Il taglio degli stipendi dei consiglieri regionali lombardi

L'indennità scende a 3.550 euro netti. Ai quali si aggiungono 4.200 euro al mese esentasse e forfettari. Tutti si danno grandi pacche sulle spalle, ma il Movimento 5 Stelle protesta.

A prima vista non sembrano tagli così drastici, anche se sul fronte dei rimborsi spese le nuove regole porranno fine alle "spese pazze", ma già qualcuno inizia a lamentarsi, come il consigliere Pd Fabio Pizzul: "Oggi, rispetto al 2010, un consigliere regionale guadagna circa la metà. Inoltre, ognuno di noi versa al partito il 20%".

La domanda che sorge spontanea è: ma quanto guadagnava un consigliere regionale nel 2010? Tantissimo: circa 20mila euro al mese lordi tutto incluso. Poi, taglia che taglia, si è arrivato alla cifra decisa al Pirellone. Vediamo nel dettaglio: l'indennità (cioè il vero e proprio stipendio) scende da 4.750 euro a 3.550 al mese. Un taglio di 1.200 euro, non poco.

Cambia però il meccanismo che regola diaria e rimborsi: niente più scontrini per giustificare spese "politiche" che in verità erano del tutto private, ma 4.200 euro al mese esentasse e forfettari che tutti e 80 i consiglieri regionali potranno usare come preferiscono, senza dover presentare nessuno scontrino. Sia che vivano a Milano, sia che vivano a Sondrio o a Luino.

Il totale fa 7.750 euro al mese netti, 10.500 euro lordi che andranno a comporre la busta paga light (più o meno) degli uomini della giunta regionale. Un taglio che farà risparmiare alle casse del Consiglio 5,7 milioni di euro l'anno, ai quali vanno aggiunti i 5 che si risparmieranno per le riduzioni delle spese per il personale dei gruppi consiliari, più la drastica riduzione (86%) sul funzionamento. Totale, 14,6 milioni di euro risparmiati e grande sfoggio di retorica da parte del presidente del Consiglio regionale Cattaneo: "In questa fase difficile per il paese è giusto che anche la politica dia un segnale di sobrietà".

Ma in tutto questo darsi pacche sulle spalle, arrivano le lamentele del Movimento 5 Stelle lombardo, che non ci sta. La versione a Cinque Stelle è che in tutto questo non ci sia nessuna volontà di ridurre le spese della politica, ma ci si stia solo allineando alle riduzioni minime di spesa previste dal governo Monti con la spending review. Che se non fossero state rispettate avrebbero portato al pagamento di multe salatissime.

La protesta M5S è anche contro il rimborso forfettario da 4.200: "Si chiamano rimborsi spesa proprio perché rimborsano delle spese no? Invece cosa fanno? Se li regalano così, senza bisogno di una pezza d'appoggio", dice a Repubblica Gianmarco Corbetta, consigliere Cinque Stelle delegato a seguire il tema dei costi della politica. E qual è la proposta dell'M5S: 5mila euro lordi per 12 mensilità e un tetto massimo di 3mila euro di rimborsi dietro la presentazione dei giustificativi.

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