Sarà un giudice del tribunale di Milano a decidere il destino della street art milanese. O dei pastrocchi sui muri, a seconda del vostro punto di vista. Oggi in tribunale è stato chiamato a difendersi dagli “imbrattamenti che degradano” la città Bros, alias Daniele Nicolosi, 28enne definito dall’ex assessore alla Cultura Sgarbi il Giotto moderno (Brosart è il suo sito).
“Il paradosso è che potrebbe essere un giudice, se fossi assolto, a riconoscere la nostra arte, malgrado l’accanimento del Comune contro di noi” ha detto Bros, i cui lavori sono stati ospitati in passato da Pac e Palazzo Reale. Il Comune lo accusa di 17 imbrattamenti, che i vigili hanno puntualmente denunciato, e si è costituito parte civile, avendoci rimesso 65 mila euro per la pulizia dei muri taggati Bros.
“In altre città, come Amsterdam la street art viene valorizzata e si danno spazi agli artisti per lavorare” ha detto Bros che ieri si è dovuto difendere, in realtà, da solo due accuse di imbrattamento, quella della tettoia del metrò di piazzale Lodi e i disegni sulle mura di San Vittore, opere realizzate nel 2007.
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Nel titolo si esagera, non è una capitolazione, quanto piuttosto una mano tesa ai writer, una piccola breccia nel muro che era stato creato in seguito ad una vera e propria guerra. Non è un caso che l’annuncio è avvenuto alla celebrazione dell’anniversario della caduta del muro di Berlino. In mezzo a tanti modi diversi per “abbattere le barriere” il sindaco ha trovato spazio anche per i graffitari e la loro street art: per 5 giorni 11 writers di razza si sfideranno a colpi di bomboletta nella centralissima Via Mercanti. E i loro graffiti resteranno esposti fino al 22 novembre.
Già questa decisione è una sorpresa. Ma la vera notizia è che il ponte della Ghisolfa verrà ridipinto dalle bombolette dei writers, per dare un po’ di colore al cavalcavia più grigio e brutto della città. E’ il progetto che il Comune ha in mente per “fare pace” coi graffitari che fanno arte sul serio (e non sporcano i muri con tag senza senso) e per riqualificare porte d’ingresso della città, come ponti e cavalcavia.
Si comincia dunque con quello della Ghisolfa, il cavalcavia Monteceneri, come spiega l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory: “stiamo lavorando a una mappatura di 5-10 luoghi che riteniamo brutti affidandoli ad artisti di strada potremmo realizzare una via d’ingresso alla città più bella e colorata. Siamo pronti a pagare gli artisti, cercheremo uno sponsor, a partire dall’Amsa”. Insomma un progetto “didattico, etico ed estetico”. Milano finalmente a misura di writer.
Foto by Imageshack
Gara clandestina tra writer, 3 squadre, 60 bombolette, 1 vincitore, un giorno di tempo. L’intenzione era quella di fare un gesto eclatante contro le politiche securitarie dell’amministrazione Moratti e di De Corato. L’idea di una gara di graffiti per abbellire Milano (almeno stando a ciò che viene dichiarato nel filmato) sembra pure divertente, il problema è che dal video qui sopra, presente sul blog dei Corsari Milano, più che graffiti per abbellire la città sembrano essere state vergate solo tag e scritte sui muri.
Via | Youtube

Le Colonne di San Lorenzo sono sempre al centro di polemiche, vuoi per la movida, vuoi per ragazzini che ci scrivono sopra Marco love Anna. Questa volta sono i secondi a creare subbuglio.
Pochi giorni fa ne sono stati fermati due, minorenni, che scarabocchiavano su una colonna. L’episodio ha dato la possibilità a chi vorrebbe l’intera città piena di cancelli di riprendere in mano un progetto del 2005. De Corato ha fatto appello a forme più restrittive di tutela. Leggi cancello.
Il progetto di cui sopra, prevede un cancello a scomparsa, di giorno sparisce, di notte si alza. Costo del progetto un milione e quattrocentomila euro. L’idea parte tre anni fa da Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare di Milano, e sembra piacere anche ai comitati di zona.
Foto | Flickr
I pinguini di Pao, in origine dei grigi “panettoni” usati per delimitare le aree di parcheggio, sono stati a lungo delle macchie di colore che hanno regalavano un po’ di brio nel mezzo dei luoghi del traffico milanese.
Ultimamente sono spariti, alcuni sostituiti dalle più eleganti parigine in metallo, altri semplicemente sono rimasti ma hanno perso il trucco per via degli agenti atmosferici. Ma Pao che fine ha fatto? Dalla strada alla galleria d’arte, il passo non è così lungo. In un intervista Pao ci spiega come è nato e come si è evoluto il suo progetto artistico.