Pubblicità ipnotiche: palestre

fotofitness

Ogni mattina prendo la gialla. C'è questa pubblicità di una palestra che è ipnotica. Più dei vari Ied, più dei vari corsi serali, più delle agenzie immobiliari che propongono eccezzionali condizioni di vendita. L'altra mattina mi sono fermato ad analizzarla con cura, ad osservare cosa c'è in quella foto, e ho scoperto che è un crogiuolo semantico. Che ci racconta un sacco di cose.

Volti sorridenti: una foto scattata ad occhio e croce negli Stati Uniti una decina - forse una quindicina - di anni fa. Fate caso ai vestiti, ma ne parleremo meglio dopo. Fate caso ai tagli di capelli. Fate caso alle etnie che compaiono nella foto. E' chiaro che la foto è stata scattata negli Stati Uniti.

Ci sono un paio di minoranze, per accattivarsi anche chi normalmente non dovrebbe avere i soldi per andare in palestra, o non averne bisogno. Ma ricordate: siamo negli Usa, una quindicina d'anni fa, non a Rogoredo nel 2008. C'è un ragazzo nero sullo sfondo - l'unico uomo della foto insieme all'istruttore - e una donna dall'apparenza filippina alla sua destra.

Quasi sicuramente chi ha realizzato questa campagna* ha comprato un cd di stock photography, ha trovato questa e ha detto "Facce felici, fanno ginnastica". E l'ha usata. Al centro dell'inquadratura c'è questo istruttore, congelato in uno sguardo che è più una emiparesi. Veste di nero. E' il capobranco: l'unico personaggio di sesso maschile, bianco e caucasico nell'immagine.

Guida le operazioni ed è il leader riconosciuto. Lo si capisce dai sorrisi patetici delle culone che tentano di emularlo: ma hanno il fiato corto, e sorridono imbarazzate. Il bianco guida il gruppo, c'è un nero dietro di lui, e il resto sono solo donne. Una splendida metafora dell'occidente.

Fate caso ai vestiti: mancano solo i terrificanti pantaloni Think Pink - ma non possiamo saperlo, a causa dell'inquadratura - e saremmo davvero in un giorno qualunque del 1994. Ma non lo siamo già? In primissimo piano, sfocata, c'è una specie di Roseanne Barr - memorabile protagonista di She Devil - decisamente il soggetto peggiore della foto, esteticamente.

Quindi, un primo piano sfocato è quello che ci vuole: la bruttezza non è ammessa, e sotto certi versi è anche giusto così. Abbigliamento: prima di tutto, sono no logo, qualche lustro prima di Naomi Klein e del suo mattone malefico. Finale, il lettering raccapricciante, che però colpisce: è il solito effetto che proviamo quando c'è un incidente in autostrada, o un animale morto lungo una Statale.

*uso il termine per comodità

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