative e la rinuncia al confronto con il patrimonio culturale delle esperienze sociali e di autogestione che vivono negli immobili messi in vendita. Chiediamo che i progetti che riguardano la collettività vengano condivisi e non calati dall’alto. Nella Cascina Autogesttita Torchiera continueremo a sperimentare pratiche di sostenibilità sociale, economica ed ambientale basate sull’autogestione. Non siamo uno spazio in disuso siamo una realtà viva di sperimentazione e di espressione, siamo una fabbrica di sogni che da 17 anni agisce all’interno della cascina
Sul sito del Comune di Milano la vendita del patrimonio immobiliare si chiama “Piano di Valorizzazione“, che, garantiscono, non andrà a toccare gli immobili di edilizia economica popolare. Il portafoglio degli immobili, si legge, è costituito da 76 lotti ed è composto per circa il 30% da immobili residenziali occupati; per circa il 20% da immobili residenziali liberi; per circa il 35% da immobili ad uso diverso (commerciali, magazzini, uffici) e per la quota restante da box e autorimesse.

Il Naga, per chi non lo sapesse, è un’associazione di volontariato che da 22 anni “garantisce assistenza sanitaria, legale e sociale gratuita a cittadini stranieri irregolari e non, a nomadi, richiedenti asilo e rifugiati“. E non è un caso che sia nata proprio nella nostra città, da sempre all’avanguardia in Italia sul fronte dell’immigrazione.
In questi giorni l’associazione ha reso pubblico il suo “Rapporto 2009” , che riporta le analisi di dati raccolti dal 2008 ad oggi e, secondo i ricercatori che l’hanno redatto:
“permette di sfatare alcuni ’miti’ dell’immaginario comune riguardo all’immigrazione irregolare e di mettere in luce alcune tendenze nell’evoluzione della popolazione straniera senza documenti che sarebbe arduo individuare attraverso altre fonti”
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Non esagero dicendo che ho conosciuto gente che per lavorare ad Mtv avrebbe venduto la sorella. Per esperienza personale posso dire che i lavoratori della televisione più cool dell’etere erano succubi di un implicito ricatto: “Sei figo e puoi lavorare per noi, nella struttura più divertente della televisione, ma alle nostre condizioni. Non ti conviene protestare, dietro c’è la fila…”. In tal senso vi consiglio l’intervista di un lavoratore di Mtv sul blog 7yearswinter, ovviamente anonima.
Poi scopri che le cose sono destinate ineluttabilmente a cambiare forma e sostanza. Se prima sciopero e Mtv erano due parole che stridevano insieme come la carne e il pesce, oggi scopri che i due mondi si incontrano: oggi c’è stato il primo sciopero dei lavoratori precari di Mtv, contro la decisione dell’azienda di lasciare a casa più di 100 lavoratori precari. Spiegano i dipendenti (che hanno creato anche un blog Mtv is not so cool, da cui è tratta la gallery dello sciopero):
Lo slogan che Mtv usa per conquistarsi i giovani spingendoli a impegnarsi su tematiche sociali, tra cui il precariato, recita così: “Tocca a noi. Le cose non vanno cambiamole ora”. Uno slogan che oggi suona paradossale e ipocrita ai 103 giovani lavoratori che hanno fino a 8 anni di precariato alle spalle e che oggi restano a casa. Quello che davvero tocca a noi secondo Mtv è la disoccupazione.

La foto è del 1971, allora si scioperava per chiedere salari più alti. Ora i salari dei lavoratori della multinazionale americana che produce motori per refrigeratori non ci saranno più, almeno per 287 lavoratori dello stabilimento di Inzago. A casa per un anno, senza alcun anticipo (ossia senza alcuna entrata per almeno 4, 5 mesi), senza rotazione e nessun possibile acquirente a cui vendere le parti ‘pregiate’ dell’impresa”. Questa in soldoni la procedura di cassa integrazione straordinaria della Elco che punta il dito sulle banche “colpevoli di aver revocato i fidi”.
E’ strano come tutto ciò accada non in una micro impresa artigiana, ma in una multinazionale con stabilimenti in Bulgaria e Cina che tendenzialmente fattura circa 50 milioni di euro all’anno, che ha scelto di darsi un capitale sociale di 3 miseri milioni. Un’azienda che rifiuta di assumersi la responsabilità delle sue scelte sbagliate e che dimostra di non avere alcuna intenzione di cercare soluzioni che consentano la ripresa produttiva
Lo denuncia la Fiom milanese, sottolineando che la decisione e’ stata presa dopo aver già messo in cassa integrazione ordinaria altri 190 lavoratori. L’obbiettivo del sindacato è ora quello di costruire le condizioni per rimettere in attività la fabbrica, trovare un acquirente che preservi l’integrità produttiva e l’occupazione.

Prima lo sgombero improvviso e inaspettato, poi la rioccupazione, ora il presidio permanente. L’atmosfera che si respira al Cox 18 è quello di un assedio costate, ciononostante si provano anche le vie legali per regolarizzare la posizione del centro sociale.
La brutta notizia è però che il giudice civile di Milano, Giovanna Ferraro, ha respinto il ricorso presentato dall’associazione Cox 18 che faceva richiesta di tornare regolarmente nei locali del centro di Via Conchetta.
Curiosamente la decisione del giudice sostiene che l’amministrazione comunale milanese è estranera allo sgombero, come avevamo già scritto dopo i fatti, dichiarando una volta in più che lo sgombero è nato da esigenze di pubblica sicurezza che non sono nella disponibilità del Comune di Milano, ovvero si è trattato di una operazione condotta da organi di pubblica sicurezza.
L’associazione ha indetto un incontro con la stampa e il pubblico per spiegare le proprie posizioni. Riccardo De Corato ha colto però la palla al balzo per sottolineare che ora anche per la giustizia gli occupanti del Cox sono del tutto fuorilegge.

Update! Sul link tutte le immagini della ri-occupazione del Conchetta - Cox 18.
Alle 20 di oggi circa 150 militanti del centro sociale Cox18 si sono riappropriati del centro sociale sgomberato il 22 gennaio scorso. La decisione di tornare nel centro è arrivata dopo aver partecipato venerdì mattina all’udienza davanti al giudice civile in cui si discuteva il ricorso degli esponenti del centro sociale, che chiedevano il reintegro nel possesso dell’immobile.
La notizia che lo sgombero non è stata un’iniziativa del Comune ma della Polizia è stata decisiva: “Stamattina l’avvocato del Comune ha spiegato che lo sgombero non è stata una decisione loro, qualcosa non quadrava. Noi avevamo un contenzioso con il Comune e invece è stata la Polizia a sgomberarci. Allora abbiamo deciso di riprenderci i nostri spazi, la nostra libreria e il nostro archivio”. Il Cox18 chiama a raccolta tutti i simpatizzanti per una serata di festeggiamenti e musica. Foto da Indymedia.

Dopo via Dei Transiti tocca a Casa Morigi, storico avamposto di occupazione in un palazzo nobiliare recuperato grazie agli occupanti. Facciamo due passi indietro. Nel decennio ’70 -‘80 in Europa si era diffusa la prassi dell’autocostruzione, cioè l’appropriamento di edifici pubblici deteriorati da parte dei cittadini. Casa Morigi è stata ed è tutt’ora una delle poche realtà italiane in linea con quella tendenza. Un realtà complessa dove si narra abbia avuto origine il movimento gay italiano.
Nel 1976 venne abitata per la prima volta sull’onda delle occupazioni europee. Gli inquilini-occupanti rimisero a posto il tetto, il riscaldamento, attuarono opere di consolidamento e risanamento cosicché da renderla accessibile ad altre famiglie. Gli attuali inquilini allestiscono mostre, spettacoli teatrali, ragionano sul diritto alla casa e sulla qualità dell’abitare, fanno associazionismo. Nell‘intervista di Affari Italiani a Roberta Liopi, storica inquilina giunta a Morigi con i genitori, c’è la storia intera, una storia di battaglie per la regolarizzazione che non è mai arrivata a compimento. Ora l’amministrazione Moratti ha deciso di vendere 75 stabili per rimpinguare le casse comunali.
Sono troppi gli interessi che circondano una dimora che si potrebbe tranquillamente vendere a 15 mila euro a metro quadro
Attualmente è in corso la cessione dell’intero edificio ad un Fondo di gestione immobiliare gestito da BNL che rivenderà lo stabile.
E’ uscito il mese scorso il primo censimento condotto da Michela Braga e Lucia Corno, due ricercatrici dell’università Bocconi, insieme ad una decina di associazioni che si occupano di grave emarginazione. Lo studio ha il merito di presentare dati inediti, lontani dall’idea del barbone romantico, quello che Pietro Mazzarella (che guarda caso oggi debutta a teatro con La leggenda del santo bevitore) ha portato sul grande schermo nel film capolavoro Un povero ricco (sopra l’incontro con Forforo).
Dalla ricerca (che potete leggere integralmente a questo indirizzo) emerge che il clochard medio ha un’istruzione media e un’età media anch’essa. Sui circa 5mila senza dimora censiti, il 30% è diplomato mentre il 7% è laureato. L’età media è di 39 anni e il 30% dichiara di lavorare, anche se ha un’occupazione precaria o in nero. Anche se sono ai margini della società, si tengono informati: il 70% legge i giornali. Oltre il 50% dei senza fissa dimora è italiano (seguito da un 9% di algerini/marocchini, egiziani, romeni e sudamericani) e sono quasi tutti uomini mentre le donne rappresentano poco più del 5% del campione analizzato.
Insomma, la depressione si acuisce e i senza tetto probabilmente aumenteranno. La sensazione che ci stiamo avvicinando al modello economico americano, con ammortizzatori sociali pari a 0, mi solletica già da un po’. Forse mi preoccupo eccessivamente?

Con l’anno nuovo una boccata d’ossigeno per le famiglie lombarde indigenti. Da lunedì è partito il piano straordinario da 25 milioni di euro della Provincia di Milano a sostegno delle famiglie in difficoltà e per rilanciare l’occupazione. Da domani saranno on-line i bandi per accedere ai finanziamenti. L’obiettivo della Provincia di Milano è dare un sostegno al reddito delle famiglie a rischio di impoverimento ed anche sostenere l’occupazione.