Psicogeografia: via Montello


Quarta puntata. In fondo anche la saga di Indiana Jones è diventata una quadrilogia, e nessuno se ne è preoccupato, a parte il cardiologo di Harrison Ford. Questa volta si passa in via Montello, dalle parti di Chinatown, dalle parti di via Paolo Sarpi, dalle parti di scuole superiori sulle quali circolano leggende metropolitane epiche. Buona lettura affezionatissimi.

Settembre 1996: una vita fa, quando l'ATM bar doveva ancora esplodere - conoscevo un barista che lavorava lì, studiava al conservatorio piano, e si faceva una che conoscevo, una storia di tradimenti e scopate adolescenziali meravigliosa. La Milano emulativo fallita - rispetto a quella da bere, chiaro - di metà anni novanta, con la Film Master Clip, le case di produzione, la pubblicità, e tutto quello che ne consegue doveva ancora diventare l'escrescenza cancerosa che è oggi. Settembre 1996, Bramieri muore a giugno: scendo da un autobus, la 51, in Porta Volta.

Passo attraverso via Fratelli Grubicy de Dragon (stampatori e patrioti, una cosa del genere) , una via piccola e dal nome meraviglioso. Lì all'angolo, all'interno di una scuola superiore, lo stramaledetto Liceo Carlo Tenca, c'è un luogo magico. Dove fanno le targhe delle vie. Avete presente? Quelle targhe di marmo. Che abbiamo su tutte le vie. Non si materializzano, ci sono uomini a farle, in uno scantinato di un edificio che avrà circa un centinaio di anni, dimostrandoli tutti, perfettamente. Va da sè che non è che si fanno in continuazione targhe di vie. Non deve essere male come lavoro.

Via Montello nel 1996 non è ancora così cinese come la vedi oggi. E' ancora una via come tante altre. Ci passano i tram come ci passano ancora. C'è quello spazio dove la Piccola Scuola di Circo è ancora molto di là da venire. C'è solo erba, mattoni rossi alla Dickens, ma senza great expectations. Diciamo che non ci si aspetta ancora nulla. E si fa finta nulla.

E si aprono le porte, in via Paolo Sarpi, in via Bramante, in via Montello, quando il signore con gli occhi a mandorla ti offre il doppio del valore commerciale della tua casa. Avrai tempo successivamente di lamentarti che il quartiere è invaso dai cinesi, anche quando vorranno trasferirli a Gratosoglio, e di fondare comitati per difendere una vi(t)a che tu stesso hai venduto. E se non sei stato tu, è stato il tuo vicino di casa. Beggars can't be choosers, si dice.

In via Montello oltre a sferragliare tram, oltre ad esserci pensiline sotto le quali si affollano con i loro feromoni incazzati, adolescenti dei licei adiacenti, il Tenca ed il Severi, ci sono ristoranti sino-giapponesi, case annerite dall'ossido delle rotaie dei tram e soprattutto una via, via Guercino (pittore), dove hanno girato pezzi sia di "Uomo d'acqua dolce" che di "Tre uomini e una gamba", ma di quest'ultimo non sono sicurissimo, del primo si.

Quando Antonio Albanese era un altro, e alla fine anche noi. Era logico abitare in via Guercino (pittore), come una mia amica, e poi finire a fare archeologia, se non sbaglio. In via Montello c'era un luogo, dove chi ha avuto l'età giusta negli anni novanta - uno dei luoghi peggiori, geograficamente, storicamente per essere teenager - la Bottega degli Artisti, che di artistico non aveva nulla, niente, ma c'era il karaoke, nella golden age in cui si poteva ancora fumare nei locali.

E il karaoke, uscendo la sera per andare in via Montello, era esotico quanto un viaggio in Indonesia. Vedi a volte l'ingenuità di quando hai quattordici anni; non preoccuparti, è la stessa che hai adesso. Solo che uno si crede cresciuto. Uno si crede cresciuto quando guarda con disprezzo, in quinta superiore, uno che arriva al mattino, a scuola in Z3, e parcheggia sul marciapiede in Montello. Mentre i professori arrancano con le loro Panda bianche. E lui con la sua giacca Prada ha la (lo?) Z3 in quinta, e va al Severi. E lui non sa chi siano nè gli MC5, nè Dickens, ma non pare gli importi più di tanto.

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