
Di chi è il cadavere di cui vediamo i contorni alla CSI, nella fotografia? A me ha fatto venire in mente Chobin, ve lo ricordate? Se volete indagare la scena del crimine la trovate in Via Mercato angolo Via Tivoli. Mi raccomando, non inquinate le prove.

Dapprima la guerra, combattuta sui fronti opposti, a volte spietata, con arresti, ingiunzioni e pubbliche gogne. Ora, finalmente, la pace e una soluzione che in molti auspicavano da molto tempo. La Moratti ha accolto la proposta di Gisella Borioli, saggia per l’arte contemporanea nel comitato degli otto per la cultura, “un percorso di regole” che porterà i più famosi writer di Milano a colorare “le zone grigie” della città (e sono tante). I primi tre a raccogliere l’invito sono Ivan (autore di poesie urbane), Pao (il creatore dei famosi panettoni-pinguini) e Ozmo, altro “manico” della bomboletta, l’autore del graffito in alto, il San Michele after Raffaello, nel piazzale del monumentale.
Il patto è semplice: stop agli abusivi, sfregi e bombolette clandestine, ma solo progetti su commissione, “pensati per la città”. “D’ora in poi gli artisti saranno esempio e testimonial, è finita l’epoca trasgressiva”. Bros dunque non verrà più pizzicato per un graffito clandestino e insieme al fido compagno Ivan non potrà più inscenare singolari proteste fuori da Palazzo Marino. Chi ci sta, disegna e i ribelli si rassegnino: linea dura era e a breve sarà peggio con la nuova ordinanza anti-vandali.
Tolleranza zero. Nel pacchetto sicurezza che il governo si appresta a varare c’è una norma che riguarda i graffitari: il reato di imbrattamento e deturpamento diventa punibile con un anno di carcere o con una multa e soprattutto non riguarda solo i palazzi del centro storico. Insomma si devia sul penale e per i graffittari si prospettano tempi duri. Fosse stato pizzicato adesso Bros sarebbe in carcere.
De Corato come John Wayne sputa parole di fuoco che evocano quelle del musicista-sceriffo prima dell’epica battaglia di Alamo nel film Rio Bravo: “sappiamo dove vivono e come si muovono. Sappiamo tutto. Il giorno che passerà la legge, appena si muoveranno li prenderemo”.
Secondo pareri illuminati il pacchetto sicurezza incentiverebbe le scorribande da parte di ragazotti che taggano i muri: più il rischio fa duro più i duri iniziano a ballare, anzi a sporcare. Nulla cambierebbe invece per gli artisti che fanno graffiti che si muovono d’accordo con le proprietà. L’assessore al decoro urbano Cadeo fa un distinguo: “Un conto è la Street Art, un conto sono gli imbrattatori, un fenomeno odioso e costoso che la comune è costato 19 milioni di euro per pulire i palazzi e monumenti”.
Una prece. Da oggi sono onestamente in lutto. E tutto per la faccenda della delibera taroccata dell’altro giorno di cui vi avevamo parlato qui; Letizia Moratti avrebbe “licenziato” Vittorio Sgarbi a causa della mancanza di rispetto mostrata nei confronti della giunta. Mah. Io avrei licenziato la giunta. Ma sono punti di vista.
In realtà, a ripercorrere i rapporti tra i due non si compone proprio un idillio, se non forse all’inizio. Il nostro - e grazie al buon Bareddu che ci ripropone questo pezzo fantastico uscito su Rolling Stone:“Sport estremi:una giornata con Vittorio Sgarbi” - ha sempre avuto qualche divergenza di vedute con il conformismo un pò bigotto della Sindachessa.
Gli esempi li ricorderete di certo anche voi. Dalla mostra “Vade Retro”, alle polemiche a non finire su Witkin e Saudek, passando per i graffiti del Leoncavallo, la mostra sulla street art, il Cenacolo, chi più ne ha più ne metta. Ma in fondo basta poco ad irritare Letizia Moratti. Al di là di questo c’è chi dice che dietro al licenziamento dell’assessore ci siano anche le escandescenze di Anno Zero - che potete rivedervi qui su polisblog - voi che dite? Possibile? Mi mancherà.
Foto: elena torre, Flickr
Vi ricordate il tormentone di “Milano is Burning“? Frangetta a Milano? Mentre il deboscio ha richiesto esplicitamente di rimuovere il link all’mp3 e non essendo più nemmeno possibile vedere il “video” su Youtube, l’unica versione che circola è quella registrata da RadioDj, ma non rende abbastanza bene l’idea. Aspettando che venga rimesso online qualcosa di decente (amici del deboscio, quale pubblicità migliore del passaparola?! ma ve lo devo dire io?!), ho scovato sul blog ‘nonsischerzapiu’ una divertente intervista all’ideatore del pezzo…
una delle frasi che ho trovato più vere della canzone è “me ne andrò da Milano”. Perchè è un obbligo morale così diffuso provare disgusto per quella che in fin dei conti è la capitale industriale italiana? Anche l’unico posto nel nostro paese dove vedere-fare-produrre un certo tipo di cultura
perché non c’è niente a milano. anche un bambino potrebbe capirlo. questa frase è diventata un luogo comune, uno snobismo di massa.
si parla della mostra sulla street art, in verità apprezzarla vuol dire dimostrare di essere un po’ passè, siamo ancora ai graffiti?
beh insomma, il panorama è molto asfittico, a voler fare le cose fatte bene si potevano invitare ben altri personaggi, fare una mostra del genere al pac sarebbe come fare una mostra di dipinti a olio dei navigli, quelli che vendono in via bagutta, e spacciarla come avanguardia
perchè la frangetta ha problemi con il cazzo? perchè questo rifiuto della sessualità? credi che poi a fine sia la tipa che prima dice no e poi fa le cose zozze in macchina?
ah dovresti chiederlo a loro. ah no le cose zozze le fa quando è “innamorata”. la frangetta deve avere una giustificazione per fare qualsiasi cosa
Trovate l’intervista completa nel post “Gomito a gomito con la Frangetta” di nonsischerzapiù.

Bobo invita tutti all’inaugurazione questa sera alle 18.30 della mostra Beat’em alla galleria Limited di via Teodosio 102, con le opere pittografiche sue e di 108, Professor Bad Trip, Riccardo Bargellini, Blu, Franco Brambilla, Ericailcane, Cristiano Guerri, David Kinsey, Luzo Lazzara, Pierluigi Longo, Valentina Maggiani, Microbo, Obey, Thomas Rey, Paola Sala, Giacomo Spazio, Massimo Tassi, Marco Teatro, Zoeb, Zograf e Pelucas.