L’idea della giunta Pisapia di privatizzare Milanosport, la società controllata al 100% dal Comune che gestisce 27 impianti sportivi in città, sembra diventare di giorno in giorno sempre più concreta. All’inizio furono indiscrezioni uscite sui giornali, dove voci vicine alla giunta definivano la società un “carrozzone” e ne auspicavano lo smantellamento. Poi il braccio di ferro - sempre più duro - tra l’assessore allo sport Chiara Bisconti e i vertici dell’azienda. Nel momento delle iscrizioni per bambini e ragazzi (primo settembre), le code e il caos agli sportelli furono all’origine di un botta e risposta piccato tra Palazzo Marino e Milanosport.
Ieri l’annuncio delle dimissioni da parte del presidente Mirko Paletti. Dimissioni accettate e anche di buon grado. Il nodo formale dello scontro si è giocato tutto sul ruolo della controllata. Da una parte la giunta Pisapia, che ritiene Milanosport un baraccone con perdite intorno agli 8 milioni di euro all’anno e considerata una spesa non sostenibili, di questi tempi di tagli, aumenti dei biglietti e buchi di bilancio. Dall’altra Paletti che rivendica come i conti in rosso della società non siano il segnale di una perdita ma di una spesa sociale, impiegata per promuovere lo sport, prima missione della società (da statuto).
La parola fine sul mandato di Paletti apre quindi una nuova fase per la società. Su due strade sembra indeciso il Comune: lo smantellamento di Milanosport e il passaggio in gestione degli impianti ai privati o la privatizzazione. Non si può non osservare che, in entrambi i casi ci sarebbe comunque un primo effetto: l’aumento delle tariffe che smetterebbero di essere sociali (4 euro per le piscine è tra i prezzi più bassi d’Italia) e diventerebbero di mercato.
Foto | Flickr

Le piste ciclabili sono proprio scarsine a Milano, e questo è già un fattore di malcontento per molti fan della bicicletta. Spesso è però anche il modo in cui le (poche) piste vengono realizzate ad essere oggetto di critiche: ad esempio qualche settimana fa proprio su queste pagine vi abbiamo raccontato della Lotto-Monterosa, che qualcuno ha definito la “peggiore di Milano”.
Date però un’occhiata alla foto qua sopra (che ho scovato sul sito dell’onlus Ciclobby, autore Federico Bursi): un bel cartello con due pali in mezzo alla pista di Corso Garibaldi, con tanto di freccia che sembra suggerire di andarci addosso, con un effetto a dir poco demenziale.
Parafrasando un libro un po’ vecchiotto, ma sempre di successo, potremmo dire che “è più facile per una bici passare per tra due paletti che per il Comune realizzare una pista decente“.
Foto | Federico Bursi / Ciclobby.
Avete seguito il nostro reportage sull’arredo urbano a Milano? E quello sulle assurdità urbanistiche in Bicocca? Eccovi oggi un quiz di milanesità che rappresenta la perfetta sintesi di questi due precedenti filoni: un esempio di rara efficacia di arredo urbano assurdo.
A cosa servono infatti i due paletti di pietra, e soprattutto l’elegante e rimovibile catena dotata di lucchetto che li collega, se sono affiancati da tre archetti antiparcheggio del tipo “metalizzato”? Qual’è la ratio di questo accostamento apparentemente così assurdo e - soprattutto - chi ne è il responsabile?
State tranquilli: non vi chiedo di rispondere a queste domande così retoriche. Mi accontento che, nella classica tradizione dei quiz di milanesità, mi diciate dove si trova. E non è per niente difficile da capire, almeno questo.
Qualche settimana fa vi ho presentato il mio piccolo reportage sull’arredo urbano di Milano, e non poche delle foto che lo corredavano erano state scattate dalle parti di Chinatown. Oggi sono passato per caso di nuovo in via Paolo Sarpi e ho notato una vera e propria bizzarria: i primi due paletti antiparcheggio di via Braccio da Montone sono stati avvolti da qualcuno in una sorta di maglioncino dai colori sgargianti!
Date un’occhiata alla gallery: si direbbe proprio che le guaine di lana siano state create su misura per i paletti. Chi potrà essere l’autore di tutto questo? I tanto bistrattati commercianti cinesi? Gli agguerriti comitati di quartiere italiani? Qualche sedicente artista d’avanguardia?
In ogni caso, un bel modo di creare un po’ di sano stupore e di ravvivare quell’arredo urbano milanese che, come abbiamo visto qualche tempo fa, non è esattamente un modello di virtù estetiche.
Se le strade milanesi non sono un modello di armoniosa eleganza, questo è dovuto anche ai dettagli del suo arredo urbano: tutto un caotico accumulare ed accostare stili diversi, senza il benché minimo senso apparente.
Dopo la puntata di martedì, dedicata ai paletti anti-parcheggio, veniamo oggi ad un altro cas de figure: gli archetti, che si distinguono dai loro fratelli maggiori per il fatto che permettono di legare biciclette e motocicli.
Ne esistono due varietà principali: quelli gialli, più sottili ed arrotondati, e quelli metallizzati (presubilmente parenti stretti dei paletti silver di cui abbiamo parlato ieri). Questi due tipi vengono spesso accostati gli uni agli altri, e non è raro il caso che vengano inseriti per sostituzione archetti di un tipo all’interno di serie dell’altro.
Continua a leggere: L’arredo urbano di Milano, la città sciatta: seconda parte, archetti e barriere
Quando andiamo via da Milano e rimaniamo colpiti dall’ordine e dall’armonia di un’altra città (magari straniera), spesso non sappiamo bene neanche noi a che cosa ci riferiamo. Un fattore sicuramente importantissimo nel creare un’impressione di questo tipo è però sicuramente l’arredo urbano.
Buona parte della scarsa eleganza che contraddistingue la nostra città è ad esempio dovuta alla poca cura posta dai suoi amministratori nel mantenere una coerenza nello stile di questi piccoli-grandi dettagli delle strade cittadine.
Con queste idee in testa, mi sono concentrato sul caso macroscopico di paletti, archetti anti-parcheggio &co., cercando di iniziare una specie di mini-censimento delle loro varietà, e degli assurdi accostamenti di cui spesso sono protagonisti. Tutto nella gallery, e dopo il salto.

Qualche tempo fa avevo segnalato con un paio di foto sulle pagine di 02blog, un, a mio parere, evidente pericolo per chi guida, soprattutto per ciclisti e motociclisti. I paletti che avevo segnalato su quel post erano in Largo Marinai d’Italia, questi che vedete sono esattamente uguali e sono all’inizio di Corso di Porta Vittoria, proprio davanti alla Sormani. Come vedete in foto, anche loro non hanno una forma proprio rassicurante…