Chi non conosce Mariano Apicella, coautore insieme a Berlusconi di pezzi involontariamente comici come Napoli nel cuore e Meglio ’na canzone - qui un promo incredibile su Orrorea33giri - nonché “colonna sonora” ufficiale delle serate del premier? Probabilmente nessuno, eppure il povero menestrello di corte non sembra avere molto appeal sul pubblico, almeno sui milanesi.
Il suo concerto a Milano, infatti, previsto per il 10 marzo nella “sala grande” del Teatro Arcimboldi – che non sarà il mitico Palace Hotel dei Blues Brothers, ma che con i suoi 2400 posti non è così facile da riempire – è stato annullato, a quanto pare, per un clamoroso flop nelle prevendite della serata, un flop che ha segnato l’imbattibile minimo storico di una prevendita.
Il menestrello di corte del XXI secolo, l’ex posteggiatore di clienti al ristorante che ha fatto fortuna a colpi di duetti con Silvio Berlusconi, questa volta sembra aver fatto proprio un buco nell’acqua, dunque. Ma la causa dell’annullamento potrebbe non essere semplicemente l’assenza di pubblico: anche se già quello, insomma, non è un problemino da poco se devi fare un concerto.
Continua a leggere: Apicella all'Arcimboldi: concerto annullato, un solo biglietto venduto
Ci passo davanti più o meno tutti i giorni, e mi sono sempre chiesto cosa fosse: oltre a un rifugio per senzatetto e un muro di allenamento per writer della zona e non. Ieri pomeriggio ero in giro e c’era ancora un po’ di luce, così sono sceso a fare qualche foto. A me quella costruzione abbandonata, vicino alla stazione di Greco, ha sempre evocato qualcosa di simile alla montagna di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo. Tra un po’ inizierò a disegnarlo col puré, quell’edificio.
Una specie di Ayers Rock australiano, ma a Milano nord, un monumento quasi brutalista al degrado più sfrenato: sembrava apparentemente disabitato. Per arrivarci, vi sconsiglio la scarpata che trovate sul lato verso Bicocca, decisamente troppo ripida. Fate quattro passi sul cavalcavia - per capirci, andando verso il Dynamo - dal lato opposto alla ciclabile, e troverete una sbarra divelta e una comoda discesa fangosissima che nel giro di pochi attimi vi porterà alla costruzione.
Di cui però, non ho scoperto nulla: che cos’era? Un ex deposito FS? Una rimessa? E’ mai stato utilizzato per qualcosa? Lo abbatteranno? Lo riqualificheranno - se ne parla su skyscrapercity - prima o poi?
Continua a leggere: Foto: la costruzione abbandonata sotto il cavalcavia Breda
Ieri vi avevamo invitato a mandarci le vostre foto della neve su Milano: ci abbiamo fatto un post nel pomeriggio, ma dopo qualche ora, verso sera, sono arrivate delle altre immagini, quelle che vedete nella gallery. E sono talmente belle che meritano un post a sé. Queste immagini le ha scattate Alessio Mesiano: nella stringata biografia che inserisce sul suo sito spiega che
Sono nato nel 1982 e vivo in provincia di Milano. Laureato in architettura e studente di bioarchitettura
e poco altro. Cercando in giro si scopre che è un eccellente fotografo: date un’occhiata al suo reportage dalle Isole Far Oer, pubblicato sul sito di Nikon Italia, o anche a qualche altra sua immagine su jpgmag. Non male direi! E anche tenendo come soggetto Milano innevata, se l’è cavata alla grande.
In passato ci siamo spesso occupati del quartiere Bicocca: sorto dove una volta c’erano gli stabilimenti storici della Pirelli è un esempio di riqualificazione riuscita - al di là dello stile architettonico che può piacere o non piacere. Tra università e teatro - gli Arcimboldi - è un luogo decisamente più “finito” di Milano Santa Giulia, quella sì, una grande incompiuta.
Ma come diventa Bicocca sotto la neve? Una via di mezzo tra una caserma siberiana nell’Unione Sovietica - la fascinazione di Vittorio Gregotti per certe architetture da socialismo reale, molto dure, molto razionali, è evidente - è il parco giochi ideale per bambini di tutte le età, soprattutto quando ci sono 30 cm di neve in giro. Date un’occhiata alla gallery.
Continua a leggere: Foto: neve su Milano, il quartiere Bicocca
Solo ieri vi ho illustrato una delle più grandi assurdità del quartiere Bicocca: il parchetto zona-tampone. Veniamo oggi ad un’altra emblematica bizzarria del quartiere gregottiano: le parti incompiute.
Prendiamo ad esempio proprio l’ingresso su via Padre Beccaro del giardino pubblico di cui sopra: il cantiere è stato abbandonato a metà dei lavori da circa 4 anni, nonostante che le residenze adiacenti siano pronte più o meno da allora e che lo spazio verde sia aperto ormai dal 2007.
La ragione non si sa, o almeno a me è sfuggita. I proprietari tuttavia hanno dovuto dare prova del proprio ingegno, nel corso degli anni, per mantenere l’area off-limits. Più volte infatti il vento ha fatto cadere le barriere di legno e metallo poste a protezione di questo scampolo di cantiere incompiuto. Finché qualcuno ha avuto un’idea geniale.
Continua a leggere: Assurdità in Bicocca puntata n°4: le parti incompiute
Il quartiere Bicocca non è solo un posto pieno di discutibili edifici moderni, ma è anche un luogo costellato di piccole e grandi assurdità architettonico-urbanistiche, minuscoli emblemi di come viene gestita la nostra cara Milano.
Il mese scorso vi abbiamo raccontato del palazzone costruito attaccato alla villa settecentesca; oggi è il turno di uno scandalo meno appariscente, ma non meno paradossale: quello della piazzetta ribassata di fronte all’edificio U-7 dell’Università, in via Padre Gerardo Beccaro.
La costruzione della piazza è cominciata già nel lontano 2002, per essere terminata “solo” un paio di anni dopo. Ma (ecco la prima assurdità), le barriere al suo ingresso sono state rimosse solo da pochi mesi. Poco male, verrebbe da dire, visto che studenti e abitanti del quartiere sembrano evitarla comunque.
L’assurda piazzetta dell’edificio U-7 in Bicocca
Continua a leggere: Assurdità in Bicocca parte 2: la piazzetta meno accogliente del mondo
L’edificio che vedete nella foto qua sopra è l’emblema di un paradosso tipicamente milanese: si tratta infatti di un’antica dimora - a quanto pare citata in archivi storici fin dal ‘700 come “Villa della Delizie” - che si trova nel bel mezzo del quartiere Bicocca, all’angolo tra via Segnanino e via Cozzi per la precisione.
Per quanto sembri incredibile essa è stata risparmiata sia dall’industrializzazione dell’area di un secolo fa che dalla successiva, discussissima, riqualificazione del quartiere firmata Vittorio Gregotti: la villa è infatti rimasta abbandonata per anni, fino ad un recente restauro conservativo che l’ha riportata all’antico splendore, con tanto di stucchi e ornamenti. Da qualche tempo l’edificio ospita tra l’altro alcuni uffici della vicina Università Bicocca.
Il Comune di Milano ha però concesso recentemente l’autorizzazione a costruire un plesso residenziale di 4 piani (il doppio della villa) appoggiato direttamente contro un muro dell’antico di edificio. Non è possibile al momento ottenere un rendering del risultato finale, ma mi sembra difficile che non finisca per non essere il classico “pugno nell’occhio”. I lavori sono già in corso, date un’occhiata alla gallery qua sotto: voi cosa ne pensate?
La Villa delle delizie in Bicocca e il nuovo edificio residenziale

Vi avevamo parlato quest’estate della “sfida a due” tra architetti per il completamento del quartiere Bicocca, ovvero per quell’area, collocata tra l’università e il centro commerciale Europlex, che si era pensato di offrire al Neurologico Besta e che invece è da anni un enorme buco. Ebbene, dal qualche tempo si sa anche il nome del vincitore: Sergio Pascolo.
Si tratta innanzitutto di una vittoria della continuità e dell’architetto che ha firmato la maggior parte del quartiere esistente: Vittorio Gregotti. Pascolo infatti, che è stato suo allievo, ha firmato un progetto in puro Gregotti-style. Secondo le parole della commissione giudicatrice infatti esso:
si inserisce meglio, rispetto agli altri, all’interno del preesistente tessuto urbano; prevede un disegno del parco unitario e continuo e lascia il maggior spazio possibile al verde; suggerisce infine soluzioni più economiche per la realizzazione
Continua a leggere: La Bicocca viene completata in puro stile Gregotti
Quello delle scritte sui muri è un tormentone del dibattito milanese: se ne parla spesso e volentieri, forse troppo. Per fare delle distinzioni: tra murales, graffiti, tag, tra le opere d’arte e il resto. Per fare dei distinguo, anche: tra chi vorrebbe concedere spazi ai writer e chi crede alla sola repressione.
Ci sono opere dello spray urbano di cui non si parla però troppo di frequente: sto parlando delle scritte “politiche”, quelle che rendono i muri oggetto di infantili faide tra fazioni che si situano agli estremi opposti dello spettro politico. E’ ciò che accade da alcuni mesi nel quartiere Bicocca, come potete vedere nella gallery che vi proponiamo.
La cosa più interessante è che gli attivisti-graffitari non si limitano a cancellare gli uni le scritte degli altri, o lanciarsi insulti reciproci, nottetempo, sui muri ocra del quartiere: fascisti e comunisti infatti sembrano infatti andare d’accordo su molte più cose di quanto si potrebbe immaginare. Sul fatto che le bombe nelle stazioni le mettano i “padroni”, ad esempio (forse per la rima); oppure sul fatto che l’Italia debba uscire dalla NATO. In materia di welfare li distingue poi ben poco: gli uni invocano il mutuo sociale, gli altri il reddito. Lo scontro si gioca più sugli aspetti simbolici: i nazi disegnano una celtica, i compagni la impiccano, i nazi tornano e mettono una “A” di anarchia nel cappio.
Date un’occhiata alla gallery, davvero: se non vi viene un attacco di rabbia, potreste anche crepare dal ridere.
La battaglia a colpi di scritte sui muri di fascisti e comunisti del Nord Milano











Vedete la spianata sulla destra nella foto qui sopra? E’ così da anni, mentre il resto del quartiere Bicocca ha visto terminare - anche recentemente, basti pensare all’apertura della collina dei ciliegi - abbastanza rapidamente il resto delle costruzioni. Dal 2009 anche l’area che inizialmente sembrava essere destinata a diventare la nuova sede del Neurologico Besta - che sorgerà invece dalle parti dell’Ospedale Sacco - vedrà svettare palazzi e torri futuribili. Concorrono per il progetto due studi milanesi, quello di Cino Zucchi e Sergio Pascolo. Il secondo, “gregottiano” di ferro, promette di mantenere una maggiore continuità architettonica con il resto del quartiere:
Gli edifici di Pascolo sono torri compatte, collegate a tratti da una piastra monopiano con funzioni commerciali. Costruzioni molto chiuse con minime bucature che creano un effetto di “corrosione”. A quota zero, l’architetto propone la realizzazione di portici che mediano il passaggio dalla zona pubblica a quella privata dei condomini