Leoncavallo: pronto l'accordo per la regolarizzazione

È da quasi vent'anni che lo storico centro sociale di Milano si trova perennemente sotto sgombero. Ora l'intesa tra Comune, Leoncavallo e famiglia Cabassi (proprietaria dell'immobile) sembra vicina

Dopo la brutta notizia del sempre più probabile sgombero dello Zam di via Olgiati, arriva quella buona relativa al Leoncavallo, storico centro sociale milanese che dal settembre 1994 - quando fu sgomberata la sede storica di via Leoncavallo - occupa gli edifici di via Watteau, di proprietà della famiglia Cabassi. E da allora, ogni mese, l'ufficiale giudiziario consegna l'ingiunzione di sfratto con conseguente rinvio.

Una situazione al limite del ridicolo che Giuliano Pisapia - poco dopo essere stato eletto sindaco di Milano - aveva detto di voler risolvere. A quasi due anni di distanza sembra che l'accordo per regolarizzare la situazione del centro sociale sia vicino, si parla di qualche settimana. Palazzo Marino cederà ai Cabassi un'area abbandonata - un tempo c'era un complesso scolastico - tra via Zama e via Salomone; in cambio il Comune riceverà il capannone di via Watteau che potrà poi affittare.

Al che seguirà un bando, a cui l'associazione Mamme del Leoncavallo potrà partecipare. Il meccanismo "salva-Leo" non è quindi automatico, anche se sembra scontato che alla fine tutto si risolverà con un regolare affitto calmierato pagato al Comune che consenta al centro sociale di proseguire nella sua opera di accoglienza a immigrati e senzatetto, formazione, cultura e divertimento.

La domanda che sorge è però una: perché il Leoncavallo sì e lo Zam no? Si era detto che il Comune non può fare nulla nel caso di immobili privati, ma questo è anche il caso dello stabile che ospita il Leoncavallo. Il fatto che il centro sociale sia da tempo immemore legato a Rifondazione Comunista prima e Sel poi, e che abbia avuto un ruolo attivo nell'elezione del candidato di Sel Pisapia, è solo una casualità?

Foto | Flickr, Lidal-K

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