
Se questa sera avete voglia di uscire di casa ma come l’asino di Buridano siete indecisi se andare al cinema a vedere un Vallanzasca o a teatro per la riapertura del Libero, per questo weekend c’è una singolare proposta della Comuna Baires che ci sembra abbastanza curiosa da meritare una segnalazione. Si chiama Deep Down The Water ed è un progetto sperimentale in cui la musica incontra il cinema e il teatro.
Ma di che si tratta. Il primo aspetto è ovviamente quello della musica, potete prenderlo come un concerto per chitarra acustica, violoncello, voce e chitarra elettrica, ma è anche cinema perché si tratta di una proiezione vera e propria. E il teatro? Semplice, si recita dal vivo nonostante sia un film. Difficile da immaginare? Ancora peggio provare a descriverlo a parole ma chi ha “vissuto” la prima esperienza di questo tipo ( dal titolo Atlante all’Accademia di Belle Arti di Brera) può garantire quanto sia coinvolgente.
Alla Comuna Baires, questa sera alle 21 e domani (doppio spettacolo alle 20 e alle 22) prenderà vita uno show-performance, che si presenta al pubblico come un film-live, scritto da Mattia Costa con le musiche di Paolo Saporiti. Un film, un concerto, uno spettacolo teatrale o tutte le cose insieme? Spesso ricordiamolo il risultato è maggiore della somma degli addendi…

E’ stata un evento ricco di emozione e di ricordi quello che ha visto ricordata la memoria di Alda Merini, l’amata poetessa dei Navigli milanesi, al Teatro Dal Verme.
Sul palco si sono avvicendati recital e testimonianze di Valentina Cortese, Giovanni Nuti e Milva che, insieme alle figlie di Alda e del fratello, hanno dato vita a questo sentito momento che è stato intitolato Una piccola ape furibonda, come si definiva la Merini.
Splendida la risposta del pubblico che ha riempito il teatro per questa occasione del genere.
Foto di Larry Gelmini.
Alda Merini Memorial








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Alda Merini è stata la musa di Milano, una poetessa piccola poetessa furibonda che urlava la sua rabbia dalla sua soffitta sui Navigli. Ci ha lasciato un triste giorno di novembre dello scorso anno, ma di lei sono rimaste tante poesie che rimarranno memoria indelebile.
Domenica, giorno in cui Alda avrebbe compiuto 79 anni, un concerto-recital dal titolo Una piccola ape furibonda le tributerà un omaggio, ora che non c’è più Milano si ricorda di lei dopo averla dimenticata a lungo. Lo spettacolo sarà allestito al teatro Dal Verme, grazie alla partecipazione di amici come Valentina Cortese, Giovanni Nuti e Milva. La serata sarà a ingresso libero fino a teatro completo.
Giusto in questi giorni anche la rete riceve un dono postumo dalla Merini, grazie all’apertura di un nuovo sito voluto dalle sue figlie che lo hanno dedicato alla madre, alla poetessa e al suo lavoro. Aldamerini.it, con poesie, fotografie e video.
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Filippo Timi ha presentato al pubblico ieri pomeriggio, presso il Mondadori Multicenter di Piazza del Duomo, il suo spettacolo Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche, che resterà in scena al Teatro Franco Parenti fino al 26 marzo (i 480 posti della Sala Grande sono già pressochè esauriti per tutte le repliche). Come si può desumere dal titolo, la pièce parla di… No, non della rivoluzione francese. No, nemmeno della presa della Bastiglia. Si tratta di Amleto, ça va sans dire!
L’attore perugino, senza dubbio uno dei migliori talenti italiani della sua generazione, è un fiume in piena, un vulcano in eruzione, parla a ruota libera nonostante la sua ormai celebre balbuzie lo faccia inciampare, ogni tanto, su qualche sillaba. Risponde alle domande dei presenti, scherza con il pubblico, mette in piedi un vero show, incantando i presenti con la propria simpatia ed il proprio carisma. La presenza del moderatore è del tutto superflua: Timi potrebbe intervistarsi anche da solo.
Nello spettacolo (la scrivente lo aveva già visto lo scorso anno al Pim Spazio Scenico e lo ha apprezzato ancora di più ieri sera, trovandolo migliorato e maturato) da lui scritto e diretto oltre che interpretato, è affiancato da un poker di interpreti di prim’ordine: Paola Fresa (una meravigliosa, straziante Ofelia), Marina Rocco, Lucia Mascino, Luca Pignagnoli. Tutti davvero straordinariamente bravi.
Ieri sera, ore 20.45. Appuntamento al Teatro Strehler per assistere allo spettacolo Italian Folktales ispirato da una raccolta di storie di Italo Calvino e scritto e interpretato da uno dei più interessanti attori della nuova Hollywood, John Turturro. Un’occasione imperdibile per un accanito lettore e per un insaziabile cinefilo.
Sebbene pianga il cuore a dirlo, lo spettacolo non ha convinto. Turturro deve credere veramente nel progetto e la lettura di Calvino, come lui stesso sostiene, è certamente un’esperienza culturale e artistica straordinaria. Uno spettacolo costruito con l’intreccio di numerose della tradizione italiana raccolte in Fiabe Italiane e raccontate con un pastiche linguistico di italiano, inglese e vai dialetti regionali appare però un’operazione che sarebbe sicuramente piaciuta a Italo Calvino, ma che non convince fino in fondo lo spettatore.
La disgrazia della serata, forse anche il motivo per cui è stato difficile gustare lo spettacolo, è legata a un fattore esterno (e purtroppo anche interno) al teatro. Sarà una questione di sfortuna, ma negli ultimi mesi è la quarta occasione in cui il pubblico di spettacolo teatrale a cui ho avuto la (s)fortuna di assistere è composto da intere classi di brufolosi adolescenti che del teatro non hanno alcun interesse, accompagnati da solerti prof che appena suona la campanella di inizio rappresentazione, vanno a prendere i loro posti rigorosamente lontano dai piccoli discepoli.
Continua a leggere: Milano Folktales - John Turturro, Calvino e un pubblico da dimenticare

Oggi mangiamo in una trattoria che conserva ancora l’atmosfera della Milano degli anni Settanta, fortunatamente sopravvissuta in una delle vie a più alta concentrazione di ristoranti della città. In questa strada a due passi dalla Mangiagalli, dove ai tempi del Piero e di sua moglie magari potevi incrociare Vallanzasca che si recava nel suo negozio di parrucchiere in corso di Porta Romana, tra due portoni sarete incuriositi dalle vetrine discrete di questo locale che forse è stato dedicato alla ristorazione da sempre, a dar retta alle leggende… Senza timore entriamo allora nella “La bettola di Piero”, via Orti 17, 20122 Milano, 02 55184947.
La conduzione de “La bettola” è passata alla signora Monica all’inizio del 2006 ma il nome è rimasto quello storico, quando c’era il Piero dietro al bancone alto della mescita che insieme alla moglie gestiva il locale. Appena entrati in un colpo d’occhio si apprezza un ambiente che non è stato intaccato da quell’ansia di rinnovamento a tutti i costi che, almeno per bar e ristoranti, sembra affliggere la nostra città: tavoli e sedie di legno, tovaglie e tovaglioli a scacchi rossi e bianchi, due salette dove chi cerca una Milano perduta la ritrova. Ma quello che si avverte subito è che “La bettola” non è stata progettata così, non è una facciata, rientra invece a pieno titolo tra quei locali che conservano lo spirito di una città. L’intervista inizia dopo il salto.
Continua a leggere: Recensioni: "La bettola di Piero", la trattoria di via Orti
Se in questi giorni vi capitasse di fare due passi dalle parti di Via Vasari potreste rimanere sorpresi, qualcuno anche scandalizzato, quando passando davanti un’enorme vetrina illuminata con luci rosse vi sentirete chiamare da una maitresse che vi suggerisce di fare un giro all’interno per conoscere le sue ragazze. Tranquilli, non c’è ancora il Red District a Milano, si tratta di una performance artistica ideata per il Teatro Franco Parenti che per l’occasione ha modificato il suo ingresso (normalmente in Via Pier Lombardo).
Lo spettacolo si chiama Dignità autonome di prostituzione e trasforma il teatro, almeno fino al 29 di marzo, in un bordello dove una ventina di attori offre un servizio… ehm… spettacolo personalizzato per ciascuno spettatore che pagherà personalmente le performance con dollari che riceverà pagando il biglietto. Dimenticatevi dunque il teatro dove vi sedete in platea e guardate la recita sul palco, qui gli spettatori sono i veri clienti di uno spettacolo realmente vietato ai minori!
Teatro Parenti
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Se come me il dialetto proprio non lo reggete, evitate come la peste questo evento: Volgar’Eloquio, viene definito dai suoi organizzatori come “un viaggio nelle radici della nostra cultura attraverso 22 appuntamenti nei luoghi simbolo della città in compagnia di grandi artisti”.
Ideato da Massimo Zanello, Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Volgar’Eloquio è un grande evento interamente dedicato alla cultura del dialetto, per celebrare l’identità, le radici, la tradizione attraverso la musica, il teatro e la poesia
Qui sopra trovate un video della presentazione dell’evento, con l’assessore che ci dà un assaggio del suo fortissimo accento lumbard e i commenti di alcuni anziani, che presumibilmente ricoprono incarichi istituzionali. Trovate altri video sul canale youtube di Volgar’Eloquio, ma anche su quello di telepadania.
Continua a leggere: Un festival per il dialetto: Volgar'Eloquio dal 5 al 9 marzo a Milano
Metti una sera a teatro con Le fiamme e la ragione dove il classico monologo è sostituito da un racconto narrato quasi si trattasse di una fiaba davanti al focolare. Non si parla di maghi e cavalieri, ma dell’eretico Giordano Bruno arso in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600. Chi ci racconta questa storia ormai lontana è Corrado Augias, ma oltre quattro secoli di storia non sono sufficienti a far perdere di attualità la drammatica vicenda che vide protagonista lo studioso e monaco domenichino Giordano.
Trent’anni prima della celebre abiura di Galileo Galilei, che ebbe salva la vita in cambio del pubblici rifiuto delle sue teorie eretiche, Giordano Bruno fu bruciato per il sua strenua convinzione che non gli concesse di chinare il capo di fronte alla Santa Inquisizione. Quattro secoli fa Giordano Bruno sosteneva delle tesi di una modernità sconcertante, come racconta Augias, tanto rivoluzionarie da poter scardinare la fede cristiana che in quel tempo aveva già subito un grave tracollo con lo scisma anglicano. La religione di Roma era minacciata dalla libertà di pensiero, la laicità dello stato non era nemmeno presa in considerazione. La terra al centro dell’universo un dogma imprescindibile, Giordano che proclama la tolleranza e la carità prima della verità era una minaccia che solo il fuoco poteva mondare.
Le fiamme e la ragione



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Se volete conoscere tutta la filmografia di un cineasta polacco degli anni trenta, volete sapere quante volte ha calcato il palcoscenico Carla Fracci durante la sua carriere di ballerina, se state scrivendo una tesi di laurea sul rapporto epistolare tra Paolo Grassi e Giorgio Streheler, allora c’è un luogo che sicuramente non potete non conoscere. E’ la Libreria dello Spettacolo, di Via Terraggio 11, a due passi dallo storico Bar Magenta, o dal cinema d’essai Orchidea (per i cinefili più accaniti).
Il nostro viaggio in giro per Milano attraverso le librerie tematiche, ci conduce questa volta in un piccolo santuario delle arti dove si possono facilmente recuperare anche volumi datati, vecchie copie di riviste specialistiche sempre con i consigli preziosi delle affascinanti responsabili. Nutrita anche la sezione che si occupa dello spettacolo dal punto di vista economico, legislativo e manageriale, cosa che contribuisce a rendere questo luogo un punto di riferimeno fondamentale per chi si occupa di cinema, danza, teatro e musica a Milano.