Quello che è successo sabato sera in Via Padova, agli occhi di chi nel quartiere ci è nato e cresciuto non rappresenta certo una novità, tutt’altro, perché è da decenni che questa zona paga sulla propria pelle il disinteresse generale delle istituzioni che ignorano costantemente i fattori di problematicità che impregnano il quartiere, primo tra tutti l’emarginazione quasi totale dalla vita cittadina.
Oggi il sentimento comune, purtroppo diffuso anche tra gli abitanti italiani del quartiere, è che il pericolo, il degrado e la violenza che caratterizzano la Via siano le incontrastabili conseguenze del flusso migratorio che ha portato in questa zona, più o meno da una quindicina di anni a questa parte, migranti da ogni parte del mondo, dal Sud America al Maghreb, dall’India alla Cina, fino all’Est europeo.
Ma quello che sta prendendo piede tra gli abitanti, oltre ad essere pericoloso è fondamentalmente un sentimento immotivato, perché il degrado e la violenza non sono certo sbarcate in Via Padova insieme ai migranti. Infatti, come forse molti si sono ormai dimenticati, già 20 anni fa Via Padova era teatro di violenza e degrado, un degrado forse ancor più acuto di oggi e che era dovuto quasi totalmente alla presenza radicata sul territorio della malavita italiana…
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Piazzale Cadorna: scontri tra carabinieri e manifestanti per uno striscione. Ieri pomeriggio, nella giornata contro la violenza sulle donne, momenti concitati in piazzale Cadorna, sede non nuova a episodi simili.
Un presidio non autorizzato di manifestanti, uno striscione che recita “Nei centri di detenzione x immigrati la polizia stupra”, la polizia che chiede di toglierlo, una, due volte, poi la carica dei carabinieri. La cronaca potete leggerla qui.
Il modo giusto per denunciare un presunto tentativo di stupro al CPT di via Corelli lo scorso agosto? La drammatica accusa di una donna nigeriana – che ora rischia un processo per diffamazione – contro un ispettore da una parte, uno striscione molto provocatorio e che non aiuta nessuno a capire dall’altra.
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Non è la prima volta che la comunità omosessuale è vittima di aggressioni feroci e incomprensibili. Ma i picchi di violenza degli ultimi tempi sembrano aver superato la soglia di sopportabilità. La prima naturale reazione è stata quella di manifestare contro l’omofobia a Roma lo scorso 28 agosto. “We have a dream” si è chiamata la prima fiaccolata di un gruppo di uomini e donne (omosessuali e non).
Ora anche a Milano la comunità si attiva con una fiaccolata, l’8 settembre, in piazza Duomo, per promuovere l’uguaglianza sociale di gay, lesbiche, transessuali e transgender. Qui trovate il gruppo su Facebook.
Weekend da far west alle porte di una delle discoteche più note di Milano. Sono circa le 5 di mattina e davanti al De Sade in Via Valtellina, un pregiudicato, implicato in piccoli traffici di droga, viene colpito da otto colpi di pistola. Non è la prima volta che il De Sade si trasforma in teatro per azioni di questo genere, lo scorso anno un ragazzo di origini albanesi è stato ferito con un coltello. A quanto pare il responsabile dell’esecuzione di sabato è già stato fermato e ha confessato durante l’interrogatorio, ma un caso chiuso serve invece a riaprire la questione sulla sicurezza della vita notturna metropolitana.
Oltre allo sballo delle pasticche, alle stragi dell’alcool, questa volta bisogna fare i conti con la violenza vera e propria che, a quanto pare, è una vera e propria piaga della nostra città (ma non solo). Sulla free press Epolis è stata pubblicata una sorta di lista nera dei locali in cui ballare può essere pericoloso. Ve la riporto in attesa di avere un vostro riscontro nei commenti. A quanto pare si rischia al Matisse di piazza Carlo Erba, al Polaris di via Massarini, al Bana Afrique di viale Rimembranze, allo Stardust di piazza Bernini, al Lime Light di via Castelbarco, al Bho di via Stendhal e in generale in tutti i locali di via Sammartini. Voi che ne pensate?

Due violenze ai danni di due donne in poche ore a Milano. Una donna etipoe di 25 anni ha raccontato di essere stata avvicinata in discoteca da un gruppo di nigeriani, che poi l’avrebbe drogata e violentata in un appartamento. La donna è stata ritrovata alle 7 di ieri mattina in Via Maffucci, i carabinieri l’hanno soccorsa e ne hanno raccolto la testimonianaza.
Il secondo episodio è un tentativo di aggressione ai danni di una ragazza marocchina di 15 anni. Alle 8.30 di questa mattina si stava recando all’Istituto Professionale Alberghiero di Via Valvassori Peroni, quando un uomo l’ha assalita, l’ha strattonata e poi è fuggito all’arrivo di alcuni passanti. Non è chiaro quali fossero le intenzioni dell’assalitore.

In questi giorni sembra esserci una vera e propria emergenza violenza sulle donne a Milano. Qualche giorno fa sono state violentate due ragazze ucraine su un vagone in stazione centrale, due sere fa una quarantenne è stata segregata in casa da uno sconosciuto e anche lei è stata violentata.
E’ di oggi la notizia (anche se il fatto è avvenuto da qualche giorno) che una giovane studentessa polacca, residente a Milano, è stata drogata in un bar da un uomo che le aveva offerto da bere e in più, dopo essere stata stordita dalla droga, è stata violentata e abbandonata seminuda in un aiuola. Infine, ieri a Milano, in metropolitana (sembra a Cadorna), una ragazza straniera sarebbe stata avvicinata e molestata da uno sconosciuto che si è masturbato vicino a lei.

Ve lo ricordate il film con Michael Douglas ‘Un giorno di ordinaria follia’? Bhe, per fortuna non siamo andati così in là, però ieri sera a Milano c’è stato un episodio di violenza del tutto improvviso e inaspettato. Una signora nigeriana, regolarmente residente a Milano con permesso di soggiorno, è stata picchiata in metropolitana da un giovane cui lei era caduta addosso a causa di una frenata della metro.
Pare che lo scatto di violenza sia nato perchè la signora non ha chiesto scusa dopo essere caduta addosso al ragazzo. Da quel che leggo dall’AGI l’aggressione è terminata subito con l’arrivo dei sanitari e dei carabinieri.
Quattro attentati contro il centro islamico di via Crivellino ad Abbiategrasso, nel milanese, fanno riflettere sul grado di violenza che si sta scatenando in Lombardia. L’ultima molotov è stata gettata contro la casa di uno sfortunato imprenditore risedente al civico 14, mentre il Centro Islamico si trova al 24, come riporta il Giornale.
Milano sta scoprendo una serie di indizzi che non deve sottovalutare rispetto all’integrazione. Nel corso degli ultimi anni sono sempre di più i malumori che sfociano in violenza (intolleranza verso i rom, episodi di via Sarpi, aggressione alla vice presidente delle donne marocchine). La città deve interrogarsi se vuole correre verso uno scontro contro le culture “altre” oppure mettere in campo forze, anche economiche, per favorire un’integrazione reale. Certamente bisogna capire che siamo diventati, e lo saremo per molto tempo, terra di emigrazione.
Ieri sono stato al pronto soccorso dell’ospedale San Raffaele. Mio malgrado. Un incidente in bicicletta e la frattura della spalla. In attesa di essere visitato, prima di me, un ragazzo di 15 anni aggredito insieme ad altri tre amici da una baby gang di filippini.
Una domenica come le altre: un parchetto, le chiacchiere di ragazzi che non trovano una valida alternativa alle panchine, gli scherzi e qualche cannetta. Una quiete spezzata dall’irruzione di una decina di ragazzi di origine asiatica, ovviamente minorenni. “Non è la prima volta che aggrediscono ragazzi inermi con la sola voglia di fare gli spavaldi. Ad un altro ragazzo, tempo fa gli hanno rotto un braccio. Non eravamo pronti ad un aggressione di questo tipo. Si sono avvicinati alla nostra panchina e hanno cominciato ad insultarci. Qualche parola e poi l’aggressione: loro in dieci, noi in tre”, mi racconta il ragazzo al quale sono stati applicati 17 punti di sutura sul mento per ferita causata da un tirapugni.
Milano come Londra e Los Angeles. Sembrerebbe proprio di si. La gang giovanili sono un problema all’ordine del giorno per le forze dell’ordine. Minorenni, spesso stranieri, che spadroneggiano con furti, aggressioni e minacce. Viene in mente la pacificazione avvenuta tempo fa della gang dei Latin King, che hanno firmato un patto di legalità con le istituzioni. Una storia a lieto fine, esempio di lungimiranza di istituzioni ed educatori che quotidianamente svolgono un lavoro esemplare di recupero educativo, arrivando a risultati encomiabili come questo.
Il fatto che ho scoperto al Pronto Soccorso è accaduto nella periferia est di Milano, a Cimiano per la precisione. Ma anche il centro non è esente da episodi di questo tipo. Non si vuole aprire un dibattito circa le motivazioni che spingono i ragazzi ad assumere comportamenti violenti, non riguarda noi. Si vuole capire perché in questi anni si è avuta un’escalation di violenza senza eguali tra i minorenni. Senza contare che violenza genera altra violenza e quel che è peggio istiga al razzismo e al fare di tutta un’erba un fascio. Non a caso la mamma del ragazzo aggredito, saputo della nazionalità degli aggressori ha tuonato: “perché non se ne stanno a casa loro questi extracomunitari”.
E voi siete al corrente di episodi simili nel vostro quartiere? Vi sentiti sicuri per i vostri figli? Siete d’accordo nell’abbassare l’età per rende perseguibile un reato?
Due genitori “normali” come tanti altri, due quarantenni, impiegati. Due bambini, un maschio e una femmina, che secondo le accuse per anni sono stati violentati dal padre che ogni sera li “visitava” nella loro cameretta. E la madre? Quando il bambino provava a lamentarsi con lei, lo picchiava e lo minacciava perché non parlasse.
Alla fine, due anni fa quando aveva 12 anni, il ragazzino ha confidato tutto alle maestre: il padre è accusato di violenza sessuale e maltrattamenti, la madre di favoreggiamento e maltrattamenti.
È successo a Milano, in una delle tante famiglie di questa città, che custodiscono gelosamente i segreti delle mura domestiche.