L’immobiliarista Luigi Zunino, dopo aver venduto le aree Falck (complete di progetto di Renzo Piano) ad uno sceicco, si vede ora costretto a fermare i lavori anche sull’area di Milano Santa Giulia, progetto di riqualificazione tra i più importanti degli ultimi anni. Secondo quanto riportato da “L’Espresso” infatti:
E’ partito Norman Foster, tornato a Londra per il disastro dell’esposizione debitoria (2,5 miliardi di euro) che ha costretto Luigi Zunino e la Risanamento a mettere in vendita anche la creatura più cara, Milano Santa Giulia, di cui Lord Foster è progettista. Con Foster se ne sono andati gli altri architetti, Jean Nouvel, Aldo Cibic, Peter Zumthor
La parte nord del quartiere, quella chic che prevedeva centro congressi, residenze di lusso firmate Foster e contratti con operatori come Rinascente e Dolce e Gabbana, vedrà dunque difficilmente l’inizio dei lavori, ed è attualmente solo una landa desolata di sterpaglia. Le costruzioni della parte sud invece (edifici residenziali a prezzi più abbordabili) sono invece complete al 90%, anche se i lavori si sono ovviamente fermati.
Rogoredo - Milano Santa Giulia: quello che è stato costruito finora




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Vi avevamo parlato quest’estate della “sfida a due” tra architetti per il completamento del quartiere Bicocca, ovvero per quell’area, collocata tra l’università e il centro commerciale Europlex, che si era pensato di offrire al Neurologico Besta e che invece è da anni un enorme buco. Ebbene, dal qualche tempo si sa anche il nome del vincitore: Sergio Pascolo.
Si tratta innanzitutto di una vittoria della continuità e dell’architetto che ha firmato la maggior parte del quartiere esistente: Vittorio Gregotti. Pascolo infatti, che è stato suo allievo, ha firmato un progetto in puro Gregotti-style. Secondo le parole della commissione giudicatrice infatti esso:
si inserisce meglio, rispetto agli altri, all’interno del preesistente tessuto urbano; prevede un disegno del parco unitario e continuo e lascia il maggior spazio possibile al verde; suggerisce infine soluzioni più economiche per la realizzazione
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L’Università di Milano Bicocca, in collaborazione con vari enti tra cui Coop Lombardia e Parco Nord Milano, celebra la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile cominciata ieri con due iniziative. Venerdì 19, durante il “Park(ing) day” alcuni posti auto verranno trasformati temporaneamente in un’area verde, con piante prestate dal Parco Nord. L’obiettivo è far riflettere su quanto spazio della nostra città sia occupato da parcheggi ed infrastrutture al servizio dell’auto e al fatto che, se il numero di auto diminuisse, potrebbero essere convertiti ad altri usi più piacevoli.
Lunedì 22 settembre “All’Università in bici”, mattinata-evento in Piazza dell’Ateneo Nuovo con stand dedicati ai ciclisti: prima colazione, regali ecologici, mostra fotografica dedicata alle due ruote e presentazione delle nuove infrastrutture ciclabili del vicino Parco Nord. Che ne pensate, iniziative come questa possono servire a “incentivare le forme di mobilità alternativa, migliorare il traffico e l’ambiente urbano”? Oppure è uno di quei casi in cui, come si suol dire, “ci vuole ben altro”?

In metropolitana sono comparsi manifesti inquietanti che raffigurano un insetto di medie dimensioni chiamato Tarlo asiatico. In pratica questo insettucolo, nuovo dalle nostre parti, si sta mangiando gli alberi delle foreste del nord Italia, compresi gli alberi di Milano. Si tratta di un coleottero le cui larve danneggiano e possono provocare la morte degli alberi, scavando profonde gallerie all’interno dei tronchi e delle radici.
Se vi imbattete nel Tarlo non fate come il bimbo qui sotto che lo accarezza e lo porta dalla nonna, ma chiamate subito il numero verde 840 000 001.
Viene la pelle d’oca. Che il provvedimento fosse “redditizio” per le casse comunali lo si poteva immaginare, ma non nei termini indicati dallo studio della società di ricerche Frost & Sullivan che ha analizzato i ricavi dagli schemi di pedaggio europei.
Secondo lo studio l’introduzione dell’ecopass ha significato per l’amministrazione comunale di Milano una crescita dei ricavi di circa 150 milioni di euro, probabilmente nell’arco dell’anno. Se le stime, o i calcoli, sono esatti sono circa 120 milioni in più di quelli inizialmente preventivati che entrerebbero nelle casse comunali. Una cifra notevole che se, come promesso, sarà reinvestita in progetti ambientali e mobilità sostenibile farebbe di Milano la città “verde” per antonomasia.
L’Assessore Croci nel dicembre scorso indicava come ricavi 24 milioni di euro divisi tra gestione del sistema, potenziamento trasporto pubblico e interventi per mobility management, come incentivi all’acquisto di abbonamenti annuali al trasporto pubblico. Dallo studio risulta poi che il mercato del pedaggio antismog dovrebbe raggiungere in Europa i 2 miliardi di euro nel 2015. Un business sul quale, non a caso, alcune amministrazioni comunali già pensano di mettere mano. Se l’Ecopass di sicuro non serve ad abbattere le polveri sottili, quantomeno riempie le casse comunali.
Vittoria per gli ambientalisti lombardi. Ieri il Consiglio Regionale ha deciso di stralciare l’emendamento “Ammazzaparchi”, presentato dall’Assessore regionale al territorio Davide Boni della Lega e approvato il 20 febbraio scorso dalla maggioranza del Consiglio.
Con il famigerato emendamento i piccoli comuni dell’hinterland, con la prospettiva di incamerare oneri di urbanizzazione per la concessione di licenze edilizie, potevano decidere autonomamente di far costruire la dove prima c’erano sacrosanti vincoli ambientali.
Milano dagli anni 70 è circondata da un anello verde di parchi regionali: ad ovest dal parco del Ticino (riserva della Biosfera Unesco), dal parco Agricolo a Sud e a est dal Parco dell’Adda. Naturalmente il dubbio che dietro al provvedimento Boni si celassero importanti gruppi immobiliari interessati a costruire nuove residenze nell’hinterland è balenato a molti.
Leggo su Chiamamilano che il noenato Comitato Amici del Metrobosco-Parco della Lambretta, con la collaborazione della Provincia di Milano, ha indetto il concorso di idee “oggi facciamo un albero, domani facciamo un bosco”. Il Concorso ha come obiettivo la ricerca e l’elaborazione di proposte per la sistemazione dell’area Rubattino, a ridosso della Tangenziale est e in contiguità con il quartiere di recente costruzione. E’ qui che, scelto il più idoneo tra i progetti presentati da giovani progettisti e laureandi in architettura, nascerà l’agognato “Parco della Lambretta”.
Il Programma di Riqualificazione Urbana elaborato nel ‘96 volle trasformare l’area in un nuovo insediamento costituito da edifici residenziali, terziari e di pubblico servizio. Dopo dodici anni su quell’area sono sorti palazzi e centri commerciali ma del verde promesso nessuna traccia. Requisiti e condizioni di partecipazione si trovano sul sito parcolambretta.it.
Osservando le mappe satellitari di Milano è possibile vedere più verde rispetto a quanto percepito camminando per strada. Com’è possibile? Scopriamo il mistero grazie anche alle belle vedute aeree di Milano e dei suoi segreti nascosti nell’alto dei palazzi, tra terrazze, piscine e giardini, osservati da Giovanni Calamari. Una città proibita e nascosta, associata da Calamari a “Le città invisibili” di Calvino.
Arriva dall’Assessorato all’arredo urbano e al verde il nuovo progetto di rendere la città più verde, con 500 mila alberi da piantare in città nell’arco dei prossimi 5 anni.
L’idea principale è di rendere possibile ad un cittadino di poter raggiungere un luogo alberato, inteso come luogo di ritrovo, o spazio per sport salutari, in meno di 15 minuti, da dovunque si trovi in città, secondo l’assessore Cadeo.
Il progetto prevede la creazione di 8 “raggi verdi”, che collegheranno il centro con la periferia, nell’ambito del più vasto “Piano del Verde”, che prevede di piantare 40mila nuovi alberi, formando un grande ‘anello verde’ di parchi e giardini lungo 72 chilometri.
Sarebbe bello avere così tanti alberi, ma non avranno un po’ esagerato con i numeri?
L’azienda energetica Milanese e l’azienda dell’energia di Brescia hanno concluso un lungo cammino che le ha portato alla fusione ed alla creazione di un colosso energetico di primo piano: il terzo del paese con una capitalizzazione da 9 miliardi di euro.
Le due aziende municipalizzate attori della fusione sono state premiate dal mercato con una crescita in borsa di diversi punti percentuali negli ultimi giorni.
Il colosso finanziario operererà sul mercato elettrico, energetico ed ambientale grazie al controllo di AMSA in un’ottica di integrazione dei tre ambiti, ad esempio attraverso il recupero energetico dei rifiuti.