Incidente di Porta Vittoria: non c'erano pedoni, Marco Trabucchi verso il rinvio a giudizio

Non c'erano i pedoni di cui parlava Marco Trabucchi, nè c'era coda, non c'era niente in Porta Vittoria, il 14 febbraio scorso quando la Porsche Cayenne guidata da Marco Trabucchi causò uno scontro degno di Ballard tra la 60 e il tram 12: niente che potesse giustificare l'invasione di corsia. Ci fu un morto, Giuliana Grossi, dei feriti gravissimi, un conducente Atm salvatosi per miracolo. Ora la perizia consegnata dall'Ingegner Domenico Romaniello, incaricato dalla pm Cecilia Vassena di fare chiarezza, risponde a molte delle domande che ci siamo posti in questi mesi. O che si sono posti gli inquirenti in questi mesi:

"Le cause dell'incidente vanno attribuite essenzialmente al conducente dell'autovettura e alla sua manovra assolutamente impropria di repentina deviazione a sinistra con invasione all'interno della corsia riservata ai mezzi pubblici. Manovra non certamente prevedibile dall'autista dell'autobus, se non qualche secondo prima dell'impatto"

A questo punto quindi la posizione del conducente della 60, Domenico Ressa Jolman si alleggerisce, e i pm molto probabilmente andranno verso il rinvio a giudizio per Marco Trabucchi.

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