Meno Malpensa nel futuro di Alitalia

Il tentativo di risanare Alitalia - o almeno di rimetterla un po' in sesto per poterla vendere davvero - passa anche dalla riduzione dei collegamenti in partenza dall'aeroporto di Malpensa. Questo almeno, secondo i giornali, dovrebbe indicare il nuovo piano industriale che il cda della compagnia sta definendo in queste ore.

Tagli delle tratte meno redditizie, più voli europei dagli aeroporti medio-piccoli e "sacrifici" per Malpensa. Ora, sarà forse doloroso (o magari sarà una liberazione per lo scalo milanese), ma è quasi inevitabile che sia così. E forse una decisione del genere farà del bene sia alla compagnia sia all'aeroporto.

In pochi forse se lo ricordano, ma Alitalia, che già non navigava in ottime acque, vide riacutizzarsi e aggravarsi la crisi propria con l'apertura di Malpensa e l'obbligo, deciso in sede politica, che il nuovo scalo fosse una delle basi per la compagnia della Magliana. Ma Alitalia aveva già Fiumicino, che non poteva abbandonare così scelse la tattica suicida dei due hub. Quale compagnia al mondo - per sana e florida che sia (e Alitalia non lo era) - può permettersi due hub? Nessuna. E infatti nessuna ha due basi: Air France sta a Charles de Gaulle e Lufthansa a Francoforte.

Con una delle solite soluzioni all'italiana, invece, la politica - specie nelle sue versioni pseudo-federaliste - costrinse la dirigenza ad attuare una strategia dannosa e inutile: quasi tutti i dipendenti erano a Roma e spostarli a Milano ha provocato una moltiplicazione delle spese e disagi a non finire per assenze e carenza di personale. Malpensa non è mai decollata davvero come hub intercontinentale, anche perché Alitalia era debole e non poteva investire in nuovi vettori e nuove tratte, anzì fu costretta a ridurre l'offerta. Totale: Alitalia si avvitò in una crisi sempre più profonda, Malpensa non crebbe come poteva e come era stato preconizzato con entusiami forse eccessivi.

Meglio sarebbe stato scegliere una compagnia anche straniera come partner di Malpensa e comunque individuare un vettore dinamico, in crescita che portasse nuovo traffico allo scalo milanese. Forse se Alitalia ridurrà la propria presenza ci sarà una possibilità in questo senso. Ma chi sarà in grado di coglierla?

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