
Cabaret Voltaire è il nome del ciclo d’incontri su informazione, cultura e attualità presso il circolo Arci Cicco Simonetta (ingresso con tessera Arci obbligatoria). Questo giovedì gli street artist Pao e Cristian Sonda (il cui lavoro in foto è stato realizzato a Palermo) saranno i protagonisti del quarto appuntamento dal tema “pratiche civili di sopravvivenza”, ovvero tutte le azioni che ciascuno può compiere per modificare e rendere più vivibile la propria città.
L’incontro vuole proporre una riflessione su come la costruzione e l’uso degli spazi influenzi le dinamiche sociali e punterà l’attenzione sull’importanza sociale delle realtà creative emergenti. Si parlerà di alcuni esempi concreti come gli orti comunitari, il guerrilla gardening, il parkour e la tanto discussa street art. Pao è il creatore dei famosi pinguini-penettoni diventati oggetto di culto; qui una recente intervista sulle pagine di 02. A questo link invece un’intervista a Sonda sulle pagine di Artsblog.
Pao era, o per meglio dire è, impegnato nel progetto “Wall of fame”. Qualcuno di voi forse se lo ricorda. Gestito dall’imprenditrice Gisella Borioli, in collaborazione con il Comune, intende coinvolgere celebri writer milanesi per abbellire una decina di muri comunali. Il progetto, ufficialmente partito a fine settembre, aveva come obbiettivi iniziali via Olona con un lavoro di Kayone; Nais su viale Jenner; Neve all’altezza del cavalcavia di viale don Sturzo; Pao con i paracarri a forma di panettone al parco della Martesana. Ad oggi mi risulta realizzata l’opera di Nais in viale Jenner. Forse mi è sfuggito qualcosa…

Nuova stoccata per il mondo dei graffiti metropolitani, secondo quanto stabilito da un giudice del Tribunale di Milano anche i lavori artistici di uno delle firme più note del mondo dei writers milanesi, ovvero quello di Bros, al secolo Daniele Nicolosi, sono state equiparate a comunissimi atti di vandalismo. Eppure solo pochi giorni fa era caduta una querela sempre nei confronti
Bros è stato citato in causa per aver imbrattato un muro del carcere di San Vittore, una pensilina della Metropolitana e la facciata di uno stabile. Motivo? Modificare la fisionomia estetica di un edificio o di un oggetto dell’arredamento urbano si può configurare come reato di imbrattamento. Indipendentemente dal valore estetico dello stesso. Non si tratta quindi di una questione legata al valore artistico di chi opera l’intervento di Street Art, ma proprio dell’intervento stesso! Insomma, una brutta gatta da pelare per tutti gli appassionati di questa forma d’arte, un punto a favore invece per chi vorrebbe bandire completamente le bombolette di vernice spray.
All’estero ovviamente non funziona così, come dimostra la pagina del NY Times provocatoriamente linkata alla home page del sito Brosart. E voi che ne pensate? Scrivetecelo nei commenti!
Foto | Urban Trash

Aspettiamo a vedere come finisce con il processo a Bros, denunciato per imbrattamenti (dove il Comune si è costituito parte lesa). Intanto però molti writer milanesi si stanno godendo un’aria più respirabile. Dopo la mostra al Pac “Sweet Art, Street Art”, che ha rappresentato uno spartiacque, un’altra istituzione della cultura milanese accoglie i pargoli ribelli, dandogli spazio.
Oggi (alle 18,30 con musica e free drink) l’inaugurazione della mostra “La forma delle reti“. Casulmente lo stesso giorno in cui comincia il discusso processo contro il writer Bros. Pesi e misure. Lotta alle tag, agli sporcaccioni imbrattotori dei muri civici, e valorizzazione degli artisti, quelli che dipingono sul serio e che con le loro opere potrebbero davvero valorizzare la città.
Con un colpo di coda ecco che il Comune arriva a concepire il writer come una risorsa. Così è ufficialmente partito il progetto “Walls of Fame“, gestito dall’imprenditrice Gisella Borioli, dove i writer daranno libero sfogo alla creatività su una decina di muri comunali, da via Torino (zona Fnac) a viale Cassala, da Ludovico il Moro al campo rom di Triboniano.
Sarà un giudice del tribunale di Milano a decidere il destino della street art milanese. O dei pastrocchi sui muri, a seconda del vostro punto di vista. Oggi in tribunale è stato chiamato a difendersi dagli “imbrattamenti che degradano” la città Bros, alias Daniele Nicolosi, 28enne definito dall’ex assessore alla Cultura Sgarbi il Giotto moderno (Brosart è il suo sito).
“Il paradosso è che potrebbe essere un giudice, se fossi assolto, a riconoscere la nostra arte, malgrado l’accanimento del Comune contro di noi” ha detto Bros, i cui lavori sono stati ospitati in passato da Pac e Palazzo Reale. Il Comune lo accusa di 17 imbrattamenti, che i vigili hanno puntualmente denunciato, e si è costituito parte civile, avendoci rimesso 65 mila euro per la pulizia dei muri taggati Bros.
“In altre città, come Amsterdam la street art viene valorizzata e si danno spazi agli artisti per lavorare” ha detto Bros che ieri si è dovuto difendere, in realtà, da solo due accuse di imbrattamento, quella della tettoia del metrò di piazzale Lodi e i disegni sulle mura di San Vittore, opere realizzate nel 2007.
Continua a leggere: Graffiti, la street art a giudizio: alla sbarra c'è Bros
Alla fine, dopo il nostro post sui faccioni di via Maciachini, si è palesato - nel post di Artsblog - l’autore: è Massimo Costantini, art director e pubblicitario con la passione per la street art. Che come ha raccontato sabato Armando Stella sul Corriere, ha realizzato l’opera mettendo insieme di tutti e di più:
Gli scatti sono realizzati da un fotografo di Dergano. I disegni, sui serbatoi, sono firmati dall’ artista Massimo Costantini e colorati dai ragazzi del centro di aggregazione della Fondazione Aquilone, che a Bruzzano aiuta anziani e disabili. I Faccioni di piazzale Maciachini sono un progetto pilota, anomalo, finanziato dal Consiglio di zona 9, approvato dal Comune e sostenuto da un’ azienda privata (di vernici)
Val la pena dirlo, la PPG-Max Meyer, che già una ventina d’anni fa, fornì i colori per una palizzata dei loro impianti, realizzata dagli alunni di una scuola, in via Comasina 121 - quel muro c’è ancora, sbiaditissimo, ma c’è ancora. Poco fa sono passato da piazzale Maciachini e ho trovato Costantini al lavoro: un grande! Ghiotta occasione per entrare all’interno del recinto e scattargli qualche foto.
Continua a leggere: Foto: Massimo Costantini e i faccioni di piazzale Maciachini

Dopo il post di Giulio sulle misteriose maschere appese sull’eterna impalcatura in via Torino di fianco alla Fnac, il quiz di milanesità riguarda un’altra opera di street art, ma questa volta d’autore, commissionata regolarmente ad un artista le cui opere sono ovunque: Praga, Londra, San Paolo, Buenos Aires e, ovviamente, Milano.
Il murales è immenso e si allunga su un muro ribaltando, in modo immaginifico, la gerarchia quotidiana del traffico cittadino: una marea di piccole macchine vengono schiacciate dalle ruote di ciclisti “ciclopi”. L’effetto è spiazzante, il segno grafico è molto efficace ed insieme evocativo, una visione che che fa pensare e insieme divertire. Vogliamo sapere dove è ubicato il graffito e, se siete pratici, chi è l’autore.

Nel titolo si esagera, non è una capitolazione, quanto piuttosto una mano tesa ai writer, una piccola breccia nel muro che era stato creato in seguito ad una vera e propria guerra. Non è un caso che l’annuncio è avvenuto alla celebrazione dell’anniversario della caduta del muro di Berlino. In mezzo a tanti modi diversi per “abbattere le barriere” il sindaco ha trovato spazio anche per i graffitari e la loro street art: per 5 giorni 11 writers di razza si sfideranno a colpi di bomboletta nella centralissima Via Mercanti. E i loro graffiti resteranno esposti fino al 22 novembre.
Già questa decisione è una sorpresa. Ma la vera notizia è che il ponte della Ghisolfa verrà ridipinto dalle bombolette dei writers, per dare un po’ di colore al cavalcavia più grigio e brutto della città. E’ il progetto che il Comune ha in mente per “fare pace” coi graffitari che fanno arte sul serio (e non sporcano i muri con tag senza senso) e per riqualificare porte d’ingresso della città, come ponti e cavalcavia.
Si comincia dunque con quello della Ghisolfa, il cavalcavia Monteceneri, come spiega l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory: “stiamo lavorando a una mappatura di 5-10 luoghi che riteniamo brutti affidandoli ad artisti di strada potremmo realizzare una via d’ingresso alla città più bella e colorata. Siamo pronti a pagare gli artisti, cercheremo uno sponsor, a partire dall’Amsa”. Insomma un progetto “didattico, etico ed estetico”. Milano finalmente a misura di writer.
Foto by Imageshack

A pochi passi dallo storico precursore Wag, il negozio in via De Amicis anno domini 1990, ha aperto (dal 21 ottobre) Sickside, gestito da Flycat, noto streetartist milanese. Lo stile divulgato è quello della “West Coast”, un corollario di suburbanizzati che si vestono come un Cholos, si muovono con Lowriders e fraternizzano con Gang Bangers. Se vi sfugge qualcosa potete fare un salto nel “lato malato”.
Si perchè, “lo store nasce non soltanto come negozio di abbigliamento e accessori, ma vuol essere un punto di interazione tra le diverse generazioni che mantengono vivo questo movimento creativo universalmente conosciuto come Hip Hop”. E quindi via libera ad esibizioni, attività artistiche e musicali, esposizioni, e, anche più semplicemente, un luogo dove poter attingere preziose informazioni sull’argomento con pubblicazioni varie e, a breve, anche lezioni gratuite per spiegare il fenomeno hip hop al volgo.
Qui un’ampia e politicamente scorretta sezione dedicata al Writing e alla Street Art con una scelta di prodotti tecnici e professionali, come le vernici spray Montana, i marker con punta di metallo intercambiabile e i “caps”, tappi delle bombolette spray con 17 getti diversi. E ancora libri e cd musicali. Ovviamente immancabile l’abbigliamento, rigorosamente oversize e le scarpe (punta di diamante le Vans in edizione limitata, firmate dall’artista Chaz da 450 euro e la pantofola con doppio utilizzo, da casa per l’inverno e da città per la primavera).
A Milano il guerrilla marketing non è più una novità, anzi spesso lo si percepisce anche con un certo fastidio. L’ufficio del Turismo austriaco ha però commissionato un “attacco d’arte” per promuovere le sue verdi vallate che invece ha stupito non poco i turisti e i passanti che hanno attraversato l’atrio della stazione centrale.
Purtroppo non avevo la macchina fotografica con me, ma in rete ho potuto scovare un video che mostra l’opera di oltre 40 metri di Edgar Muller, notissimo street artist, conosciuto a livello mondiale, che realizza splendidi street painting in 3D.
I pinguini di Pao, in origine dei grigi “panettoni” usati per delimitare le aree di parcheggio, sono stati a lungo delle macchie di colore che hanno regalavano un po’ di brio nel mezzo dei luoghi del traffico milanese.
Ultimamente sono spariti, alcuni sostituiti dalle più eleganti parigine in metallo, altri semplicemente sono rimasti ma hanno perso il trucco per via degli agenti atmosferici. Ma Pao che fine ha fatto? Dalla strada alla galleria d’arte, il passo non è così lungo. In un intervista Pao ci spiega come è nato e come si è evoluto il suo progetto artistico.