Come quasi tutti certamente saprete, ieri sera a San Siro sono andati in scena i Muse - ormai diventati il gruppo rock per eccellenza degli ultimi anni al punto che invece di suonare in qualche grosso locale o in qualche palazzetto gli è stato “concesso” l’onore del Meazza. Ma, come ogni estate, ogni anno, ogni concerto insieme alle chitarre arrivano - puntuali come le tasse - anche lamentele e polemiche di chi a San Siro ci abita e vive ormai questa situazione dei concerti come un’ autentica nevrosi.
A quanto risulta dai rilevamenti ieri sera i Muse avrebbero rispettato la soglia di decibel imposta dal comune e quindi - in teoria - non si capisce dove sia il problema e l’appiglio per la polemica. Il problema invece pare ci sia - non sono i decibel impazziti quelli che tengono svegli gli abitanti della zona; sono le “vibrazioni” che tra chitarre e pubblico saltellante producono un vero e proprio effetto terremoto per gli abitanti delle zone limitrofe.
Ma non solo, a tale inconveniente va sommato quello delle migliaia di auto che sfollano dalla zona a concerto finito creando ingorghi, suonando il clacson etc.. insomma facendo baccano fino a tarde ore. Ma non è lo stesso per il calcio? A quanto pare no. O meglio succede solo quando ci sono coppe e derby a San Siro, quindi di rado. Ora la domanda che mi pongo e che pongo agli abitanti della zona; magari sbaglio io, ma anche questi megaconcerti avvengono di rado. Anzi, molto più di rado di coppe e derby durante l’anno (per dire il prossimo concerto, di Ligabue, è tra più di un mese mentre le coppe si giocano ogni due settimane circa).
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Un paio di giorni fa su Il Post si leggeva un interessante riassunto della situazione scuole in Italia; sempre più in alto mare tra tagli alla didattica e al personale. Un problema che tocca ovviamente sia gli studenti sia le famiglie lavoratrici. Come giustamente scriveva l’autore del pezzo:
Il tempo pieno non è andare a scuola anche il pomeriggio. Non è un’aggiunta di ore. È un progetto didattico che ha una lunga storia e consolidati risultati, che estende a un numero maggiore di ore scolastiche le necessità di apprendimento dei bambini attraverso attività e insegnamenti strutturati su questo numero di ore. E che fa assumere alla scuola la responsabilità di una formazione più collettiva dei bambini, più basata sul rapporto con gli altri
Il fatto è che proprio questo assunto sembra stia venendo a crollare e quello che è stato un diritto assodato fino all’altro ieri per molti di noi, oggi è un lusso che lo stato non può più permettersi. Un lusso la cui ricaduta pesa molto - in termini di soldi e di tempo - sulle famiglie lavoratrici. Questo nonostante il Ministro Gelmini sostenga che le classi a tempo pieno siano addirittura aumentate rispetto al passato.
Lo Stimato Severgnini la manda a dire ad Atm sulle pagine del suo blog Italians. Dopo il polverone alzato con la doppia fila, destinato poi ad avere un seguito recente, ora il giornalista del Corriere se la prende con le scale mobili. In particolare quella che sale (salirebbe) dal metrò (M2) alla Stazione Centrale, “immobile dalla vigilia di Natale. Un cartello annunciava il ripristino entro il 10 febbraio. Dopo alcune proteste e l’intervento di vari rompiscatole - tra cui “Italians” - il cartello è stato corretto a mano: “La scala mobile tornerà in funzione il 29 gennaio”. Vedremo.
Ma c’è ne’ anche per un’altra scala (im)mobile, quella di Cordusio: “A M1 Cordusio (da mezzanino in superficie, lato Orefici), l’altroieri stava un’altra scritta: “Riapertura 16 gennaio 2010″. Però martedì era il 19 gennaio. Se qualcuno avesse preso alla lettera l’ATM (Aggiustiamo Tutto Meravigliosamente) sarebbe caduto nel buco dove tre operai stavano lavorando. Chissà: magari gli offrivano un caffè”.
Scale (im)mobili anche a Moscova, Maciachini, Brenta, Pero e Rho. In Centrale, però, non è ripartita: “Giorni fa l’ufficio-stampa ATM gli ha scritto: Purtroppo l’intervento di manutenzione è più lungo del previsto (…) L’impianto in questione risale infatti al 1981 e quindi non solo è più soggetto a guasti ma richiede anche maggiori tempi per gli interventi di manutenzione a causa della difficoltà nel trovare i pezzi di ricambio”.

Accademia di Brera e Grande Brera. Passato e futuro, in mezzo le proteste. Il destino di questa storica istituzione, di cui la Pinacoteca è figlia dato che fu creata dal commissario per le Belle Arti di Napoleone, Andrea Appiani, nel 1809 grazie a confische fatte in mezza Italia, è il divorzio ma gli studenti non ne vogliono sapere ricevendo per la loro mobilitazione la solidarietà dell’ex-studente Dario Fo. Eppure il progetto della Grande Brera può realizzarsi solo se gli ambienti dell’Accademia saranno liberati per essere trasferiti in via Mascheroni, nell’ex-caserma Magenta.
Almeno, così la pensa il presidente Mazzotta che ai cinquemila metri quadri dell’Accademia non vuole rinunciare. Il direttore Mariani appoggia invece i suoi allievi e rilancia chiedendo Palazzo Citterio, ottomila metri quadri vuoti appena più in là, al civico 12, ma destinati anch’essi al progetto Grande Brera. Il risultato è uno stallo che non aiuta né chi vorrebbe dare alla città un museo d’arte alla pari con i grandi d’Europa (magari non del Louvre sebbene il ministro Bondi ne sia convinto) né chi come gli studenti vedono nel progetto molti punti oscuri, su Facebook il loro appello.
La fine dei lavori – a questo punto dovrebbero iniziare l’anno prossimo a far partire i cantieri ma staremo a vedere – coincide con Expo 2015. Altro che 2012, sembra debba accadere tutto per il 2015 a Milano…
Foto | Flickr

Un’altra battaglia aspetta i battaglieri pendolari di Rho, le cui proteste dei mesi scorsi hanno avuto l’effetto di far riaprire la stazione di Rho centro ad inizio settembre. Motivo della nuova protesta che infiamma gli animi è il sovrapprezzo che i viaggiatori della linea si trovano inspiegabilmente a pagare. Per questo il Centro Sociale Fornace e il Comitato No Expo hanno inviato oggi all’Assessore Regionale alle Infrastrutture e mobilità Cattaneo una lettera in cui si richiede un incontro e un intervento per mettere fine al più presto a queste disparità di trattamento.
All’origine del sovrapprezzo sta il fatto che per calcolare la fascia chilometrica e la corrispettiva tariffa, la distanza viene misurata dalla Stazione Centrale di Milano alla Stazione di Rho Città, proprio la tratta dei treni interregionali Milano Torino, che a Rho non fermavano più per fermare alla nuova stazione di Rho Fiera.
Continua a leggere: A Rho i pendolari insorgono: "paghiamo di più"
Ieri mi sono imbattuto per caso in questa centralina elettrica, vicino a un attraversamento pedonale, letteralmente ricoperta di scritte piuttosto offensive (vengono tirate in mezzo anche le mogli..) verso i realizzatori di un non meglio specificato parcheggio.
Nella migliore tradizione dei Quiz di Milanesità, vi chiediamo di indovinare dove si trova questa centralina. Attenzione, il quiz sembra difficile solo a prima vista: le scritte (che potete vedere meglio in gallery) danno almeno un indizio importante.
Menzione d’onore a chi ci saprà dire anche che cosa hanno fatto i realizzatori del parcheggio per scatenare tanta ira da pennarello..
Negli ambienti milanesi che ho la ventura di frequentare non conoscere il Frida - locale in via Pollaiuolo, zona Isola - equivale a non sapere come andare dal Duomo a Stazione Centrale coi mezzi. Un’imperdonabile stravaganza.
Siamo non molto lontani dal famoso locale jazz Blue Note, ma l’atmosfera e la clientela sono piuttosto diverse: questa vecchia fabbrica riciclata in locale è infatti sufficientemente alternativa per permettere la famosa distinzione Bourdieusiana, ma abbastanza chic per non sconfinare nel robboso. In questo senso, mi ha ricordato certi locali di Berlino, complice anche l’arredamento con opere d’arte di artisti emergenti e il fatto che i gestori del Frida sono tutti giovani: una rarità per la nostra città.
Ma veniamo ai prezzi, che si situano nella classica media milanese: 5€ una birra media alla spina (3,5 il lunedì), 6€ un cocktail. C’è poi una discreta scelta di vini, a 4-5€ il bicchiere. Sconsigliato invece l’happy hour, che è rimasto quello degli albori: breve (18-21), con birra a prezzo ridotto invece che maggiorato (4€) e poche tartine/patatine.

Quando ho letto questa notizia su rockol.it, ho fatto un balzo sulla sedia: “Il concerto di Bruce Springsteen allo Stadio Olimpico di Roma (..) comincerà un’ora più tardi, alle 22.00 anziché alle 21.00″. Com’è possibile?
Riepiloghiamo: Springsteen suona a San Siro il giugno scorso, comincia alle 20.30, orario ingiunto dal Comune a causa delle note proteste dei residenti del quartiere. Il Boss suona tantissimo, come suo solito, ma rispetta al millimetro il limite di decibel imposto fino alle 23.30; poi però si lascia prendere dall’entusiasmo e va oltre i tempi consentiti, concedendo 22 minuti di bis, con grande gioia dei fan.
Per questo motivo, 46 residenti del quartiere fecero un esposto: ne seguì un avviso di garanzia per il promoter italiano di Springsteen, e - a Gennaio 2009 - la decisione del Boss di snobbare Milano nel suo nuovo tour estivo, preferendo gli stadi di Roma, Torino e Udine.
Ora questa notizia: la E-Street Band salirà sul palco romano ben un’ora e mezzo più tardi rispetto a quanto fatto a Milano. Dove, nonostante tutte queste precauzioni, si beccò una denuncia. A Roma invece probabilmente, viste le abitudini di Springsteen, il concerto finirà verso l’una di notte. A questo punto, due questioni rimangono aperte: perché questo può accadere a Roma, e a Milano no? I cittadini romani presenteranno anche loro un esposto?
Foto | Flickr.

Quello che vedete nella foto qua sopra è un tram Sirio: la ragione per cui non è verde è che si tratta di un prototipo della nuova linea tramviaria di Firenze, di cui si è svolto ieri il primissimo collaudo nelle strade della città. La cosa curiosa è che la vettura è stata oggetto di contestazioni da parte di un centinaio di manifestanti (tra cui alcuni consiglieri comunali), contrari da sempre alla costruzione di una nuova linea di trasporto su ferro.
Questo fatto mi ha fatto sorgere un interrogativo: come mai proteste di questo tipo non si sono mai viste dalle nostre parti? Non che manchino le contestazioni del rumore provocato dai Sirio in curva, ad esempio; quello che voglio dire è però che neanche gli agguerritissimi comitati milanesi si sono mai sognati di mettere in discussione il principio per cui l’inaugurazione di una nuova linea di tram è un progresso, da salutare con grida di giubilo.
Qual è la ragione di questa così grande differenza secondo voi? Una superiorità antropologica del milanese, per sua natura più aperto alla modernità e all’innovazione degli altri italiani? Oppure invece una sua certa insensibilità estetica, dovuta all’assuefazione alle molte brutture della sua città, che lo porta a non realizzare l’impatto deturpante dei tram? A voi la parola.
Foto: La Repubblica Firenze.
La Ztl di Via Paolo Sarpi non conosce pace, dopo le forti polemiche scatenate dall’Associazion Liberi Esercenti Sarpi, arriva ora la nuova bozza di progetto per il nuovo arredo urbano.
La proposta del comune sarebbe già stata consegnata agli esercenti che si affacciano sulla via al centro della Chinatown milanese. Se da un lato è stata accettata la proposta di creare degli spazi per locali, i dehors, in modo da poter mettere tavolini all’aperto, dall’altro la “vera notizia” è che in base ai primi rilievi per verificare gli spazi disponibili, ci si è resi conto immediatamente che le famigerate “isole” costruite in fretta e furia per evitare parcheggi selvaggi, devono essere convertiti in piazzole adatte a ospitare le strutture esterne dei locali e quindi richiedono lavori strutturali non da poco.
Si prevedono quindi nuovi tempi di cantieri necessari per la modifica della sede stradale della carreggiata seguiti, con ogni probabilità, nuove contestazioni da parte dei commercianti. Palazzo Marino parla di lavori finiti entro la primavera, se potremmo berci un aperitivo prima dell’autunno forse potremmo esserne soddisfatti.
Foto | Sognidignomo