“Quando sarò in punto di morte, diventerò milanista, così ad andarsene sarà uno di loro”: mai una frase ha riassunto meglio l’intera esistenza di un uomo. Peppino Prisco, vicepresidente dell’Inter per trentotto anni, è stato ed è tuttora la rappresentazione ideale di un tifoso di calcio: difensore acritico della sua squadra, lingua velenosa contro tutti i nemici, ma anche avversario leale e schernitore mai volgare.
La San Siro nerazzurra l’ha festeggiato sabato scorso con una vittoria (quasi una rarità, quest’anno) contro la Fiorentina nel giorno in cui avrebbe compiuto novant’anni. Morì il 12 dicembre 2001, solo un paio di giorni dopo la sua ultima apparizione televisiva.
Ora, cari cugini rossoneri, potete scatenare l’inferno.
Sopra ci sono parte dei 22 minuti di bis che furono fatali a Claudio Trotta, promoter del concerto a San Siro dell’anno scorso, denunciato da 46 residenti per non aver staccato la spina al mito della musica rock.
Oggi la sentenza del processo: assolto perchè il fatto non costituisce reato. Una bolla di sapone che ha sollevato il patron di Barley Arts da un’accusa assurda, e un processo che già dall’inizio è apparso come una vera e propria farsa che ha avuto l’effetto immediato di allontanare i grandi eventi musicali dallo stadio.
Intervistato dal sito Rockol, Trotta accoglie con soddisfazione la sentenza, ma con la consapevolezza di essere lontani dal vivere una situazione pacificata tra promoter, artisti, cittadinanza e istituzioni.
Come quasi tutti certamente saprete, ieri sera a San Siro sono andati in scena i Muse - ormai diventati il gruppo rock per eccellenza degli ultimi anni al punto che invece di suonare in qualche grosso locale o in qualche palazzetto gli è stato “concesso” l’onore del Meazza. Ma, come ogni estate, ogni anno, ogni concerto insieme alle chitarre arrivano - puntuali come le tasse - anche lamentele e polemiche di chi a San Siro ci abita e vive ormai questa situazione dei concerti come un’ autentica nevrosi.
A quanto risulta dai rilevamenti ieri sera i Muse avrebbero rispettato la soglia di decibel imposta dal comune e quindi - in teoria - non si capisce dove sia il problema e l’appiglio per la polemica. Il problema invece pare ci sia - non sono i decibel impazziti quelli che tengono svegli gli abitanti della zona; sono le “vibrazioni” che tra chitarre e pubblico saltellante producono un vero e proprio effetto terremoto per gli abitanti delle zone limitrofe.
Ma non solo, a tale inconveniente va sommato quello delle migliaia di auto che sfollano dalla zona a concerto finito creando ingorghi, suonando il clacson etc.. insomma facendo baccano fino a tarde ore. Ma non è lo stesso per il calcio? A quanto pare no. O meglio succede solo quando ci sono coppe e derby a San Siro, quindi di rado. Ora la domanda che mi pongo e che pongo agli abitanti della zona; magari sbaglio io, ma anche questi megaconcerti avvengono di rado. Anzi, molto più di rado di coppe e derby durante l’anno (per dire il prossimo concerto, di Ligabue, è tra più di un mese mentre le coppe si giocano ogni due settimane circa).
Continua a leggere: San Siro: dopo i Muse tornano le polemiche sui concerti.
18 ottobre del 1908, nella cittadina svizzera di Chiasso, a due passi dal confine, veniva giocata la prima partita che vedeva le due squadre che rappresentavano la città di Milano.
Il derby tra Inter e Milano oggi conta cento due anni di storia e da anni rappresenta la stracittadina italiana per eccellenza, la sfida giocata più volte e quella più attesa e prestigiosa.
Non si festeggia una ricorrenza precisa, ma in occasione del derby di questo weekend la casa editrice Fratelli Frilli lancia un intero volume dedicato proprio alla storia di questa epica sfida di oltre cento anni. “Eravamo in centomila” viene presentato questa mattina presso la sala conferenze di Palazzo Reale dall’ Assessore al Turismo, Marketing Territoriale, Identità Massimiliano Orsatti e dagli autori Alberto Figliolia, Davide Grassi e Mauro Raimondi affiancati da alcune vecchie glorie di Inter e Milan.
Un libro che vuole essere un atto ‘amore verso il calcio, visto come passione, poesia, rumori, musica, cronaca non solo sport. Un volume ricco di aneddoti, classifiche, foto d’epoca e recenti, racconti di storici match come il 6-5 per l’Inter del 1949, il 6-0 milanista e le gare di Champions League, sia incontri che pochi conoscono come il primo, sofferto, successo dell’Inter, la stracittadina che nel 1938, dopo dieci anni di digiuno che riportò alla vittoria il Milan, il derby con cui venne inaugurato San Siro o quello disputato a New York nel 1969.
Nelle pagine del libro, appaiono moltissimi aneddoti, interviste, personaggi. Dai fratelli Cevenini all’immenso Meazza, da Nyers e il Gre-No-Li a Rivera e Mazzola, da Matthaeus e Van Basten a Ibra e Kakà. Ma anche giocatori magari meno celebri ma che un’impronta, nella storia del derby, l’hanno lasciata: Smerzi, Bonizzoni, Cappellini, Belli, De Vecchi, Minaudo e tanti altri

Lo dico con qualcosa più che una punta di rammarico, le continue polemiche per il livello acustico dei concerti a San Siro miete altre vittime eccellenti, anche se non sono certo le band musicali a soffrire di questo problema (gli organizzatori non ci mettono molto a trovare una location che sia un’alternativa valida).
Per l’estate 2010 l’unico concerto confermato resta infatti quello dei Muse, previsto per l’8 di giugno. Il limite di 78 decibel imposto dal regolamento comunale ha però fatto convinto a non arrivare in città un ospite che definire illustre sarebbe un eufemismo. Stiamo parlando dell’ex Beatles e baronetto Paul McCartney, splendido sessantottenne che a Milano venne per la prima volta nel lontano 1965.
Già Bruce Springsteen lo scorso anno non aveva accettato di regolamento così rigido e a fare compagnia a questa coppia ci saranno anche quei ragazzacci degli AC-DC, anche loro non certo dei teenager rumorosi.
In compenso arriverà il musical Renzo e Lucia firmato dall’autore televisivo Michele Guardì, fortemente voluto all’assessore Giovanni Terzi. Sarà sufficiente per colmare il vuoto del rock?

Tifoso precipita a San Siro: il dramma di Volpini nel 2002 non è servito a nulla. Sette anni fa, il 21 febbraio 2002 il tifoso interista Luca Volpini fece un volo di dieci metri dal secondo al primo anello durante Inter-AEK Atene. Volpini dopo più di due settimane di coma si riprese.
Ieri un altro tifoso interista di trentasei anni è precipitato dagli spalti colpendo uno spettatore dell’anello sottostante che stava guardando la partita Inter-Fiorentina con suo figlio. Su Calcioblog alcune immagini dell’incidente. Entrambi feriti il trentaseienne è in coma secondo “La Domenica Sportiva”.
Si fece un gran parlare sette anni fa di reti anti-caduta tra un anello all’altro ma non se ne fece niente. Chi sale sulle balaustre lo fa a suo rischio e pericolo ma chi sta seduto nel primo anello non avrebbe diritto a non vedersi precipitare addosso nessuno?
Foto | Flickr
I Muse a San Siro, non sto sognando! Sull’onda del successo internazionale di The Resistance, il loro ultimo album, il gruppo inglese originario del Devon avrà a sua disposizione il palco “rock” di prestigioso di Milano per la loro data italiana del The Resistance Tour.
La conferma è ufficiale, i Muse suoneranno nella cornice dello Stadio Meazza la sera dell’8 Giugno 2010. Dopo Milano le uniche due date europee saranno il 12 Giugno 2010 allo Stadio di Francia di Parigi, e il 19 Giugno 2010 al Goffertpark di Nijmegen, in Olanda.
Dopo lo scherzo che i Muse hanno giocato in diretta televisiva a Simona Ventura, sono tanti i nuovi fan conquistati fra il pubblico italiano. Si prevede un nuovo sold out in poche ore? Io intanto mi metto in coda per il mio biglietto!
Il successo della sfida amichevole tra la nazionale Italiana di rugby e gli All Black neozelandesi non si misura certo con il risultato finale. La partita non ha riservato grandissime emozioni, come potete leggere dalla cronaca di Luca su 02blog, ma dalla grandissima risposta di pubblico che questo sport, sporco ma nobile, ha ottenuto. Oltre ottantamila spettatori hanno avuto i brividi durante il minuti dell’Haka, la danza di guerra maori che i rugbisti usano per caricarsi prima del fischio d’inizio.
Ma c’è un’altra ottima notizia per il rugby milanese, forse anche grazie agli All Black la squadra meneghina degli Amatori Milano ha ottenuto un nuovo e prestigioso campo di gara. Dal prossimo anno infatti l’Arena Civica diverrà la sede delle partite casalinghe.
La richiesta di trasformare l’Arena nella casa della squadra milanese era nata la scorsa estate e ora la conferma. L’accordo è arrivato grazie all’assessore allo sport Alan Rizzi e il presidente dell’Amatori Guido Romiti, ma forse anche grazie agli All Blacks che hanno utilizzato proprio l’Arena come campo di allenamento prima della sfida di sabato.

Rugby: buona Italia ma a San Siro vincono gli All Blacks, 6 a 20. Cinque calci piazzati e una meta per la Nuova Zelanda contro le due realizzazioni di Gower per l’Italia che per i primi quattro minuti fanno quasi sognare San Siro. Lo stadio praticamente esaurito (qualche vuoto nel primo anello arancio c’era), pubblico di tutti i tipi – tra facce di chi al Meazza praticamente ci vive a chi, si vedeva, non era mai stato a San Siro – anche rispettoso delle regole non scritte del rugby: l’avversario non si fischia e si rispettano le decisioni dell’arbitro.
Beh, ecco, non sempre. Magari il signor Dickinson ha sentito gli 80.000 fischi del Meazza per non aver assegnato una meta tecnica all’Italia doverosa quando negli ultimi dieci minuti ci siamo piazzati a cinque metri dalla linea di realizzazione e gli All Blacks continuavano a interrompere il gioco.
Tanto pubblico dunque, molti lombardi ma accenti di tutte le regioni, dalla Toscana al Lazio passando per il Veneto, e molti stranieri; all’ingresso c’era chi ironizzava in inglese sulle “Italian lines”, il nostro modo “ordinato” di fare le file. Per il resto più di ottanta minuti di buon rugby con l’unico rammarico di non aver fatto almeno una meta. Lo spettacolo c’è stato tutto!

Terzo e secondo anello già pieni, l’incontro di rugby Italia vs. Nuova Zelanda si avvia a diventare uno degli eventi più attesi dell’inverno meneghino; mancano ancora i numeri dei grandi concerti ma sembra che il 14 novembre già 45.000 tifosi circa abbiano acquistato, con ben tre mesi e mezzo d’anticipo, il biglietto per assistere alla partita. Ottimo risultato per quello che chiamano uno “sport minore”.
Se il primo anello – ticket tra i 100 e gli 85€ – al momento disertato dagli appassionati per ovvie ragioni di prezzo, si riempirà, ci saranno più o meno 60.000 supporter a incitare la nostra nazionale. Rispetto ai 25.000 scarsi dello stadio Flaminio che si sgolano durante il torneo delle Sei Nazioni a favore o contro l’Italia il salto è grande. Certo, il resto dovranno farlo i XV in campo contro gli All Blacks.
Complicato spiegare a chi di rugby non interessa nulla quanto siano importanti questi numeri – per dire, il 15 novembre 2008 al Croke Park di Dublino erano in 80.000, altro che Milano, a tifare contro la Nuova Zelanda, e l’Irlanda perse 3 a 22. Se in Irlanda però due irlandesi ogni cento giocano a rugby c’è appena un rugbista ogni mille italiani. Capite come i 45.000 di San Siro siano una bella novità per il movimento.
Vi interessava l’incontro ma avete atteso troppo e ora non spenderete 100€ per vedere giocare i fratelli Bergamasco e Sergio Parisse? Siete tra i fortunati che hanno già il biglietto in tasca e si disperano che la candidatura italiana per ospitare la Rugby World Cup 2015 sia sfumata appena due giorni fa? Quello che è certo è che non capita tutti i giorni di fronteggiare una vera haka a Milano! Ci vediamo là?