Qualcuno lo ha scoperto ed è diventato cliente fisso (leggi: la sottoscritta) già da una quindicina d’anni, quando il ristorante WU era situato in Via Ricciarelli ed offriva un menù di identità ibrida: metà cinese, metà giapponese. Gestione famigliare, pochi coperti, grande cortesia, altissima qualità. Si inserisce bene nel sondaggio sul migliore ristorante giapponese di Milano.
Nel 2003 il ristorante si è trasferito nell’attuale e più spaziosa sede di Via Dolci 28, che si è ulteriormente ingrandita un paio di anni fa. Il numero dei coperti è più che quadruplicato, il personale è aumentato, ma la sostanza, però, è rimasta quella di sempre. Pesce freschissimo di prima qualità, porzioni abbondanti, grandissima cortesia: e prezzi onestissimi, alla portata di tutti.
A mezzogiorno si spendono in media 15/20 Euro - i menù completi comprendono insalata mista, piattino del giorno, zuppa di miso e frutta, oltre alla portata principale da voi scelta - alla sera un po’ di più, ma raramente si superano i 25/30 Euro a testa; bevande, dessert e caffè inclusi (e si esce davvero sazi, credetemi!). Oltre ai classici Sushi e Sashimi, sempre ottimi, consiglio di provare il Sushi Arcobaleno…
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La formula, per dirla all’inglese, è quella del “Eat as you can”, cioè mangia fino a quando puoi, ovvero rotolandoti fino all’uscita, fino a quando sono pieni anche i tuoi padiglioni auricolari. Ieri è stata la seconda volta per me. Non c’è stato neanche bisogno della prenotazione, ma di solito è consigliata, anzi quasi obbligatoria. Il ristorante giapponese, gestito da cinesi, ha un nome didascalico, Arigatò. Al pari di altri ristoranti con una formula simile come Wok o il Mongolian Barbeque l’Ari ha un pregio: si sceglie alla carta. Si può ordinare quasi tutto - ad esclusione dei piatti con il pallino rosso, pochi per fortuna - a ripetizione, ad un prezzo fisso di 23 euro (compresi 2 euro di coperto), bevande escluse.
Presi dall’euforia del “tanto si spende sempre uguale”, colti dalla sindrome di Hänsel e Gretel nella casa di marzapane, ci buttiamo a capofitto nella maratona gastronomica pseudo nipponica, scegliendo dall’ampio menù. Iniziamo con un “Sushi party”, il classico piattone composto da sushi, sashimi e nighiri. Qualità non certo eccelsa, ma comunque accettabile. Il sushi di anguilla rimane, a mio parere, il più buono. Da qui in poi la strada è tutta in discesa. Pasteggiamo a Vermentino Sardo (a 13 euro), scelta felice e non troppo pretenziosa. Proseguiamo con tartare di salmone, udomaki, spaghetti di riso, zuppe, spiedini di pesce (gamberi, gamberoni e salmone), sashimi e uramaki. Ci permettiamo anche una piccola digressione nella carne con il manzo grigliato in salsa speziata. In conclusione, una cena piacevole, con un servizio rapido e mai invasivo, un ottimo rapporto qualità prezzo.
Dopo il dolce (anch’esso compreso nel prezzo dell’Open Menù) ci rotoliamo fuori dal ristorante, gli ultimi. Arigatò (Burp!), Arigatò. P.S: Dai nostri grossolani conti finali, mangiando quello che abbiamo mangiato, parrebbe una spesa - a cranio - di 50/60 euro, bevande escluse. Consigliatissimo.
Arigatò
Viale Vittorio Veneto, 32
Tel: 02 87390253
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