Dalle telecamere dell’Ecopass è arrivato un dato sorprendente, per lo meno per chi non frequenta le strade del centro cittadino (ovviamente con gli occhi aperti), sono oltre 6.500 i veicolo dedicati al trasporto merci che entrano nell’area “protetta” nelle fasce orarie in cui, in teoria, sarebbe vietato il carico e scarico delle merci.
Questo il dato. E quindi che si fa? Semplice, vengono approvate delle regole che rendono legali delle infrazioni che sistematicamente venivano violate (o meglio non vengono concretizzate quelle proposte in passato). Quindi, sulla carta il traffico di furgoni e camionette era vietato la mattina tra le 7,30 e le 10 e, nel pomeriggio tra la 14 e le 19, ma visto che oltre il 65% del traffico merci diretto al centro di Milano è stato dimostrato che avviene in queste ore, ecco che tutto cambia e migliaia di furgoni Euro 4 senza filtro antiparticolato (anche se considerati come mezzi inquinanti) ora possono andare e venire a loro piacimento a qualsiasi ora del giorno.
Come al solito il vil denaro viene messo davanti alla salute dei cittadini, perché non si può certo danneggiare i commerci di una città come Milano. Ovvio anche che non sono 3 mila furgonici in più o in meno a cambiare radicalmente l’aria della città, ma certo che questa notizia non è certo una buona notizia per chi ha interesse di respirare aria un po’ più pulita.
Era il 2008 quando si era gridato alla rivoluzione della viabilità milanese, con l’imposizione del carico e scarico nottuno e oggi tutto quanto viene ribaltato. Di solito si dovrebbe cambiare in meglio, o per lo meno così accade nei luoghi civilizzati.
Quindi i milanesi devono mandare giù l’ennesimo boccone amaro. Chissà quanto ancora dovremmo aspettare per una politica ambientale che dimostri che qualcuno a Palazzo ha veramente a cuore la salute dei cittadini?

Undici nuovi occhi elettronici si accenderanno a settembre sulle corsie preferenziali milanesi. In alcuni casi sono state poste nuove telecamere per controllare percorsi già proibiti alle auto, in altri sono corsie nuove di pacca con relativi controllori elettronici.
Entro la fine dell’anno dovrebbero trovare spazio anche altre dieci camere di sorveglianza, lo dice l’Assessore Croci, per il momento però entrano in funzione solo le prime. Ecco dove sono posizionate: 2 telecamere in viale Coni Zugna tra via Ghisleri e via Modestino, in via Fabio Filzi altre 2, una a Molino Dorino, un’altra in via Lazzaretto, due per via Menabrea, lo stesso in via Montello e una in via Farini angolo via Ferrari.
Le restanti dovrebbero essere in Porta Vigentina angolo via Quadronno, via Mazzini, via Broletto, via Ludovico il Moro angolo viale Cassala, a Linate, in via Mengono, via Grossi e corso Magenta angolo via Caradosso.
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Il problema reale è che noi non sappiamo quanto loro sanno di noi, perché lo sanno o con chi altri condividono questa loro conoscenza
diceva David Lyon ne “L’occhio elettronico”. I nuovi occhi elettronici, le “parodie laiche dell’onniscienza divina” li ha piazzati ATM sulle pensiline alle fermate dei mezzi pubblici nelle cosiddette zone a rischio, mentre le zone considerate più pericolose (Vigentino, Gratosoglio, Lorenteggio, Quarto Oggiaro) saranno anche pattugliate dalle forze dell’ordine. La notizia l’ha data orgogliosamente De Corato aggiungendo:
Milano è sempre più attenta alla sicurezza della città (…) I nuovi occhi elettronici saranno così una garanzia in più contro malintenzionati e violentatori. Saranno un ottimo strumento per combattere la percezione di insicurezza nelle periferie.
Ed è proprio la percezione di insicurezza che va combattuta, ultimamente sembra che uscire di casa sia come giocare alla roulette russa. Eppure le statistiche parlano di reati stazionari se non addirittura in calo. Per la cronaca, Liberonews elenca i posizionamenti delle telecamere: 5 a Quarto Oggiaro, 8 a Primaticcio, 4 nella zona Niguarda, 4 a Porta Vigentina, 6 al Gratosoglio, 3 al Gallaretese, 2 alla Bovisa, 3 nel vigentino, 3 alla Barona.
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L’installazione di telecamere per scongiurare atti criminali è una realtà di fatto. Giorni fa nuova carne al fuoco è arrivata da De Corato che ha annunciato che il Comune metterà in rete tutte le telecamere di sicurezza che vigilano su Milano. Una sola cabina di controllo coordinerà tutti gli occhi elettronici, pubblici ma anche privati.
Dobbiamo sfruttare le telecamere di banche, negozi e abitazioni che oggi vengono usate solo per registrare quello che riprendono. Noi le impiegheremo per avere immagini in diretta a ciclo continuo, 24 ore su 24
Viene spontaneo chiedersi chi controllerà le telecamere di sicurezza del Comune, più di 900, e quelle private che sono almeno 12mila. La risposta è in un software israeliano che il Comune intende acquistare a breve, già esaminato nel novembre scorso a Tel Aviv dal comandante dei vigili Emiliano Bezzon. È in grado di captare un writer che imbratta un muro, i movimenti bruschi di uno scippo, e di trasmettere immediatamente le immagini al comando. La centrale dei vigili, a quel punto, potrà indirizzare le segnalazioni alle pattuglie delle forze dell’ordine più vicine al luogo individuato.
L’incognita a quello che pare un Grande Fratello Orwelliano è il Garante della privacy che, allarmato proprio dalla quantità di telecamere private censite a Milano, potrà ridimensionare il progetto del vicesindaco.
La discussa Zona a Traffico Limitato della Chinatown milanese è ormai imminente: il via è previsto per il prossimo lunedì 17. Noi di 02blog ci siamo recati sul posto per documentare, armati di macchina fotografica, in quali soluzioni di arredo urbano si sia concretizzata la tanto decantata (dal Comune) Ztl.
Le impressioni? Deludenti. La principale innovazione introdotta sulla Via Paolo Sarpi vera e propria, al di là delle telecamere, consiste nel fatto che in corrispondenza di quasi ogni incrocio il marciapiede è stato allargato e, in parte, raddoppiato in altezza. Uno stratagemma in grado di impedire anche al SUV più grande di parcheggiare abusivamente, ma che risulta esteticamente deprimente e impedisce praticamente qualsiasi altro uso della parte di marciapiede guadagnata (anche camminarci sopra!).
Ztl Paolo Sarpi: tutte le foto
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Via Paolo Sarpi si candida a diventare la strada con la viabilità più videosorvegliata dell’intera città di Milano. Quasi tutto è pronto per trasformare la via centrale di Chinatown in una zona traffico limitato. Dopo aver installato telecamere ad ogni punto di accesso della via, dopo aver costruito in fretta e furia dei (bruttissimi) dissuasori di parcheggio di cemento e dopo aver cancellato le striscie gialle e blu diparcheggio, sono recentemente apparsi i cartelli che decretano le restrizioni all’accesso della via.
A quanto pare l’accesso sarà consentito a residenti e autorizzati, al carico e scarico ma solo in alcune fasce orarie e a pedoni e biciclette. Escluse quindi motociclette e scooter. Accesso libero invece per le vie che tagliano perpendicolarmente la zona cinese (Via Lomazzo, Via Niccolini, Via Rosmini, Via Aleardi, in parte Via Bramante e altre minori) che con ogni probabilità vedranno aumentare il volume del traffico. Da residente in zona mi auguro che la situazione sia stata presa in considerazione da chi di dovere e che non diventi “notizia” solo a ztl attivata e a problemi manifestati!
Foto | Nuke

La fine dei lavori in Stazione Centrale, che, si dice, diventerà più bella di Termini, sono previsti per il 2009. All’inizio era il 2008. Per togliere un po’ di legittima curiosità ai milanesi che hanno visto solo cantieri, oggi è stato presentato il plastico della nuova stazione: il modello da domani sarà esposto all’Urban center di Milano fino al 31 ottobre. Ci sarà anche una mostra che illustrerà al pubblico l’opera di riqualificazione della stazione Centrale realizzata da Grandi stazioni.
Continua a leggere: Come sarà la nuova stazione Centrale: un plastico lo svela

Il Vicesindaco Riccardo De Corato, intervenendo ad un congresso sul tema della ‘videosorveglianza’ intitolato “TVCC: integrazione e futuro”, ha dichiarato che Milano è la città più ‘videosorvegliata’ d’Italia. La bellezza di 900 occhi elettronici scrutano le nostre strade, un numero che eguaglia la dotazione di una città come Londra, ben più estesa del capoluogo lombardo.
De Corato ha anche fatto un elenco di alcune delle telecamere installate:
“Di questi 900 ‘occhi’, 70 sono posizionati nell’area della Centrale, insieme a 8 telecamere ‘urla e sparo’, e a 11 colonnine Sos. Gli altri impianti sono divisi poi fra parchi cittadini (come il Parco delle Cave che ne conta 56, Parco Sempione 75 o Parco delle Basiliche 23), quartieri e zone a rischio come Sarpi (5), viale Umbria (3) o viale Monza (10)”.

Il comune ha deciso di tornare sul tema sicurezza, e lo fa con la bellezza di 34 nuovi occhi elettronici. Trentaquattro telecamere che saranno piazzate in zone strategiche suddivise tra sette quartieri, da Viale Monza al Quartiere Figino, passando per zone centrali come Piazza Gerusalemme.
Le telecamere serviranno come deterrente contro prostituzione e spaccio, ovvero i crimini stanziali, ma anche contro tutto ciò che può accadere di brutto per strada. Spesa? Un milione e 165 mila euro.
Le discoteche milanesi (alcune) rivaleggiano con i rissosi saloon del selvaggio west. Sparatorie, scazzottate e regolamenti di conti. Pistole e feriti al Ciao Ciao in via Merlo. Al Tocqueville scazzottate tra buttafuori e clienti. Spari anche al Karma. E poi coltellate al Matisse e proiettili contro il De Sade. Il Prefetto Gian Valerio Lombardi è stato categorico: 1 disco su 10 rischia di chiudere.
Il Prefetto ci va giù pesante e bolla i locali notturni fonte di “Degrado” per la città e “disagio” per i cittadini. Ha tutta l’aria di una nuova crociata contro i locali d’intrattenimento. I gestori e il Silb (il loro sindacato) corrono ai ripari e, per gettare acqua sul fuoco, decidono congiuntamente alle forze dell’ordine di installare telecamere fuori dai locali. Le prime 30 entro aprile. Il rimanente entro l’estate. L’obiettivo è dotare il 30% dei locali delle telecamere per scongiurare risse e aggressioni da parte dei clienti più indisciplinati. Ma che di più: i titolari delle discoteche sono pronti a firmare un codice di autoregolamentazione e il Silb istituisce una commissione interna disciplinare.
Riusciranno i gestori ad allontanare lo spettro dell’impopolarità che sta colpendo le discoteche? Ai posteri l’ardua sentenza.