Monza, si difende l'uomo che uccise il figlio gay

Ha ammesso di aver ucciso il figlio Gabriele con dodici colpi di pistola, ma adesso nega di averlo assassinato perché era gay. La vicenda tragica è successa di Monza, dove un padre di 57 anni - Flavio Vescovini - ha freddato il figlio 29enne nel bagno di casa.

Si riparla del delitto, avvenuto domenica, da quando il gip ha deciso di scarcerare l'assassino, in attesa del processo, perché non sarebbe più pericoloso; nel frattempo, però, si è scoperto che la vittima non era affetta da problemi psicologici, l'unico problema era riuscire a rivelare al padre la propria omosessualità. Tanto che ieri Franco Grillini, in Parlamento, ha chiesto al governo di intervenire per chiarire la vicenda e di attivarsi per contrastare l'omofobia.

Il padre figlicida, però, non ci sta a passare per omofobo e racconta un'altra verità, di un figlio pieno di debiti e incapace di gestirsi:

«Il problema di mio figlio e della nostra famiglia - spiega Flavio Vescovini - non era la sua omosessualità ma la sua incapacità di gestire la propria vita. Era sempre pieno di debiti e più volte io stesso glieli avevo ripianati. Anche il suo viaggio in America era stato un tentativo, purtroppo fallito, di dare un nuovo ordine alla propria vita. Quando è tornato nessuno della famiglia voleva riaccoglierlo in casa: sono stato io a insistere perchè rientrasse in casa nostra».

Ma per così poco era davvero necessario ucciderlo? Non bastava cacciarlo definitivamente di casa?

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