Expo 2015: giochi di potere all'ombra della Madonnina

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Pochi mesi fa la vittoria contro Smirne aveva creato quell'unità d'intenti che gli italiani sperimentano solo durante i Mondiali o gli Europei. Già oggi però tutto sta tornando ad essere dominato da logiche di spartizione degne della peggiore Prima Repubblica: almeno ai piani alti, dove si deciderà come spendere qualcosa come quattro miliardi di euro in sette anni. Già nei giorni scorsi vi avevamo raccontato delle polemiche tra Penati e Berlusconi sulla attribuzione di alcune competenze (in politichese "competenze" è una parola che si traduce in "svariati milioni di euro da spendere") ad alcuni ministeri piuttosto che agli enti locali.

Poi erano arrivati i bisticci tra Letizia Moratti e Roberto Formigoni: la prima che voleva dare tutta la cassa a Paolo Glisenti, il governatore ciellino che invece suggeriva un cda che deliberasse collegialmente su come spenderli, quei benedetti quattro miliardi di euro. Venerdì scorso il Sole 24Ore ha spiegato molto bene come stiano le cose:

(Quasi) tutti i poteri a Paolo Glisenti. L'atto costitutivo, e la bozza di statuto della società di gestione Expo 2015, è arrivata in mano agli altri 14 enti soci del Cipem solo ieri pomeriggio. La redazione era di stretta competenza del commissario straordinario, cioè il sindaco di Milano Letizia Moratti, che in questi giorni l'ha blindato, scatenando le proteste di Regione e Provincia

Ed ora, visto che il nome di Glisenti sembra si sia bruciato - nonostante la Moratti abbia minacciato le dimissioni, nel caso in cui non sia lui a gestire gli appalti per l'Expo - salta fuori una vecchia conoscenza: l'ex prefetto Ferrante.

Foto | Karl Pletschko, Flickr

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