Il Subbuteo in Corso Vittorio Emanuele e una retrospettiva nostalgica

Correva l'anno 85. I mondiali di Spagna e le gesta di Rossi e co. echeggiavano ancora nell'aria. Gli anni '80 erano in fiore. Le serate trascorrevano tra le scorribande nel cortile di casa, le partite al campetto, i pomeriggi all'oratorio e davanti al Commodore 64. Ma era soprattutto il Subbuteo che calamitava la nostra smania di competizione. Serate, nottate, in cui ci ritrovavamo nel garage del nostro amico Luca. Era lui che possedeva il campo, con le porte ovviamente e persino gli spalti.Sistemare le nostre squadre sul campo ci dava una sensazione elettrizzante, un rito che presupponeva una tattica o uno schema che tutti millantavamo di conoscere, ma che in realtà nessuno sapeva cosa fosse. Io possedevo almeno 5 squadre. Mi sentivo meglio di Agnelli e Boniperti messi insieme. Ricordo con affetto quegli omini che appena cadevano per terra si sfasciavano un arto, più di frequente le braccia, ma non di rado anche la testa. Ricoverati e accuditi con dosi massicce di Bostik gli omini tornavano in campo monchi, quasi paraplegici, ma sempre con una gran voglia di segnare un gol...Serate intere trascorse a capire come impostare un tiro ad effetto, se usare il medio oppure l'indice. Poi siamo cresciuti e il Subbuteo ha cessato di esistere...

Ora si cerca addirittura il rilancio. Il gioco è cambiato radicalmente, per forma, struttura, concezione. Si calcia ancora con l’indice, dito assurto a simbolo passatista contro lo strapotere del pollice, mezzo di locomozione associato inevitabilmente alla PlayStation e al Gameboy, ma più o meno le similitudini con il Subbuteo nella sua concezione vintage finiscono qui. Niente più squadra rossa e squadra blu nella scatola di partenza. Niente più squadre, in generale. Il potere passa ai giocatori, che diventano piuttosto delle figurine: sia perché si è persa la tridimensionalità, con gli omini a braccia basse sostituiti da sagome plastificate delle foto dei moderni eroi della pedata, sia perché i protagonisti vengono venduti in buste. L'omologazione commerciale passa anche dai miti.

Un rilancio che passa anche per delle piacevoli iniziative. Come quella che, lungo il corso Vittorio Emanuele, dalla mattina di sabato fino al tardo pomeriggio della domenica, offre ben 50 campi del mitico gioco a tutti quelli che vogliono cimentarsi. Approfittatene per riscoprire un gioco senza tempo entrato nel cuore di tutti noi.

Foto by traifioriblu's, Flickr

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