La maturità ve la ricordate? Io nì, ricordo solo un ottimo tema e una disastrosa versione di greco. Beh, da oggi per 25 mila milanesi la maturità è un fatto di stringente attualità e angoscia (mai capito chi si angosciava, però).
Questa è la buona novella; quella meno buona è che su 638 commissioni (3750 esaminatori totali) mancano ben 183 docenti (161 esaminatori e 22 presidenti di commissione). Tutti, ovviamente, con certificato medico alla mano. Solo io sento puzza di Pomigliano? Alla faccia della Gelmini: “la situazione dei docenti è sotto controllo”.
Uno dice: “un disatro!”. Macché, è una maturità in linea con le cifre degli ultimi anni post-Gelmini, sia per quanto riguarda i non ammessi intorno al 5,7 per cento del totale (basta un’insufficienza in pagella e ci si rivede il prossimo anno e anche le lodi sono in ribasso) sia per quanto riguarda le defezioni in commissione…
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Ieri sera, ore 20.45. Appuntamento al Teatro Strehler per assistere allo spettacolo Italian Folktales ispirato da una raccolta di storie di Italo Calvino e scritto e interpretato da uno dei più interessanti attori della nuova Hollywood, John Turturro. Un’occasione imperdibile per un accanito lettore e per un insaziabile cinefilo.
Sebbene pianga il cuore a dirlo, lo spettacolo non ha convinto. Turturro deve credere veramente nel progetto e la lettura di Calvino, come lui stesso sostiene, è certamente un’esperienza culturale e artistica straordinaria. Uno spettacolo costruito con l’intreccio di numerose della tradizione italiana raccolte in Fiabe Italiane e raccontate con un pastiche linguistico di italiano, inglese e vai dialetti regionali appare però un’operazione che sarebbe sicuramente piaciuta a Italo Calvino, ma che non convince fino in fondo lo spettatore.
La disgrazia della serata, forse anche il motivo per cui è stato difficile gustare lo spettacolo, è legata a un fattore esterno (e purtroppo anche interno) al teatro. Sarà una questione di sfortuna, ma negli ultimi mesi è la quarta occasione in cui il pubblico di spettacolo teatrale a cui ho avuto la (s)fortuna di assistere è composto da intere classi di brufolosi adolescenti che del teatro non hanno alcun interesse, accompagnati da solerti prof che appena suona la campanella di inizio rappresentazione, vanno a prendere i loro posti rigorosamente lontano dai piccoli discepoli.
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Accademia di Brera e Grande Brera. Passato e futuro, in mezzo le proteste. Il destino di questa storica istituzione, di cui la Pinacoteca è figlia dato che fu creata dal commissario per le Belle Arti di Napoleone, Andrea Appiani, nel 1809 grazie a confische fatte in mezza Italia, è il divorzio ma gli studenti non ne vogliono sapere ricevendo per la loro mobilitazione la solidarietà dell’ex-studente Dario Fo. Eppure il progetto della Grande Brera può realizzarsi solo se gli ambienti dell’Accademia saranno liberati per essere trasferiti in via Mascheroni, nell’ex-caserma Magenta.
Almeno, così la pensa il presidente Mazzotta che ai cinquemila metri quadri dell’Accademia non vuole rinunciare. Il direttore Mariani appoggia invece i suoi allievi e rilancia chiedendo Palazzo Citterio, ottomila metri quadri vuoti appena più in là, al civico 12, ma destinati anch’essi al progetto Grande Brera. Il risultato è uno stallo che non aiuta né chi vorrebbe dare alla città un museo d’arte alla pari con i grandi d’Europa (magari non del Louvre sebbene il ministro Bondi ne sia convinto) né chi come gli studenti vedono nel progetto molti punti oscuri, su Facebook il loro appello.
La fine dei lavori – a questo punto dovrebbero iniziare l’anno prossimo a far partire i cantieri ma staremo a vedere – coincide con Expo 2015. Altro che 2012, sembra debba accadere tutto per il 2015 a Milano…
Foto | Flickr

Che gli studenti siano sfruttati da padroni di casa senza scrupoli intenti a scucire cifre spropositate per un posto letto e nulla di più, senza contratto regolare, è cosa nota. Una super inchiesta di Studio Aperto ci illumina sulla situazione catastrofica che gli studenti fuori sede sono costretti a subire. 400 euro per una stanza, senza la possibilità di ospitare nessuno, o peggio, senza neanche la possibilità di usare la cucina. Cucina e poi fila in camera tua. Insomma la giungla non è mai stata così cara (in 10 anni con aumenti del 145%) e pericolosa.
Tempo fa avevamo parlato dell’iniziativa “Prendi in casa uno studente“, un modello di che si basa su un’idea molto semplice: trovare alloggio agli studenti presso una persona anziana con una camera disponibile nella propria abitazione. Gli studenti versano mensilmente al padrone di casa un rimborso spese di 250 € che include tutti i costi di convivenza, collaborando alla vita domestica con piccoli aiuti. Una scappatoia per gli studenti con budget ridotto.
Un’altra soluzione è la condivisione della casa. Secondo Idealista “per far fronte al caro affitti a Milano la formula della condivisione è divenuta una consuetudine non solo studentesca, vivere in condivisione diventa per molte persone l’unica possibilità di risiedere in zone centrali o semicentrali della città”. Aggiungo io, anche in zone non centrali. Per finire segnalo il sito www.affittistudentiuniversitari.it, un bel servizio per chi è alla ricerca di una casa. Per tutti questi soggetti vale un imbocca al lupo, ove il lupo non sia una padrone di casa.
E voi studenti, raccontateci le vostre esperienze, positive o negative che siano.

Dell’annunciata chiusura del Liceo Civico Serale Gandhi avevamo già parlato in febbraio. Per rinfrescarvi la memoria, vi riporto un estratto di quanto scritto allora:
C’è chi dice per l’esiguo numero di iscritti, chi per la politica del centro-destra che prevede tagli alla cultura in nome della “razionalizzazione dei servizi”. Il Gandhi, in piazza XXV aprile, è dotato di quattro Licei: Classico, Scientifico, Linguistico e Socio-Psicopedagogico, in tutto dodici classi che andrebbero in fumo. E pensare che questo civico serale è l’unica possibilità per ottenere il diploma classico o scientifico continuando a lavorare. Il costo per un anno di scuola pubblica serale è di 258 euro, quasi dieci volte di meno dei soldi richiesti in una scuola privata
La situazione è precipitata con il rientro di settembre, tra le proteste continue degli studenti, blocchi del traffico, occupazioni e relativi sgomberi da parte della polizia. Abbiamo intervistato E.R., che frequenta l’ultimo anno di liceo proprio al Gandhi, per sapere qual è il punto di vista degli studenti: trovate tutto dopo il salto.
Continua a leggere: Chiusura del liceo Gandhi: intervista a uno studente
Ieri si è svolta la fiaccolata contro l’omofobia che ha voluto essere, insieme con le altre che si sono svolte in altrettante città italiane, una risposta alla deriva omofobica che negli ultimi tempi sembra aver colpito il paese. Leggo che la partecipazione è stata numerosa.
Di ieri poi la notizia che il ministero del Lavoro ha deciso di finanziare un progetto nelle scuole superiori affidandolo ad Arcigay contro il bullismo omofobico nelle scuole, un problema in continua crescita. Il progetto si chiama Scuolearcobaleno e si svolge in due fasi. Sul sito Internet dell’iniziativa sono già disponibili i questionari con cui gli studenti possono raccontare vessazioni subite da loro o da compagni. A ottobre partiranno gli incontri nelle scuole, assemblee di quattro ore in cui viene proiettato un video didattico, è lasciato spazio alle domande dei ragazzi e sono poi illustrati i rischi delle malattie sessualmente trasmissibili.

Mangiare e bere spendendo meno di venti euro a Milano? Si può, anche nella nostra città. Soprattutto i ristoratori presenti nei quartieri dove le università hanno le loro sedi possono sorprendere il cliente occasionale con offerte di qualità anche a meno di dieci euro. Alcuni riescono a fare ancora di più, coniugando l’attenzione al prezzo con ambienti colorati e originali, conferendo allegria e vivacità giovanile al capoluogo meneghino; oggi entriamo insieme a studenti e professori – che da anni lo conoscono bene – al “Todo modo”, via don Giuseppe Andreoli 27, 20158 Milano, 02 39480545 / 340 5706913.
Inaugurato nel 2000 il “Todo modo” festeggerà a luglio i due anni dietro alle tre nuove vetrine di via Andreoli. Meno sacrificato del locale originario, ora proprio a metà tra le Facoltà di Architettura Civile e Design Industriale e la stazione delle Ferrovie Nord di Bovisa, nonostante i suoi coperti siano cresciuti fino a settanta unità, in settimana è difficile sedersi a pranzo, tanti sono i giovani che affollano le sue tre salette. Colorato dalle pareti agli arredi, tavoli di legno e sedie decorate con disegni di frutti e ortaggi, una bacheca continua alle pareti dove gli avventori possono lasciare i messaggi che vogliono – e alcuni sono appesi da mesi! – unite tutto questo a crêpe e frullati favolosi, non vi va di fare un salto per assaggiarli? L’intervista inizia dopo il salto.
Continua a leggere: Recensioni: il "Todo modo" ovvero la crêpe del Politecnico
A Milano la birra costa cara, difficilmente meno di 5€. Molti giovani milanesi assetati di malto e vita notturna cercano dunque di aggirare il problema andando a cercare promozioni e riduzioni varie. Non è un mistero per nessuno, eppure ce ne si dimentica spesso quando si cercano di spiegare fenomeni come la cosiddetta movida al Mom o alle colonne di San Lorenzo.
Noi di 02blog abbiamo deciso di dedicare una serie di recensioni a quei locali che, una volta alla settimana, abbassano il prezzo della birra a 3€. Si parte oggi con l’Outback Café di Via Carlo Tenca 10 (Zona Repubblica - Viale Tunisia), di cui avevamo già parlato qualche tempo fa in occasione del suo nono anniversario.
Oltre che per la sua promozione del giovedì (dalle 21 alle 2 pinta di Harp, Kilkenny o Guinness a 3€), il locale si caratterizza per le opere d’arte sempre diverse appese ai muri e per il proprietario Roby, “personaggio estroverso e dalla battuta veloce”, come lo definiscono i suoi fan sul gruppo di Facebook che hanno creato. Le ragazze che lavorano al banco cambiano molto spesso, ma sono sempre molto carine.

Giacca e cravatta e tailleur, si aggirano tra i corridoi di via Sarfatti con aria compita parlando in inglese e discutendo di grandi questioni etiche e politiche: il Tibet, il nucleare in Iran, gli approvvigionamenti dell’acqua… Se non fosse per l’età, tra i 16 e i 18 anni, sembrerebbe proprio di una vera delegazione Onu. In realtà sono i 330 studenti dei licei linguistici di diversi paesi, europei ed extraeuropei, riuniti, in Bocconi, per la nuova edizione del Model United Nations delle scuole superiori – MilanMun 2008, organizzata dal Civico Liceo Linguistico Manzoni di Milano e Bocconi.
Vengono da 16 scuole, da nove nazioni diverse (Italia, Polonia, Spagna, Inghilterra, Grecia, Turchia, Francia, Bulgaria, Qatar), e simuleranno in lingua inglese, divisi in delegazioni, i lavori che si svolgono durante le sessioni assembleari delle Nazioni Unite. Gli studenti dibattono, trovano e scrivono delle risoluzioni su argomenti di importanza mondiale. Al termine dei lavori, ogni gruppo sceglierà di quale argomento presentare la soluzione all’Assemblea Generale che avrà il diritto e il dovere di approvarla o no.
Questa l’agenda. Sessione Economia e Società: si affrontano temi legati ai programmi e alle politiche per ridurre le disuguaglianze e la povertà; Sessione Politica: si parla del Tibet, della pena di morte e del programma nucleare iraniano; Sessione Diritti umani: vengono dibattuti temi legati ai bambini e alle donne, al razzismo e alla xenofobia; Sessione Ambiente: si discute del problema acqua; Sessione disarmo: l’oggetto è la questione Nord Corea, Cipro e le mine anti-uomo.
Il caro affitti meneghino ha un vantaggio: la coabitazione tra anziani autosufficienti e studenti universitari fuori sede. E’ l’iniziativa “Prendi in casa uno studente“, un modello di che si basa su un’idea molto semplice: trovare alloggio agli studenti presso una persona anziana con una camera disponibile nella propria abitazione. Gli studenti versano mensilmente al padrone di casa un rimborso spese di 250 € che include tutti i costi di convivenza, collaborando alla vita domestica con piccoli aiuti.
Se avete in mente una vita universitaria dissoluta a base di party, cene, botellon e nottate in compagnia di eccentrici coinquilini lasciate perdere. Altrimenti è una buona idea per risparmiare. L’Associazione MeglioMilano, fondata nel 1988 allo scopo di predisporre progetti e sperimentazioni legati al miglioramento della “qualità della vita” raccoglie e registra le richieste, organizza gli incontri e offre la propria assistenza lungo tutto il percorso conoscitivo e di coabitazione.
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