Il quartiere Bicocca non è solo un posto pieno di discutibili edifici moderni, ma è anche un luogo costellato di piccole e grandi assurdità architettonico-urbanistiche, minuscoli emblemi di come viene gestita la nostra cara Milano.
Il mese scorso vi abbiamo raccontato del palazzone costruito attaccato alla villa settecentesca; oggi è il turno di uno scandalo meno appariscente, ma non meno paradossale: quello della piazzetta ribassata di fronte all’edificio U-7 dell’Università, in via Padre Gerardo Beccaro.
La costruzione della piazza è cominciata già nel lontano 2002, per essere terminata “solo” un paio di anni dopo. Ma (ecco la prima assurdità), le barriere al suo ingresso sono state rimosse solo da pochi mesi. Poco male, verrebbe da dire, visto che studenti e abitanti del quartiere sembrano evitarla comunque.
L’assurda piazzetta dell’edificio U-7 in Bicocca
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I residenti di piazzale Dateo, e zone limitrofe, avranno avuto di che festeggiare questo weekend. Senza protestare rumorosamente come avviene in altri quartieri milanesi, questi stoici cittadini hanno sopportato per anni i cantieri del Passante Ferroviario (prima) e del parcheggio sotterraneo (dopo).
Oggi la piazza torna proprietà della città, viene riaperta al traffico dando nuovo respiro ai palazzy liberty che si affacciano sulle aree che presto torneranno verdi con la primavera. Ritorneranno i problemi legari al traffico, alla pista ciclabile utilizzata come parcheggio, al rumore, ma per lo meno i disagi di scavi, dei cantieri aperti, i ritorno dei mezzi pubblici (compresa la stazione del Passante) daranno una boccata di ossigeno a chi trattiene il fiato da oltre dieci anni.
Foto | Peri
L’entrata in servizio della metrotranvia 31 per Cinisello Balsamo di un mese fa ha comportato - come vi abbiamo puntualmente segnalato - una rivoluzione nelle linee di superficie di tutta l’area Nord di Milano. Secondo la massiccia campagna informativa di ATM, ciò si sarebbe tradotto in una maggiore copertura del territorio, regolarità del servizio e frequenza di passaggio dei mezzi.
Tuttavia secondo il giornale di quartiere “Zona Nove” (la più toccata dalle modifiche), tra gli interessati le lamentele sarebbero molte più degli apprezzamenti: pare infatti che da un mese a questa parte vi siano forti irregolarità di frequenza per le linee 5, 7 e 42, mentre il nuovo percorso della 40 tra viale Suzzani e via Ornato sembra scontentare un po’ tutti. Secondo alcuni inoltre la nuova linea 87 sarebbe perennemente paralizzata dal traffico nel tratto Arcimboldi (Bicocca) - Sesto Marelli.
Disagi che hanno già provocato mobilitazioni: dai cittadini di viale Fulvio Testi che raccolgono firme per il ripristino di alcune fermate di tram soppresse al Consiglio di Zona 9, che ha chiesto un incontro urgente con ATM, Comune e Agenzia Mobilità e Ambiente.
Prendiamo per una volta sul serio le aspirazioni del famigerato Web 2.0 e cerchiamo di fare un po’ di informazione orizzontale: raccontateci la vostra esperienza di utenti del trasporto pubblico nella zona Nord di Milano in quest’ultimo mese, avete riscontrato anche voi problemi? Oppure si è trattato davvero di un miglioramento?

“Zona Nove” è un giornale di quartiere nato ai tempi della “vecchia” zona, quella, per intenderci, che comprendeva le sole Niguarda, Ca’Granda e Bicocca, nel nord della città. Con la nuova suddivisione del 1999, la zona 9 ha mantenuto incredibilmente lo stesso numero, ma si è ritrovata ad accogliere al suo interno parecchi nuovi quartieri.
Tra questi, la famosa Isola, nota per la vivace vita notturna e per l’opera di rinnovamento edilizio che ne sta toccando i margini. Ed è proprio per catturare l’attenzione di questo quartiere periferico della vecchia Milano che il giornale di quartiere niguardese ha ideato una nuova pubblicazione, “Zona Nove Isola“, ormai giunta al suo terzo numero in un anno, costituito da ben 8 pagine a colori.
Attenzione però: il periodico in questione è diretta espressione della Società Edificatrice Niguarda. Per i meno esperti, si legge così: ex Democratici di Sinistra, ora Partito Democratico. Il giornale è dunque piuttosto vivace nelle sue critiche agli amministratori milanesi di centrodestra, e a volte finisce per scadere nel patetico.
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Secondo il settimanale “L’Espresso”, il generale declino economico delle famiglie italiane avrebbe raggiunto anche il signorile quartiere residenziale Milano2, banlieue per ricchi nonchè geniale creazione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, quando ancora era solo un immobiliarista come tanti.
Nel 2009 il quartiere compirà trent’anni, ma l’atmosfera non è proprio quella dei festeggiamenti: a quanto pare infatti sempre più residenti sono spinti dal caro vita a vendere le proprie “residenze” per trasferirsi un po’ più lontano da Milano, dove i prezzi sono più bassi. E gli appartamenti non si rivendono facilmente: costano troppo e, dopo tre decadi, cominciano ad avere bisogno di ristrutturazioni.
Se a questo aggiungete la scarsità di negozi di prossimità, uccisi dai vicini centri commerciali, e l’aumento dei furti in appartamento (che i residenti denunciano su Facebook), le ragioni dell’esodo sembrano chiare: ogni progetto, se abbandonato a se stesso, prima o poi va incontro a un declino. E il deus ex machina di Milano2 forse è stato troppo occupato da altro negli ultimi 15 anni…
Via | L’Espresso
Foto: Idv32, Flickr.
Quello che vedete nella foto qui a fianco è l’ultimo arrivato tra i progetti della Bicocca. Il tanto famoso quanto discusso quartiere firmato Vittorio Gregotti si avvia infatti a completamento e, dopo le 8 torri residenziali firmate Sergio Pascolo di cui vi avevamo parlato quest’estate, si regala un nuovo edificio per l’Università.
Si tratta di un enorme blocco rosso-ocra (quello che ormai molti chiamano confidenzialmente “color Bicocca”), progettato dallo studio Gregotti per 47.000 metri quadri, che verrà a chiudere il quadrilatero di Piazza dell’Ateneo Nuovo. Previsto il trasferimento nell’edificio delle facoltà di Giurisprudenza e Sociologia (attualmente negli adiacenti U6 e U7), oltre che la realizzazione di numerosi posti letto per gli studenti, in particolar modo stranieri: l’Università spera infatti in questo modo di poter dare una svolta al suo tentativo di internazionalizzazione.
Conflitti, sciovinismi, partigianerie sono insiti nell’uomo e trovano modo di venire a galla anche tramite i social network. Facebook, a parte tirare fuori l’adolescente infelice e frustrato che giace in noi, offre la possibilità di rimpinguare localismi vari e appartenenze dell’ultimo minuto. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi, questi gruppi sono frivoli e innocui, una scusa come un’altra per sentirsi meno soli, per condividere i propri interessi con altri e, naturalmente, abbordare.
Ovviamente - a causa di questo Renato Brunetta passerà notti insonni - il posto migliore dove trastullarsi iscrivendosi a gruppi e commentare facezie e gossip è il posto di lavoro (sono 4700 in Italia gli iscritti al gruppo “Cazzeggio al lavoro con facebook”), tanto che le aziende stanno cercando drasticamente si limitare il tempo perso dai propri dipendenti per queste attività improduttive che esulano totalmente dalla mission aziendale. La Provincia di Milano si è adoperata per bloccare l’accesso al social network ai propri dipendenti.
Interessante, a proposito, un’inchiesta di Repubblica sulle tribù milanesi che impazzano su Facebook, e che si contraddistinguono per “milanesità”: c’è “Gruppo Barella”, per i fan della cocaina, “Noi abbiamo il Duomo voi metà Colosseo” in opposizione ai nemici romani, “Ringraziamo l’ATM” (ironico), “Le ferrovie nord incarnano il male” o addirittura il minaccioso “Movimento rivoluzionario anti autovelox e anti ecopass”. Poi ci sono quelli che richiamano l’appartenenza ad un quartiere, naturale evoluzione multimediale delle t-shirt “Straitjacket” che spopolavano sino a poco tempo fa. Voi avete qualche inutile gruppo da proporre?
Foto|Flickr|laughing squid