Registro unioni civili: la curia s’infuria

Duomo di Milano Secco il “no” dell’istituzione cattolica milanese che s’è espressa con durezza all’indomani della discussione in consiglio comunale per l’introduzione del registro delle unioni civili, per altro in vigore in altre città italiane.

La proposta, già ampiamente caldeggiata dal primo cittadino, s’inserisce in un disegno che consentirà alle coppie conviventi che non sono unite da vincoli matrimoniali di accedere ai diritti amministrativi.

Il rischio, secondo la Curia milanese, sarebbe quello di “legittimare la poligamia”, come si legge nell’analisi apparsa sul giornale della diocesi Milano7, allegato domenicale dell’Avvenire: «I poligami immigrati potrebbero chiedere di riconoscere le convivenze con tutte le mogli. Il sostegno è da indirizzare a chi con il matrimonio si prende impegni pubblici e stabili verso la società diventandone una risorsa».

Ferma la risposta del primo cittadino, che replica attraverso un comunicato: «L'istituzione del registro delle unioni civili ha la finalità di riconoscere e tutelare i diritti di moltissime realtà presenti a Milano e in tutto il Paese, realtà che aspettano da troppo tempo un riconoscimento giuridico.

Rispetto naturalmente le opinioni diverse dalla mia, ma intendo anche rispettare l'impegno che ho preso con i cittadini milanesi. Auspico che il dibattito e il confronto su di un tema cosi importante e anche così delicato, che tocca sensibilità e opinioni diverse, si svolga senza strumentalizzazioni e nel rispetto ognuno del proprio ruolo».

Gli fanno eco dalla maggioranza l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino e soprattutto Marilisa D’Amico, giurista, nonché autrice del testo che andrà in discussione a partire da domani in consiglio comunale: «il registro non tocca la famiglia e riconosce a molti, soprattutto alle coppie gay, l’accesso ai diritti amministrativi. Non c’è conflitto con la Costituzione. Quanto alla poligamia, è vietata dalle leggi».

Foto: Flickr

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