Molti dei nostri lettori più affezionati non amano quando facciamo quiz di milanesità basati su foto di scritte sui muri. Probabilmente troveranno inopportuno anche quello di oggi, allora, che vede come protagonista una sagoma gialla tracciata sul marciapiede.
Una silhouette infantile, comparsa da qualche settimana, che risulterebbe irriconoscibile se non fosse per il cappello, la stella e (soprattutto) il nome che l’autore si è premurato di scrivere a fianco: Che Guevara.
Poco lontano si può trovare un’altra sagoma gialla, che dovrebbe rappresentare (sempre con molta fantasia) niente meno che Leonardo Da Vinci. Ma ora basta con gli indizi: dove si trovano queste sagome?
Quello delle scritte sui muri è un tormentone del dibattito milanese: se ne parla spesso e volentieri, forse troppo. Per fare delle distinzioni: tra murales, graffiti, tag, tra le opere d’arte e il resto. Per fare dei distinguo, anche: tra chi vorrebbe concedere spazi ai writer e chi crede alla sola repressione.
Ci sono opere dello spray urbano di cui non si parla però troppo di frequente: sto parlando delle scritte “politiche”, quelle che rendono i muri oggetto di infantili faide tra fazioni che si situano agli estremi opposti dello spettro politico. E’ ciò che accade da alcuni mesi nel quartiere Bicocca, come potete vedere nella gallery che vi proponiamo.
La cosa più interessante è che gli attivisti-graffitari non si limitano a cancellare gli uni le scritte degli altri, o lanciarsi insulti reciproci, nottetempo, sui muri ocra del quartiere: fascisti e comunisti infatti sembrano infatti andare d’accordo su molte più cose di quanto si potrebbe immaginare. Sul fatto che le bombe nelle stazioni le mettano i “padroni”, ad esempio (forse per la rima); oppure sul fatto che l’Italia debba uscire dalla NATO. In materia di welfare li distingue poi ben poco: gli uni invocano il mutuo sociale, gli altri il reddito. Lo scontro si gioca più sugli aspetti simbolici: i nazi disegnano una celtica, i compagni la impiccano, i nazi tornano e mettono una “A” di anarchia nel cappio.
Date un’occhiata alla gallery, davvero: se non vi viene un attacco di rabbia, potreste anche crepare dal ridere.
La battaglia a colpi di scritte sui muri di fascisti e comunisti del Nord Milano











L’altro giorno per strada mi sono imbattuto in una scritta sul muro. Facile, ce ne sono tante, un atto di vandalismo direte voi. No! Questo è meta-vandalismo, ovvero un vandalismo che parla di se stesso. Un po’ come Effetto Notte di Truffaut è un pezzo di meta-cinema. Insomma, la scritta che ho immortalato è un vero e proprio manifesto del vandalismo. E’ la summa del vandalismo, il vandalismo allo stato puro, al quadrato. Sto delirando, ma mi sarebbe piaciuto vedere l’autocompiacimento del tizio che ha scritto ’sta cosa sul muro. In ogni caso da stigmatizzare.
“Provoco, sputo, fischio e faccio pisciare il cane”, questa frase dovrebbe venir studiata da un team di antropologi e sociologi. O forse è solo una bega di vicinato? Un vicino che si è vendicato del suo dirimpettaio che non gli permette, giustamente, di far fare i bisognini al cane su quel marciapiede?