Le parole pronunciate da Mara Carfagna qualche giorno fa a “La vita in diretta”, ammorbante rotocalco pomeridiano condotto da Lamberto Sposini, erano pregne di orgoglioso compiacimento. Le riporta fedelmente il sito di Affari Italiani:
le bande criminali sono emigrate in quei Paesi dove riescono a sfruttare la prostituzione in strada. Ciò vuol dire che hanno capito che in Italia non è più un mercato facile per la prostituzione, e quindi vanno altrove. Questo ovviamente non mi consola come donna, e auspicherei che anche in altri Paesi prendessero misure per contrastare il fenomeno della prostituzione, ma essendo responsabile delle pari opportunità nel mio Paese devo preoccuparmi di quello che accade in Italia.
La prostituzione di strada a Milano subisce un calo, anche se le multe, nel periodo post-detonazione del ddl sono diminuite, resta nel cliente il timore di essere fermato dalla polizia, l’umiliazione e, non ultima, l’amara ciliegina sulla torta del dover pagare la salatissima multa. La paura è un deterrente formidabile e, anche se il rischio di trovarsi a firmare verbali, all’una di notte, con un travestito di fianco, è statisticamente piuttosto ridotto, il consumatore prudente decide di navigare verso altri lidi, costosi ma più sicuri. Così si avvicina al mondo delle loft girl. Evidentemente la sicurezza (si) paga. Per gli altri, legati al vecchio sistema stradale, i chilometri da percorrere saranno più che un tempo, in direzione di traverse secondarie, parcheggi ai lati di strade Statali o in periferie così abbandonate da non avere il potere di formare, nell’immaginario mediatico quindi collettivo, il concetto di Sicurezza.
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Sono semplici ragioni urbanistiche a far sì che le adiacenze dei cimiteri spesso siano, di notte, i luoghi dello scambio di coppia: ampi parcheggi, zone deserte e poco frequentate da sguardi indiscreti e malelingue, anfratti bui. La vista loculo è un optional non richiesto, ma incluso del pacchetto.
Talvolta attorno alle coppie che consumano lo scambio gravitano una serie di personaggi non esattamente da pubblicità del Mulino Bianco: i marchettari, direttamente nel parcheggio, odiati dagli scambisti duri e puri e i voyeur, numerosissimi, che se ne stanno distanti, chiusi in macchina, e vorrebbero partecipare ma non osano. Spesso il voyeur è un esibizionista timido.
È un valzer di fanali, una sinuosa danza tra macchine che si affiancano, lamiere che si avvicinano, finestrini che si aprono, luci interne che si accendono. Atmosfere alla “Crash” di Cronemberg.
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Grazie Giornale per titolare oggi il pezzo su Mistress L. “I miei giochi sadomaso con la Milano che conta”. Grazie. Davvero. La vicenda è nota, ecco comunque un breve riassunto. Ci sono decine di case di piacere in giro per Milano. Apertamente tollerate dalle forze dell’ordine, che però in alcuni casi agiscono, come nei giorni scorsi. Diciotto persone denunciate, 12 monolocali sequestrati, una rete di trecento alloggi in cui avvenivano incontri a pagamento sgominata.
Oggi parla una mistress, che nella sua vita, ne ha viste parecchie. E il cronista le chiede quali siano le preferenze degli uomini in certi momenti. Risposta epica:
«Gli italiani spesso sono sposati e non possono tornare a casa rovinati, quindi la frustata deve essere leggera, le torture con pinzette non devono lasciare segni evidenti. Va forte la sodomizzazione con un fallo che indosso su una struttura in pelle. In studio ho una sorta di infermeria dove, abbigliata da infermiera sexi-cattiva, comincio con la normalissima visita fino a mettere catetere, cannule, praticare clismi o perette, dilatazioni anali a mano o con strumenti che però non tutti riescono a sopportare».
Gasp.