E' morto Carlo Maria Martini

Il Cardinale era entrato da poco nella fase terminale del morbo di Parkinson, malattia che lo consumava da diversi anni e l’aveva già costretto nel 2008 a rientrare in Italia da Gerusalemme: si è spento poco fa, rifiutando l’accanimento terapeutico.

Martini non è stato solo un alto interprete della cristianità, dando alla Diocesi di Milano quell’impronta solidale e progressista che è stata ereditata da Tettamanzi (e speriamo non venga tradita troppo da Scola), Martini è stato una guida nel senso più pieno del termine, sapendosi assumere con coraggio e determinazione onori, ma soprattutto oneri del ruolo che ha ricoperto.

Chi è nato negli anni ‘80 e ha vissuto una media educazione cattolica passando dal catechismo e dai vari oratori milanesi non può non ricordare con affetto e stima quei sermoni che prima o poi si sarà dovuto “sorbire”, fino all’incontro plenario a San Siro, ritrovo annuale dei Cresimandi.

Uno di quei discorsi lo ricordo bene, aveva poco di religioso e tanto di buon senso, di umano. Certo, parlava di cosa significasse accogliere lo Spirito Santo – e probabilmente anche di che cosa fosse questo benedetto Spirito Santo! – ma parlava soprattutto di cosa volesse dire scegliere di essere solidali, di perseguire la via del rispetto e difendere con coraggio le proprie pulsioni.

Di non limitarsi, ma di essere consapevoli almeno dell’importanza che i nostri gesti avrebbero potuto avere sugli altri, dei quali ci saremmo dovuti prendere cura, e lavorare insieme per condividere il percorso che c’avrebbe portato, secondo lui, a diventare adulti, e uomini buoni. Era chiaro anche a un ragazzino che quelle parole avevano un grande esempio davanti.

Ha scritto molti libri, ha affrontato nell’arco della sua vita i temi più spinosi che spesso vengono contestati alla Chiesa, dall’omosessualità alla fecondazione assistita, passando per i divorzi e la sessualità. E a ognuno ha saputo fornire una tesi intelligente, che tenesse conto delle esigenze della società contemporanea e non risultasse mai superficiale.

Non ha mai strizzato l’occhio alle correnti più progressiste per ottenere maggiore consenso. Al contrario, leggendo le sue parole ciò che emerge più di tutto è lo straordinario senso di responsabilità con il quale motiva le sue argomentazioni e le sue scelte.

Ha fatto molto per Milano, e se nonostante i difetti e le contraddizioni che la caratterizzano vorrebbe ancora diventare una metropoli libera, aperta e europea, è in parte anche merito di persone come lui, che hanno saputo interpretare istituzioni importanti sul territorio fornendo risorse, senza mai limitare la crescita della società, ma sostenendola con serietà e, qualche volta, con dolcezza.

Foto | © TM News

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