Trans e coca: e la festa finisce male


Il festino a base di trans e coca nel palazzo di viale Bligny, nel quale dopo una notte brava ( o bella, qui va a gusti ) sono stati sequestrati due operai che “non volevano pagare il conto”, è una splendida metonimia delle attuali condizioni del neoproletariato.

Tra i nostri più fedeli lettori, c’è un utente che utilizza abitualmente come nickname Lapo: forse apprezzerà questo post. Sono lontani i tempi in cui, come scrisse Gabriele Romagnoli:

Prendete la famiglia con le più ampie possibilità di questo Paese, incrociatela con una buona famiglia francese, metteteci una femmina sensibile, un padre che fa l'intellettuale, date all'incrocio le migliori scuole del mondo, la possibilità di viaggiarlo tutto prima dei vent'anni, incontrare re, presidenti, attori, scrittori, studiare dove vuole, scopare chi vuole e che cosa otterrete? Lapo Elkann.

Ora, non sono più solo i rampolli di buona famiglia a farsi pescare con le mani nel sacco, o in altri luoghi: e la cosa fa notizia. Si tratta di un esemplare fenomeno di emulazione fallita, come mirabilmente teorizzato da Tommaso Labranca in “Andy Warhol era un coatto”.
Testo illuminante, tra l’altro.

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