Una fabbrica senza padrone: dalla Maflow alla Ri-Maflow, una storia di risurrezione

Riappropiarsi del lavoro partendo dal capitale umano, questa è l'idea degli operai della Maflow, ex multinazionale con fabbrica a Trezzano sul Naviglio, messi in cassa integrazione nel 2010. Un esempio che potrebbe contagiare altre realtà in crisi. La ricetta sembra vincente ed è spiegata tutta sul blog Vogliamo continuare a lavorare alla maflow.. Ve la riassumiamo.

La storia è comune ad altre realtà che sembravano solide. Nel campo della automotive da anni, pezzi per le BMW, fabbriche in tutta Europa. Una realtà solida. Nel 2009 la Maflow subisce il tracollo a causa di una gestione finanziaria spregiudicata (come dite: già sentito?): insolvenza per trecento milioni di debito.

Così dopo aver occupato terreni e capannoni e cercato altri acquirenti (che non hanno risolto la situazione), quegli stessi lavoratori oggi si sono riorganizzati in una cooperativa cambiando nome, Ri-Maflow, e mission: riciclo dei rifiuti tecnologici. Il suffiso «Ri», significa «riuso, riciclo, riappropriazione, rivolta il debito, rivoluzione». In una parola autogestione.

La cooperativa è stata fondata ufficialmente venerdì scorso e i primi 20 lavoratori si sono riassunti, con la speranza di crescere rapidamente. I 30mila metri quadrati della ex Maflow di Trezzano adesso vivono ancora, anche grazie alla Regione Lombardia che si è occupata della formazione dei cassintegrati in vista della nuova specializzazione.

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