Ruba alle poste perchè assediato dai debiti: il racconto immaginario

Sento che è arrivato il momento. E' già la terza ingiunzione di pagamento.Mi stanno alle costole. Ho 5 mila euro di debiti, non ce la faccio. Lavorasse mia moglie, forse andrebbe meglio. Invece è stata licenziata. Due figli. Quando li accompagno a scuola devo fare il giro largo, non posso permettermi di passare davanti alla cartoleria. E siamo in Brianza, la ricca e opulenta Brianza, quella dei Suv e del Ranzani. Mi faccia il piacere Albertino: ogni volta che lo sento alla radio mi viene il mal di stomaco.

Stamattina, come tutte le mattine prima di andare al lavoro, ho accompagnato i figli a scuola. Al mio ritorno il postino mi aspettava: raccomandata dalla banca. L'ennesima ingiunzione di pagamento per rata del mutuo non pagata. Variabile, variato da 700 a 900 euro in una anno. Alla sottoscrizione mi avevano assicurato che il variabile era il più conveniente, ricordo ancora il sorriso rassicurante dell'impiegata. Ora basta. Sono stufo. Sono giorni che ci penso, un unico martellante pensiero: una rapina. Oggi è il giorno giusto.

La posta di Brugherio: tranquilla e periferica. Non mi beccheranno mai. Il coltello l'ho preso, cappellino da baseball in testa e occhiali da sole. Il passamontagna sarebbe troppo, magari spavento le cassiere. Il cappellino è quello di mio figlio, c'è scritto White Soks. Non prendo la macchina, troppo rischioso. vado a piedi. Ci sono. Dentro c'è poca gente. E' il momento. Salgo sul bancone è grido la canonica frase: "Questa è una rapina, fermi tutti". Li guardo, le loro espressioni di terrore sono congelate in un lungo interminabile attimo. Indimenticabile. Mi misuro con un sentimento sconosciuto: il terrore. La cassiera urla, singhiozza. Non l'avevo previsto. Mi tremano le gambe e il sangue mi si gela. Scendo. Vado via, non ero preparato. Prego.

La fuga era prevista ma non senza bottino. Mannaggia a me, in che guaio mi sono ficcato. Fuori c'è la bicicletta di un'anziana. La prendo e pedalo forsennatamente. Cento metri e la polizia mi blocca la strada. Rimango immobile. I poliziotti vengono verso di me intimandomi "Fermo, Polizia". Sono fermo, come una statua di cera. Scoppio a piangere. Sono un disastro come rapinatore.

Confesso tutto. Le rate, il mutuo, la casa, la moglie e i figli sul groppone. "Sono tempi difficili" mi appunta l'appuntato. Mi è arrivata una lettera dal sindaco: "La aiuteremo". Speriamo. Intanto mi tremano ancora le mani. Domani il postino suonerà ancora due volte.

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