Psicogeografia: via Achille Bizzoni

via achille bizzoni

E dov'è direte voi? Dalle parti di piazza Carbonari, vicino alla redazione dell'Avvenire, a due passi da quella che qualche anno fa era l'Acqua Potabile, per chi ha avuto la fortuna di farci almeno una festa di laurea con ragazze comasche dai facili costumi. Vicino alla concessionaria Subaru, per cui un utente mi parlò di pubblicità occulta. Tutto inutile. Le macchine più belle del mondo le fa la Ginetta in Inghilterra. Ma parliamo di via Bizzoni.

Via Achille Bizzoni è stretta e priva di senso. Ci sono case che hanno in media almeno un centinaio d'anni. Vicino nel quartiere c'è roba di Le Corbusier. In quella via ci passa un bus che va a Cinisello e so per certo che ci abita Maurizio Nichetti, il baffuto e singolare personaggio che ci ha regalato perle come "Volere volare" ed è rimasto a vivere negli anni ottanta, senza grossi danni apparenti.

Dorme un barbone poco lontano di lì. Caga infelice e incurante del caldo e del freddo in ogni stagione sotto il ponte, è sempre ubriaco di Tavernello, o di qualcosa di ancora meno pregiato. Se provi a parlagli sbraita qualcosa di incomprensibile, e si ritrae, non è uno socievole. Non è mai socievole.

In via Achille Bizzoni si incrocia via Sonzogno - editore - non per nulla siamo dalle parti della Maggiolina, del Villaggio dei Giornalisti, chiamato in questa maniera non perchè habitat di buone penne, ma perchè la toponomastica era stata dedicata dalla Pirelli, agli inizi del secolo passato, a pennivendoli di vario genere. Bizzoni, Massari, e via dicendo.

In via Achille Bizzoni c'è oggettivamente poco. Una trattoria, "Da Pippo se magna" dove in pausa pranzo trovi lavoratori Esselunga - di quella di via Cagliero - un veterinario, un meccanico, null'altro. In quel palazzo al civico 1, ci vivono persone che conosco molto bene. Una notte, quando ancora non sapevano se sarebbero andati a vivere lì, mi ero fermato, alticcio e in vespa rossa 50 del '72, a guardare il palazzo.

Prendendo una sigaretta davanti al portone, questa fu risucchiata sotto le porta, finendo all'interno. Era un segno del destino, infatti alcune tra le persone che amo più al mondo attualmente vivono lì. E queste persone mi raccontano di Alberto Triola, ex direttore del Teatro Carlo Felice di Genova, che si esercita, suona il piano, intona arie di opere che conosce a menadito. Mi piacerebbe vivere lì. Ma sono giovane e povero: un giorno rimedierò a questi due difetti.

Via Bizzoni dura circa una cinquantina di metri, è un breve orgasmo, poi sfocia in piazza Massari, dove di notte c'è sempre qualcuno che si schianta. Ma di giorno è un posto eccezionale per leggere saggi di Alexander Lowen addormentandosi sulle panchine del deserto parco circondato da villette Liberty. Fatelo se vi capita, anche non con Lowen per forza.

Poche sere fa mi sono fermato a mangiare un kebab da Hana, all'angolo di piazza Massari con viale Marche. Credo faccia tra i migliori kebab della città - se avete suggerimenti, dite pure: uno dei miei sogni era fare la guida ai kebab di Milano - il locale era deserto. C'erano solo due sordomuti, un uomo e una donna, innamorati presumo, che litigavano a gesti nel silenzio assoluto.

C'era solo una partita degli Europei di sottofondo, e loro che a mani che giravano nel vuoto si dichiaravano amore, si rinfacciavano tradimenti, piccolezze; forse è vero che i sordomuti diventano rapidamente affetti da patologie psichiche e nevrosi, soprattutto di tipo paranoide. Pensa se tu non sentissi mai quello che dicono gli altri di te. Questa era via Bizzoni.

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